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sabato 31 agosto 2013

La legge di Murphy, quello di Trainspotting

La prima volta che ho visto "Traispotting" è stato quando è uscito in Italia e avevo 15 anni - e odiavo la Juve. Trainspotting non parla di Juve, però parla un po' di calcio. L'ultima volta che ho visto Trainspotting è sta la prima volta che sono uscito con Dan. Lo abbiamo visto sul portatile, in macchina.

A quindici anni se vedi Trainspotting un po' ti fermi a pensare. Soprattutto se a quindici anni esci con un gruppo di persone che sta iniziando a provare la droga: quella vera. L'eroina - e tutto il resto, a dire il vero.

A quindici anni eravamo nel 1996, e teoricamente l'eroina avrebbe già dovuto essere demodè. Soprattutto per uno che aveva quindici anni. C'erano le pasticche, di tutti i generi che andavano a ruba, cominciava a girare anche un po' di coca: non come adesso però. I miei amici non si facevano mancare niente, comunque.

Io non mi sono mai drogato: sono stato fortunato. Non particolarmente bravo. Fortunato. Come si dice, non ci sono cascato. Perché con la droga ci si casca: perché la droga dà piacere.

Se conoscete qualcuno che si droga, che si droga sul serio - non quelli che pippano a Capodanno e fanno le canne la notte di San Lorenzo, abbracciati sotto le stelle in spiaggia -, beh sì, quello vi dirà che è una gran figata. I miei amici mi dicevano che era una gran bella botta di vita farsi le pere - e sono stato fortunato perché mi dicevano anche, che se non avessero saputo che poi ci sarei finito in mezzo anch'io, ci sarei "cascato" si diceva, me l'avrebbero fatta provare. E poi non me l'hanno mai fatta provare: forse era un metodo per salire sul piedistallo o forse per invogliarmi ancora di più a salire anch'io. O forse erano drogati con la testa. Comunque ringrazio Dio - e quel piedistallo. Sono stato fortunato.

Adesso non si bucano più. Sono andati in comunità, qualcuno è stato più bravo anche di me che non ho mai cominciato - più fortunato, in realtà - perché ce l'ha fatta completamente. Altri come si dice, un po' sono rimasti sotto. Non hanno mai fatto grossi danni per fortuna. Avevano tutti i soldi in tasca, figli di famiglie brave con buoni stipendi e soldi da parte - anch'io ero così, ma i soldi li spendevo in pizzette e Cocacole, e mi è venuta la gastrite, però poteva andarmi peggio.

Parecchi, quasi tutti, non sono più miei amici: ci si incontra un paio di volte l'anno, per sbaglio, per strada, ci si saluta e via. Niente di più: non mi mancano.

Qualcuno invece no. Uno è ancora un mio amico - lui è stato bravo e fortunato, ha trovato una ragazza che lo ha aiutato e poi l'ha anche sposato. Non ci andavo tanto d'accordo con lei - o forse non ci vado d'accordo tutt'ora - ma devo dire che è stata qualcosa di molto vicino a quello che chiamano "una gran donna". Adesso stanno bene. Gli voglio bene, anche se lo vedo di rado - domenica scorsa ho fatto finta di rubargli la macchina mentre faceva bancomat, ma se n'è accorto e mi ha dato del "coglione": aveva ragione, sugli scherzi sono scarso (e poco fortunato, se non si fosse girato, magari ce l'avrei fatta e sai che ridere!).

Di quelli che erano più intimi non manca nessuno: del gruppo allargato uno non c'è più. Non era un mio amico, ma un ottimo conoscente. Meno fortunato di me, sotto tanti aspetti.

Cresciuto con Trainspotting, a quei tempi come potevi non pensare che la droga avesse anche un qualcosa di buono. Tranispotting è un gran film, non parla di droga, parla di vita: di vita con la droga.

Adesso sono passati più di quindici anni, da quando avevo quindici anni, e penso che la droga sia una gran cazzata. Senza moralismo, senza bacchettonismi e senza meanwelth. Ma ai tempi pensavo fosse figa - e ripeto non so come ho fatto a starne fuori, sul serio.

