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venerdì 16 agosto 2013

La prima volta che ho fatto "1000 like"

L'altro ieri (il 14 agosto) ho pubblicato un articolo per Agorà Vox in cui scrivevo dell' "operazione trasparenza" con cui la Camera dei Deputati ha reso pubblici, nel sito, gli stipendi dei propri dipendenti.

L'articolo era un'estensione "più professionale" di un post pubblicato qua: si intitolava, il post, "Stipendi d'oro? No, stipendi loro" e iniziava commentando cose che erano successe  legate ad un altro articolo - pubblicato sempre su Agorà Vox - in cui si parlava del perché occorre mantenere alti gli stipendi dei parlamentari. In quel caso ricevetti un po' di critiche e qualche accusa - di quali collusioni e interessi non so, ma non voglio tornarci.

Il pezzo della vigilia di Ferragosto, sciorinava i numeri delle retribuzioni di quei dipendenti "d'oro" nella prima parte e poi nella secondo faceva una riflessione sui privilegi in Italia e su come sono ben dissimulati anche in ambiti per certi versi non di prima linea. Nel caso si commentava che occorre spostare il target dai politici - la prima linea, appunto - ad altri contesti.

Finisce qui il cappello d'apertura, utile perché è legittimo che qualcuno finisca qui a leggere senza aver seguito le ultime pubblicazioni e per gli altri, quelli che seguono con un certa assiduità, serve invece per aver un quadro rapido di certe cose - argomento del post - che nessuno pretende teniate a mente per lungo tempo.

L'articolo in questione si intitolava "Operazione trasparenza: i dipendenti della Camera guadagnano più dei parlamentari".

Il motivo di questo post, non è però il merito del discorso: di quello se n'è parlato e magari ci sarà modo di parlarne ancora in altri ambiti e sotto altri aspetti - o addirittura, ahinoi!, sotto gli stessi. Invece adesso, in queste righe e in questo caso, si vuole essere un po' autocelebrativi, con la giusta modestia data dall'analisi dei fatti.

Sì, perché quell'articolo ha raggiunto quota 1.100 "like": cioè è stato condiviso per più di mille volte solo su Facebook (poi c' Twitter).

Dai dati di Human Higway (la ricerca è un po' datata, un'attualizzazione è sul Giornalaio con anche diverse slide interessanti), infatti, risulta che mensilmente soltanto il 4.2% degli articoli pubblicati dai siti dei quotidiani con corrispettivo cartaceo, riesce a raggiungere la fatidica quota delle mille condivisioni. Nello studio si sommano sia Facebook, che Twitter, che il quasi ininfluente G+: ma risulta che oltre il 90 per cento degli sharing acts interessa Fb.

La media dei like per notizia è di 204, abbassata da tre su quattro che non raggiunge i 100, a fronte di quelle poche che sfondano il migliaio. Nei siti di News Websites quelli cioè che non hanno corrispettivo cartaceo ma sono solo online - Agorà Vox è uno di questi -, invece la media scende intorno ai 54 like per articolo, con il 90 per cento che non raggiunge i 100.

Al dato vanno aggiunti due aspetti: per primo, l'argomento. Si parlava di questioni attuali che si inquadrano perfettamente all'interno di un panorama molto sentito, respirato, condiviso e combattuto in questi periodi: l'abbattimento dei privilegi, le varie retoriche anti-casta.

A bilanciare quello che dovrebbe - ed è - un valore per aumentare la condivisione e l'empatia tra me e i lettori e di conseguenza scatenare le condivisioni (engagement chiamalo se vuoi), c'è il contesto temporale ristretto. L'articolo è uscito come si diceva il 14 agosto, vigilia di Ferragosto, giorno di vacanze, di poca gente davanti ai monitor, e ancora meno disposta a leggere pesanti questioni di carattere sociale e politico.

Chiuso qui, giusto per ringraziare, e dire e dirci, che forse piano piano si va in una direzione non proprio sbagliata. Ché quello che scrivo è fatto per essere letto, per essere condiviso e criticato, per stimolare semmai la mente e lo stomaco, non certo per starsene chiuso dentro un cassetto.

Occasione rara di appagamento, in un mondo difficile, dove il pagamento molto spesso non arriva.


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