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domenica 14 luglio 2013

Riflessione aggiuntiva sulla vicenda Calderoli Kyenge

Sulla vicenda del giorno, quella che ha visto il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli, spendere parole razziste nei confronti del ministro dell'Integrazione Cécile Kyenge, c'è una riflessione a corollario.

Userò un linguaggio molto basico, elementare, anche perché in fondo di questione "da elementari" si tratta.

Si parla di Pd. C'è stata nei giorni passati un'ampia polemica sulla designazione della pitonessa pideillina Daniela Santanché al ruolo di vice presidenza della Camera. La polemica, tutta dentro il Pd, aveva comportato lo slittamento del voto. Si snodava intorno al fatto che il nome di Santanché - indicato dal Pdl per occupare un posto legittimamente spettante - non era stato considerato valido dai dem.

Il mio pensiero in merito, si sa, e l'ho pure spiegato meglio: secondo bisognava votare la Santanché, turandosi il naso - o magari provare prima una mediazione meno impulsiva, vedere se si poteva concertare su qualcun altro: ma lontano dalle luci dei riflettori. Tutto senza troppe noie.

Adesso, di fronte a quelle dichiarazioni di ieri, mi chiedo: esiste un motivo per cui Calderoli ai tempi era andato bene - ricordo che per occupare quel ruolo, ha ottenuto anche il consenso del Partito democratico - e invece la Santanché adesso non va? Qual è la differenza? Non conoscevamo anche prima della nomina di che pasta era fatto Calderoli? Era personaggio nuova a certi comportamenti? Non mi pare.

E non mi si venga a dire, che la motivazione è che Calderoli - nonostante le sue idee - l'Aula la sa condurre. Perché il vicepresidente non è ruolo tecnico o almeno deciso sulla base delle competenze tecniche. Altrimenti avremmo chiesto a commessi e funzionari delle Camere di candidarsi ad uopo. Quello è un ruolo istituzionale. Non credo di sbagliare troppo definendolo di rappresentanza, democratica: equilibrio formale tra i vari partiti presenti alla Camera.

Dunque, premessa l'infinita distanza tra le mie visioni e quelle di Santanché - e pure di Calderoli, ovviamente -, registro che ancora non esistono motivi convincenti per aver messo quel veto. Oppure per non averne messo uno su Calderoli, o Gasparri, o Formigoni, in precedenza.

Delle due, una. Ma il precedente conta, adesso, e contava da prima.

Registro anche, che questa non è reazione di indignazione - che seppure dal punto di vista personale, c'è, sia chiaro - davanti alle parole di Calderoli. Questa è un questione lucida, su qualcosa che mi ha sempre convinto poco: quell'ipocrisia di lavarsi la coscienza per la sghemberia di questo governo, a giorni alterni. O mettiamola in più buona fede, quelle lacrime di coccodrillo (caimano, via!).

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