C'è un programma televisivo, che vale come Trainspotting (un po' meno in realtà, forse anche parecchio meno, ma importa relativamente). Uno di quelli che secondo il numero di IL in edicola in questi giorni, rappresenta la nuova letteratura. Si chiama "Breaking Bad", racconta di un professore di chimica che scopre di avere il cancro in fase terminale e allora decide di cominciare a produrre metanfetamine e spacciarle - l'intento è garantire un futuro prospero alla sua famiglia. Quindi è uno che fa il bene perpetrando il male, tipo Andreotti sulla scena finale del "Divo".

Protagonista che diventa antagonista, che non sai più da che parte stare: Vince Gilligan, che è l'ideatore c'è riuscito nel suo intento. Era questo che voleva, creare per certi versi un pezzo importante di televisione, rendendola molto meno prevedibile. Gilligan non è un drogato: è uno che ha lavorato a "X Files", altra cosa che andava forte quando avevo quindici anni, e poi s'è messo in proprio con questo che molti considera una specie di capolavoro. Ha preso sette Ammy Award e un mucchio di altri premi negli ultimi quattro anni. Da noi lo trasmette AXN, se siete intersesati - appena prima di quello che fa il registra porno e ha creato un business multimilionario con l'industria pornografica, mettendo la mamma a fare i conti e lo zio a fare un po' tutto e riprendendo la sua attività come un reality show: io quello lo ammiro parecchio.

Abdullah Saeed ha fatto una bella intervista a Gilligan, per Vice - che è un sito molto interessante, figo come la droga a quindici anni e che a proposito di premi e nomination concorre come "Miglior rivelazione" ai Macchianera Award.

L'intervista di Saeed si chiude bruscamente, racconta lui, con l'intervento di una collaboratrice di Gilligan che chiude perentoriamente davanti alla domanda "Vince, che droga preferisci?". Non lo sapremo mai: ma poi visto che non è un drogato che ne sa? È come chiederlo a me.

Anche se io una droga che preferisco ce l'ho: le anfetamine. Non le ho mai provate, è vero, ma quando avevo quindici anni - e ancora adesso - quando vedo la gente sotto anfetamine mi incuriosisco. L'eroina è triste, si addormentano e non parlano, le canne fanno ridere o dormire, la coca li sparanoia: le anfetamine li rende per certi versi interessanti.

Spudd, che si chiamava Daniel Murphy di nome vero, in una scena di Trainspotting mentre fa un colloquio di lavoro, è molto sotto effetto anfetamine e fa un discorso lunghissimo e senza senso - dice cose tipo "Mi spasso vedere gente a spasso". Ma è interessante. Poi non mi ricordo, ma mi sembra che non l'hanno assunto.

Le anfetamine sono anche terribili: ho pubblicato un po' di tempo fa sul mio Tumblr, un link ad un articolo di BuzzFeed - quanto è figo anche BuzzFeed, meglio della droga per un quindicenne! - che faceva una carrellata di diverse pubblicità contro l'uso di crystal meth, che poi sarebbe la metanfetamina cristallizzata, da fumare o sciogliere e mettersela in vena. Gli effetti sono terribili, le campagne per combatterla sono molto forti, perché la considerano la droga peggiore del mondo: distrugge i corpi, trasforma la psiche. La gente uccide, in preda a paranoie e raptus, si strappa la pelle dalle ossa in crisi di astinenza, si trasforma fisicamente: andate a farvi un giro, per capire.

Sempre su Vice, è uscito in questi giorni - l'intervista a Gilligan era di parecchio tempo fa - un altro articolo, stavolta di Jason Wallach, che si intitola "Una guida omnicomprensiva alla preparazione della metanfetamina in Breaking Bad". Di quel che parla, è chiaro il titolo. Si parte dalla storia, e da uno che si chiama  Nagai Nagayoshi, chimico giapponese che dodici anni prima che io avessi quindici anni, nel 1983, sintetizzò per primo la meth. E poi Wallach ci racconta come si fa a fare la metanfetamina, attraverso il metodo (o i metodi) usati da Walt - il protagonista di Breaking Bad - con un po' di formule e qualche specifica non particolarmente puntuale. Ma troppo comunque, perché per fare la meth, per cucinarla come si dice, in casa, non serve essere dei chimici esperti: come per cucinare un hamburger non serve essere il Sig. McDonald - io a quindici anni, ci andavo spesso da McDonald e ancora continuo ad andarci, e qualcuno dice che anche quella è una droga. Solo che a cucinare gli hamburger non si rischia granché, al più si bruciano e non mangi un gran panino: con la meth invece ci rischia la pellaccia.

