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sabato 17 agosto 2013

Il mondo ci inquina, le zanzare pure

Lo penso da un po' di tempo: il mondo ci inquina, più cresciamo e meno siamo in grado di vivere.

Chi sta a contatto giornaliero con un bambino, anche perfino - e forse addirittura meglio - un neonato, sa perfettamente che è così. Basta poco spirito di osservazione per capire che i problemi e le problematiche diventano sempre più grandi mano a mano che si cresce. Banale.

L'occasione che mi porta a scrivere questo pensiero oggi e non in altri giorni, è il Vangelo odierno - Matteo 19, 13-15. Gesù dice: "Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli".

Dev'essere così, in fondo. Per diventare migliori occorre tornare bambini. Con la solita retorica della vita vissuta giocando e dei buoni sentimenti, lasciata un po' da parte. Anche se comunque è vero che alle scoperte e all'evoluzione sociale, allo sviluppo della personalità e dello spirito intellettuale di ognuno di noi, alla conquista di traguardi fisici prima inarrivabili, la vita abbina una continua involuzione.

Discorso immenso, da chiudere velocemente, che è sabato della settimana di Ferragosto e si deve fare il bagno in piscina.

Occasioni si diceva, che mi hanno portato a scriverne oggi di certe cose. Dall'alto al basso: dal Vangelo, alle zanzare. Credo, non ho statistiche se non le mie caviglie per dirlo, che questa sia una delle estati peggiori per quel che riguarda la voracità di questi vampiri bastardi e subdoli. Pieni di pizzichi, passiamo le serate intere a grattarli, infiammandoli, per poi cospargerli di unguenti d'ogni genere: dai più green a base di Ledum Palustre, fino ai pro-nucleare che vanno diretti di Gentalyn Beta.

Guardate un neonato, o un bambino di pochi mesi. Non crediate che siano esenti dai pizzichi: le carni fresche e morbide, cicciottelle e scoperte, sono per le zinzale - così le chiamavano in latino, con un'onomatopea tipo la nostra - il corrispettivo di un bel buffet. Eppure i bambini una volta punti, arrossamento temporaneo a parte, non hanno più nessun problema. Il pizzico passa ancora prima che il genitore preoccupato - come il sottoscritto - corra a cercare il Ciderma che deve aver lasciato da qualche parte, l'ultima volta che lo ha usato per lenire le proprie prurigini.

Perché? Perché i bambini piccoli non si grattano, sopportano con pazienza quel momentaneo pizzicore ma senza smanettare la puntura come noi, che neanche un phubber incallito farebbe con lo smartphone in pieno delirio whatsappista. Più crescono e più si grattano: vedono noi. Tea è stata pizzicata decine di volte ma non ne ha sofferto, Aldo il mio nipotino più piccolo (4 anni)  invece ha le gambe martoriate: sembra impallinato.

Non conoscere il valore sociale delle cose, spesso è un privilegio. Più cresciamo e più diventiamo stupidi.

La butto lì: dev'esserci un motivo se il nostro immaginario culturale avvicina i bambini agli animali, dunque alla natura, esseri che si integrano nell'ambiente Terra meglio di altri.

I bambini sono puri: è la vita instilla più o meno lentamente il veleno nel tempo, come per quelle zanzare. E più si cresce e più forte è il volere e il piacere di grattarsi, e quel veleno si espande, il pizzico diventa rosso, la pelle si logora e si solleva, e poi resta la cicatrice.


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