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venerdì 5 luglio 2013

Riambientiamo Fassina

Ieri scrivevo della necessità di Bastia, il posto dove vivo, di riambientarsi. Una riambientazione sociale, di sicuro, e non solo su quel che riguarda le tematiche verdi.

Riambientarsi è un termine molto bello a mio vedere, perché oltre alla spinta positiva dell'ottimismo verso un futuro, verso un "facciamolo perché ne siamo in grado", sottintende con quel "ri" prefisso, che il buono da qualche parte c'era già. Magari in un passato del quale abbiamo perso il segno e in un presente che non controlliamo più bene: ma c'era già.

Coglievo l'occasione per criticare un certo tipo di atteggiamento all'interno del Partito Democratico: un atteggiamento divisivo, tutt'altro che costruttivo, che definivo da "guerra fredda". L'occasione di riambientazione mi veniva data da come il segretario locale aveva gestito la vicenda che aveva visto una coordinatrice di circolo lasciare il ruolo nel partito per passare alla guida di un'associazione (che si chiama appunto Riambientiamoci).

La  colpa a mio avviso, stava nell'aver tralasciato di argomentare sulle tematiche di cui quell'associazione incarna lo spirito - nel caso mi riferivo a quelle  ambientali, nel senso di "verdi", ma sarebbero state buone anche le altre - e farle proprie, preferendo unicamente polemizzare sull'inefficienza della coordinatrice. Il tutto mi era servito ovviamente anche per criticare questo modo di comportarsi all'interno del partito. Quel creare "amici" e automaticamente "nemici", in base a concordanze o diversità di posizioni.

Ecco, dunque, che colto da una sorta di spirito francescano concludevo dicendo che la riambientazione era quel che serviva, non la lotta, non la guerriglia. Una pacificazione, per dirla con un termine che è andato parecchio di moda negli ultimi periodi, nei modi e nei meriti, anche all'interno del partito.

Per dire di quanto questo sia davvero necessario, l'uso di un'immagine, di un tweet catturato, l'immediatezza.


Mi chiedo quanto questo valga a tutti gli effetti, come un altro sintomo della sindrome da confirmation bias che sta macerando i democrat e di cui ho tanto parlato. Perché per quel che ho potuto capire, mi sembra che l'essere in concorrenza, il dividersi e il battagliare continuo - essere divisivi è la migliore delle definizioni, in effetti - non ha funzionato granché. Ma tuttavia sembra che qualcuno creda ancora che percorrere quel genere di comportamenti sia la strada migliore per affermarsi, sia a livello personale che magari elettorale. 

Anzi, magari in pieno parossismo della sindrome, quegli stessi "qualcuno" avranno anche pensato che il tutto non aveva funzionato bene, perché erano stati troppo morbidi: poco arcigni, poco guerreschi, poco divisivi

E allora mi chiedo anche, cosa c'è da aspettarsi #adesso?

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