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venerdì 12 luglio 2013

Un motivo c'era

C'è un post su un blog del Wall Street Journal, che spiega - anche se non proprio esplicitamente, ha il bene di averlo fatto prima dei media italiani - una questione lessicale (che riguarda la scelta del vocabolo da utilizzare) che non riuscivo a capire e che sta dietro a quel che è successo in Egitto in questi giorni appena passati.

Perché per quel che ne so io, quando un governo legittimamente eletto con le elezioni ─ attenzione: buono o cattivo, valido o inefficace, che sia ─ viene deposto attraverso un'azione militare, si parla di colpo di stato. È questo il termine giusto, è questa le definizione senza cercare troppi giri di parole.

Sinonimo di golpe, che il Dizionario Treccani definisce inequivocabilmente: "sovvertimento dell'ordine statale effettuato da gruppi politici armati, soprattutto militari".

Dunque del lessico si diceva, perché in effetti nessuno aveva definito "colpo di stato" i fatti egiziani, che invece sembrerebbero dare perfetta e didattica forma fisica alla definizione. Come mai?

Su quel post del WSJ, c'è gran parte della risposta: si parla degli aiuti che gli Stati Uniti inviano ogni anno in Egitto - frutto dell'accordo di Camp David del 1978 - per un totale di 1.56Mld di dollari (questo è il numero che dà WSJ, in Italia si scrive di 1,3Mld, ma poco cambia). Aiuti militari per lo più, in cui ora sono è compresa la fornitura di 20 caccia F-16, di cui quattro consegnati in questi giorni. Aiuti che si inquadrerebbero in un più ampio contesto di stabilizzazione politica e democratica dell'area (con l'idea che dare armi è meglio che fornire supporti per risollevare l'economia locale), che sono figli anche delle politiche adottate durante la Guerra Fredda, quando si cercava di tenere lontano l'Egitto dall'orbita russa.

Aiuti che si sommano a quelli stanziati da Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait negli ultimi tempi e su cui diversi osservatori sollevano dubbi analoghi (in Italia ne parla Il Post). La necessità politica dietro a questi finanziamenti, sarebbe da ricercare nella volontà delle forze in campo, di ostacolare l'influenza che altri paesi come Turchia e Qatar, stanno ottenendo sulla politica egiziana.
Dice Il Post: "Per continuare a influenzare la politica egiziana, il governo saudita trovò altri modi e altri canali di finanziamento: iniziò a dare in maniera piuttosto massiccia molti soldi ai salafiti egiziani, in particolare al partito Al Nour. Al Nour, tra l’altro, è il gruppo politico che ha scaricato Morsi appena prima del colpo di Stato dei militari e che nei giorni scorsi ha messo diversi veti su alcune nomine per il nuovo governo ad interim dell’Egitto, come quella di Mohamed El Baradei a primo ministro".

L'Emiro del Qatar invece avrebbe finanziato i Fratelli Musulmani, sia prima che dopo l'arrivo al potere, per un totale di 8Mld di dollari, a cui se ne aggiungerebbero due della Turchia.

La storia del contrasto tra Arabia Saudita e Qatar è lunga, ma si è particolarmente accesa negli ultimi anni: dal 2011 con le "primavere arabe" sarebbe aumentata la volontà delle due nazioni di controllare la regione. Volontà supportata a suon di dollari, quelli della diplomazia morbida dei sauditi, contro quelli di un'azione più forte dei qatarioti, accusati tra l'altro di influenzare l'opinione pubblica strumentalizzando l'informazione  con la rete Al Jazeera - di proprietà dell'emiro.

Sicché quel che ci resta è un discorso: non lo chiamiamo golpe, perché negli Stati Uniti la legge impedisce di finanziare e di spedire "aiuti" a Nazioni che hanno un governo instaurato attraverso un colpo di stato militare. Ecco quanto.

È per questo che Jay Carney, portavoce di Obama incaricato sulle vicende mediorientali, glissa spesso sulla questione, anche se il dibattito pubblico e politico in america in questo momento sta ruotando tutto intorno all'assegnare o meno questa definizione.

Nella serata di ieri, il presidente Obama ha diffuso una nota ufficiale nella quale ha annunciato di aver dato mandato alle commissioni ad uopo, di rivedere gli aiuti all'Egitto (il fine è una sospensione?). Ma nella nota non si fa riferimento alla destituzione di Morsi e soprattutto la terminologia scelta non cade mai su quelle tre fatidiche parole: colpo di stato. La situazione probabilmente andrà in stallo, ci sarà una sospensione momentanea e durante questa si cercherà di capire se Sisi può essere affidabile, poi si sbloccheranno nuovamente gli aiuti ─ ma senza mai dire "colpo di stato", perché altrimenti Washington dovrebbe sospendere quegli "aiuti" definitivamente, ché la logica (ufficiale) dei fondi non è foraggiare una fazione che prende il potere con la forza, ma favorire il percorso di stabilizzazione democratica.

Tutto per dire, dunque, di quant'è grande l'importanza delle parole che si USAno.


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