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lunedì 5 agosto 2013

Lazzarudd non è risorto

Poco più di un mese fa, avevo scritto un post, raccontando la storia di Julia Gillard e Kevin Rudd, rispettivamente ex primo ministro e primo ministro australiano.

Era una storia interessante, perché spiegava anche come il dualismo leadership-premiership viene vissuto nei paesi d'ispirazione britannica. Infatti Gillard, in aria di sfiducia, aveva convocato il caucus (il congresso, più o meno) in cui aveva sfidato Rudd al voto.

E i labor avevano deciso che sarebbe stato Kev a guidare il partito e a diventare quindi primo ministro. C'erano dubbi sulla possibile stabilità del governo - critica già ai tempi di Gillard. I laburisti detengono infatti 71 dei 150 seggi della Camera dei Rappresentanti, le opposizioni 72, un seggio è di un verde (Bandt) e sei di indipendenti. Situazione di completa ingovernabilità.

Tanto che Rudd ha deciso di convocare le elezioni per il 7 settembre. Avrebbe potuto aspettare, ma i sondaggi sono inesorabili, e parlano di un vantaggio di Tony Abbott - conservatore. La tempistica però, non è stata casuale, secondo le proiezioni infatti, più sarebbe passato il tempo, più la sconfitta sarebbe diventata probabile.

Quel mio post, si concludeva con la considerazione sul redivivo Lazzarud e sul se "ce la farà a far risorgere anche i Labor?" domanda ancora senza un capo, ma che per il momento continua ad avere un'ampia possibilità di risposte negativa.

Nello scenario politico elettorale australiano, per di più, si affaccia anche Julian Assange. Secondo i sondaggi - fatti dalla stessa agenzia a cui sono stati commissionati quelli Labor - il partito del padre di Wikileaks è intorno al 26%. Con lo stesso Assange tra i sette candidati al Senato, nello stato di Vittoria (si voterà anche per la camera alta).

Altro movimento pseudo popolare, che si fa largo tra i partiti d'ispirazione tradizionale: come Grillo, come Farage, come diversi altri. La nuova politica.

Se ne parlerà ancora.


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