Nuova policy

Policy del blog, da qui a un tempo x

venerdì 30 agosto 2013

Il valore del "no comment"

Non amo la Juve. Anzi, quando ero più piccolo - alla mia età dire più giovane ha poco senso: quindici anni fa, ero piccolo, non giovane; avevo 15 anni e giù di lì - e seguivo il calcio con interesse e perentorietà, la Juve la odiavo.

Per quello che si può odiare una squadra di calcio, che può essere anche tanto ma non fa al mio caso. Però, quando giocava e trasmettevano le partite in tele - di solito quelle della Champions (che forse all'epoca si chiamava ancora Coppa dei Campioni) sui canali Mediaset, che poi ai tempi non avevo SKY (che forse all'epoca si chiamava Tele+): a dire la verità anche adesso che ce l'ho, non ho il pacchetto "sport"; le partite le vedo, quando le vedo, da mio cognato - beh insomma, sì, lo dico senza dovermi vergognare del mio scarso spirito nazionalista: io tifavo per gli altri. Non importava chi fosse quell'altra squadra, era quella che doveva battere la Juve: per me poteva essere anche la squadra del capitano Baumann in "Fuga per la vittoria" - per dire, poi sul serio ero anche un po' più lucido.

Epperò la Juve era forte - mi dicono che tutt'ora lo è, ma io ultimamente di partite ne ho viste poche, forse piano piano mi rimetto in paro.

Mio padre, che tifava la Juve (sì, forse c'era della psicologia dietro il mio odio per la Vecchia signora) in modo molto soft - quando si ricordava che c'era la partita, e nemmeno tanto, perché se poi sull'altro canale c'era roba tipo "Il ponte sul fiume Kwai" chi se ne fregava di Del Piero e compagni - me lo ricordava sempre: saremo anche antipatici, ma siamo forti. Dev'essere stato in quei momenti, in quegli anni, che ho imparato ad essere oggettivo: erano forti davvero. Ma continuavano a starmi sulle palle.

A quei tempi la Juve era spesso chiusa in silenzio stampa - dev'essere anche per questo che stavano sulle palle a molti. E lo facevamo seriamente, senza incontinenza e con rigore - e infatti, quando si fanno le cose per bene e con serietà, si sta sulle palle: la gente ha sempre preferito la superficialità al rigore. 

Parlando di rigore, o rigori, a quei tempi alla Juve ne avevano dati parecchio e parecchio dubbi - e doveva essere soprattutto per questo che stavano sulle palle, a dire il vero. 

E con ogni probabilità, quel silenzio stampa, veniva come conseguenza di quei rigori, e soprattutto delle polemiche intorno a quei rigori - o cose simili, legate ad arbitraggi non proprio irreprensibili. 

Quelle polemiche, avevano preso grosso spazio e oscuravano tutto il resto - ché la Juve sarebbe stata forte lo stesso anche senza quei favoritismi, che ai tempi per far salva la fedina penale degli arbitri e di tutti quelli del settore, si chiamavano "sudditanza psicologica" in un modo politically correct. A me non è mai piaciuto - sia il modo di chiamarli, sia il politically correct.

Le polemiche erano diventate virali, e non interessavano più solo le questioni della Juve: interessavano tutti e tutto. Non c'era partita, anche se una delle due squadre non era la Juventus, che non finiva con ore di moviole, chiacchiere di esperti, interventi di dirigenti e interviste dirette ai calciatori e allenatori con toni spesso - e soprattutto volentieri - fuori luogo. Credo che ancora sia così, ma quel periodo ha fatto da prototipo.

Ma la Juve zitta stava. Sia sui fatti propri, sia - e soprattutto - su quelli degli altri. Perché aveva capito, che quando c'è confusione è meglio non farne ancora, quando ci sono polemiche è meglio non aggiungerne altre, quando c'è casino è bene il silenzio.

Soprattutto quando si è motivo o merito di quella confusione.

E la Juve, vinceva i campionati, le Coppa Italia, e anche una Coppa Campioni. Era forte, forte in silenzio. 