L'articolo non mi piace particolarmente - anche se Vice è comunque figo. Sia chiaro è davvero ben fatto e magari scriverne sempre di pezzi in quel modo, ma è troppo - anche se non è troppo - tecnico. Nel senso che da quelle cose scritte, da quei dati riportati, uno può capire che fare la meth in casa non è difficile. E poi magari comincia. E senza moralismi di nuovo: è vero certo che se voleva cominciare poteva farlo in altri modi. Figurati se in internet non trovi un tutorial su come fare in casa la metanfetamina. Secondo me c'è la risposta anche su Yahoo! Answer e alla Mayer non l'hanno detto.

Però, scriverci un articolo, anche se sei un sito anticonformista e metti il disclaimer all'inizio e poi comunque questa è informazione nel bene e nel male e è "la stampa bellezza!", a me non piace. Perché già il casino c'è e mettercene più non va tanto bene. Non metto il link all'articolo, perché sennò faccio come quelli che dicono indignati "ma si possono pubblicare certe foto", con la foto incriminata sotto. Faccio tipo prevenzione così: che poi di solito le cose quando dici di non farle, allora sì che ti va di farle - come quando avevo quindici anni e guardavo con invidia quelli che si drogavano. (Adesso che ho messo il punto andate tutti a cercare su Google, ma poi tornate perché ho altre cose).

Ci sono tanti casini legati alla droga, e adesso stanno arrivando anche qua. Su Internet.  In Tumblr e su Instagram ci sono per esempio gli hasthtag #junkiesofig e #nodsquad che parlano di droga. Sono tossici che condividono esperienze: foto con pile di pasticche messe in ordine, siringhe e deliziose immagini di buchi sulla pelle da far invidia all'Avis. A proposito, se ti droghi non puoi andare all'Avis, e non puoi fare le analisi gratis ogni tre mesi: che sarebbe la leva comunicativa - le analisi gratis, visti i tempi - su cui l'Avis dovrebbe battere per la campagna simpatizzanti e donatori, ma è un altro argomento, ma ci penso da un po' e volevo dirlo. Ma le analisi gratis, d'altronde, se ti droghi e ti stai sfasciando che le fai a fare?

Adesso dev'esserci qualcuno in giro - forse, ma spero no, anche tra quelli che stanno leggendo - che dice che la colpa è di internet. Che è il vero gran casino: che qui c'è un gran brutto clima, e adesso c'è anche la droga. Ma quando io avevo 15 anni, internet non c'era e la droga sì. Ma va bene lo stesso, perché tanto è complicato da capire.

Però tutto sommato, sarebbe bello se la droga restasse solo su internet: perché se sta qui non sta nelle vene della gente. E poi sarebbe ancora più bello che potesse essere argomento centrale di articoli, libri, film e serial tv. Perché in quel modo sembra lontano. Sembra che sia in un posto dove noi non staremo mai. Quelli come me sanno che non è così, perché hanno speso settimane, fegato e polmoni, a parlare con una ragazza con un bel culo - a quindici anni cominci a riconoscerlo un bel culo - che mentre ti diceva che smetteva appallottolava la lingua e aveva le croste in faccia, grigia in faccia, con i buchi che si vedeva sotto la camicetta bianca a maniche a trequarti. Poi non ha smesso: ma credo adesso sì.

Non ti devi fidare dei tossici, i tossici sono bugiardi. Me l'hanno detto loro per primi.

E a quindici anni quando vedi una ragazza con un bel culo ridotta in quel modo, non è un gran bello spettacolo. Soprattutto poi se quella ragazza la puoi toccare - e gli puoi toccare anche il culo - e ci parli viso a viso, e ti incazzi nel suo stesso posto, la vai a prendere a casa con la tua fidanzata dei tempi e vorresti che quel tuo amico - a posto anche lui - poi un giorno ci si fidanzasse. Perché si piacevano, facevano del gran sesso alla faccia di quel coglione del ragazzo di lei - tossico pure lui, e di brutto - ma nemmeno quello è servito per strapparla all'eroina. La vena urlava più forte dei suoi orgasmi, si vede.

Sarebbe stato meglio che fosse rimasta in tele tutta quella roba è vero, con le canzoni di Iggy Pop e i gol di Archie Gemmil. E nemmeno tanto: perché ho imparato che con la droga il Murphy che vale di più non è Spud, ma quello della legge.




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