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sabato 20 luglio 2013

Quello che gli danno del "Dan Brown"

Ho letto il libro di G. L. Barone, "La cospirazione degli Illumintati" (Newton Compton), che persino in copertina non stentano a definire "il Dan Brown italiano" e che non lesinano sulle aspettative gridando "l'attesa è finita".

Il punto è questo: non è che se scrivi qualcosa mettendoci dentro un paio di morti ammazzati, un simbolo fondamentale della religione cristiana, interessi e poteri forti che passano sopra alla testa di tutti noi comuni mortali, una che segue le tracce di complotti mondiali come un cane da tartufo a Norcia, un delinquente internazionale, allora sei Dan Brown.

Ammesso poi che ce ne fosse bisogno, di un altro Dan Brown - c'era qualcuno di voi che ne era in attesa?.

Comunque, al di là di molte - molte - cose, Dan Brown quando scrive è piacevole. I libri hanno un buon ritmo, si leggono con divertimento (sono un po' indietro, non ho ancora letto "Inferno"): per dirla come la dice Janet Maslin tengono il lettore "avvinghiato all'azione impedendo facilmente il distacco critico". Vero, come sono vere tutte le altre critiche che la stessa Maslin ha espresso e a cui si sono associati molti colleghi. Anche se poi tutti non siamo Maslin e per molti sono capolavori: per me no, ma mi piace leggerli.

G. L. Barone
Barone, invece, ha scritto un libro in cui i dialoghi sono tremendamente banali e noiosi - spesso didascalia triviale del racconto - che per un thriller o wannabe, non è che sia proprio il massimo. E i personaggi sono del tutto in linea con quel che dicono: prevedibili, retorici, poco interessanti. La storia, nell'ambito del genere - questo genere qua, che deve piacervi: premessa fondamentale - non è neanche male. Come soggetto intendo. Per il resto a mio avviso non vale granché.

Unica scusa per leggerlo è l'estate, l'ombrellone, il sole, un paio di pomeriggi al male. Che per certi versi è più di una giustificazione valida.

Tutto per dire, anche, che è brutto - se non svilente - pensare di definire qualcuno con  "il o la pinco pallino italiano/a". Perché poi passa sempre in sottopancia, quel de noantri che spesso risuona sulle orecchie, tagliato fiorentino, di quel Pieraccioni che spiegava che "esto non es agriturismos". Tipo, alla buona, via!

E infatti è così.

p.s. Per chi fosse interessato alla trama, vi rimando al blog ufficiale di Newton Compton

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