Lo chiamavano "stile Juve", e il motivo dev'essere che ancora c'era l'Avvocato, sinonimo di stile, con quel senso che lo stile ha preso nel tempo: accezione di eleganza, sobrietà, cultura, understatement, correttezza - anche se Conte non era proprio Barbey d'Aurevilly e quando correva e giocava era ai miei occhi molto coatto. Poco importa, era l'eleganza del leone affamato - ce l'avete presente un leone, quando sta al sole sotto il baobab sembra una statua, ma poi quando ha fame e caccia e poi mangia sembra Malgioglio all'Isola dei Famosi. Malgioglio ha i capelli come ai tempi ce li aveva Conte - quando erano i suoi, intendo.

A me e mio padre, ci piaceva l'Avvocato, per me ai tempi unico pezzo buone della Juve. Aveva gli abiti Caraceni, le Tod's coi gommini sotto al vestito, il Barbour sullo smoking e d'estate le polo-camicia. Ci piaceva anche perché un po' vestiva come James Bond, con più sprezzatura però: che mica Bond ce l'aveva la sprezzatura, ché è inglese e che sono sempre un po' rigide quelle giacche. 

Vabbé, lo stile era il punto. Lo stile di stare dalla parte del silenzio, che spesso serve - o poi è vero che quel silenzio, e quello stile, stavano insieme ad una situazione non proprio chiara. La Juve aveva tutto l'interesse a non parlare, perché aveva le sue questioni di cui (pre)occuparsi: vincere, e far discutere, come vincere e come far discutere. E può anche darsi, che quel silenzio era colpevole: la storia ha detto di sì, anni dopo.

Ma in quel momento - me ne accorgo adesso perché ai tempi ero accecato da quanto mi stavano sulle palle, questioni di stile a parte - era la decisione migliore, quella giusta, quella intelligente. Silenzio e andare avanti: sulle cose degli altri poi, ancora più silenzio. Non commentare. Non è che uno della Juve si metteva a dire se era rigore o no il fallo di Panucci su Baiano. Nemmeno gli passava per la testa.

Allora stamattina ho pensato alla Juve e a quel silenzio, quando ho letto la dichiarazione di Epifani sul deposito dei documenti della sentenza Mediaset.

Epifani ha detto ieri al Tg3:
Non è una sentenza fondata sul nulla, si tratta di un reato particolarmente grave se commesso da un esponente politico

Che non vuol dire niente di per sé, ma soprattutto è come se Del Piero avesse detto che Panucci aveva fatto fallo, o Baiano s'era buttato. Cioè parla di roba, che scotta, della quale non è tenuto a parlare. Chi glielo fa fare, visto i guai che ha già, i rigori non concessi, i falli senza ammonizioni e la squadra fuori forma? Perché quella sentenza non è affare del Pd, è roba di Berlusconi soltanto: è lui che va agli arresti domiciliari oppure a rimettere a posto gli scaffali alla biblioteca comunale di Arcore. Lontano, tutto, anche dall'interesse della politica.

E ho pensato allora alla sudditanza psicologica,  sulla quale il Pd ha fondato l'anti-berlusconismo di maniera con cui ha provato - provato, non riuscendo - a battere Berlusconi in tutti questi anni. E quella sudditanza è diventata patologica. 

Tanto che ci si è convinti che quella era la strada giusta, andare contro. E non schierare la squadra più forte. E poi commentare, moviole e chiacchiere, esperti e opinioni, invece del silenzio.

L'infinito valore del no comment, quando e soprattutto non si è direttamente chiamati in causa, è enorme: è la posizione preferenziale. Per capirci: quello che stava seduto sulla riva del fiume, non è che mentre aspettava il cadavere del nemico, aveva indetto una conferenza stampa.

A me per capirla 'sta cosa, son serviti più di quindici anni: mmo' spero che il Pd sia più sveglio di me.


Nessun commento:

Posta un commento

Commenta quel che vuoi o come vuoi. Ma cerca di mantenere quella che i più fighi chiamano "netiquette" e che qui chiamiamo "buon senso". Se poi riesci a dire anche qualcosa di intelligente, meglio.
Grazie