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mercoledì 3 luglio 2013

Quei 15 minuti

Non servo sicuramente io a mettere un punto - non il punto, ma "un" punto, uno in più nell'elenco puntato delle argomentazioni - sulla vicenda che da ieri sta interessando Mario Seminerio e Andrea Boda, rispettivamente autori di Phastidio e Bimboalieno, due blog di assoluto riferimento nazionale sui temi economici.

Se siamo qui a leggerci e a scrivere, possiamo può o meno star tranquilli e sicuri, che oramai tutti siamo anche al corrente dei fatti di questa storia. Per cronaca, però: ieri Seminerio ha scritto un post in cui annunciava la sospensione, una pausa, nell'attività del blog. Post che sembrava quasi replicare quello di qualche giorno fa di Bimbolanieno, al quale Boda aveva dato forse un titolo più definitivo.

La notizia di questa doppia chiusura in così pochi giorni,  aveva portato Linkiesta a scriverci su.

In quello che Seminerio ha di diritto definito non un corsivo ma "uno sghembo stampatello", dopo le sviolinate di rito, si chiosava sobillando un qualche infimo interesse dei due nell'urlare i loro sentimentali abbandoni, quasi fossero solo un pretesto per farsi ulteriore pubblicità. Lo scopo dell'operazione, monetizzare altrove e in modo più proficuo.

Si legge nei passaggi finali
È singolare che Boda, dopo aver dato l’addio a Bimboalieno lasciando intendere un imminente disastro familiare, abbia ricominciato quasi immediatamente la sua attività su Twitter arrivando a collaborare con il quotidiano Europa. Per alcuni giorni, tanto nella blogosfera quanto nei giornali tradizionali, era Bimboalieno uno degli argomenti principali dei cronisti economici e non solo. Ed è quasi sospetto che, in virtù di ciò, anche un’altra superstar del blogging economico-finanziario italiano, ovvero Phastidio, lasci in questo modo. Vera stanchezza o solo voglia dei famosi quindici minuti di popolarità?
Dunque su questo alcune considerazioni.

Occorre partire col dire che sia Boda, quanto e soprattutto Seminerio, sono diventati personalità assolute nel loro settore e nel mondo dell'informazione/editoria/giornalismo/media/editing/chiamatelo-come-volete. Non è quindi di sicuro per questioni di promuovere ulteriormente la loro figura, che decidono di smettere di scrivere su quello spazio che hanno faticosamente coltivato nel tempo, e che nel tempo appunto, ha permesso loro proprio di pubblicizzarsi. Come  competenti, come persone, fino poi a diventare quei riferimenti che sono. Da quella pubblicità, da quell'investimento di tempo ed energia che sono i blog, per loro si è aperto il mondo - meritocratico, se ce n'è uno - del fare, creare, muovere, opinione. Opinione spesso richiesta anche all'interno di altri spazi: seminari, convegni, libri, Tv, radio e testate, perché originale, brillante e stimolante, nonché libera e svincolata da interessi.

Fissato questo punto, su cui si confuta facilmente la sospettosa tesi di fondo de Linkiesta - e non solo perché messa nel fondo dell'articolo - va valutata l'aspetto personale. Il post di Boda è stato commovente, davvero. Chi scrive un blog, sa di cosa parlava: sa di quel tempo e di quelle energie. E sa come quel tempo e quelle energie spesso rischino di succhiare ogni attenzione e defocalizzare altre concentrazioni, che invece dovrebbero essere primarie.

Ma vado avanti, tralasciando i linguaggi emozionali a questioni private: c'è a questo punto da chiedersi quale sarebbe il problema, il passaggio torbido dietro cui si nasconde la ricerca di quei famosi "15 minuti", se un blogger dovesse decidere di spostare le sue pubblicazioni in altri spazi. Parlo di blogger, cioè di uomo, cioè di persona libera in grado di intendere e di volere, e cioè in piena facoltà di scegliere dove applicare le proprie facoltà. Se anche fosse per ragioni economiche - o per realizzazione personale, per aumentare il proprio pubblico, anche se magari non è questo il caso vista la vastità di partenza - non riesco francamente a capire il "come mai?" del "non va".

Lascio per ultima, la considerazione polemica, per seguire il modello letterario di cui ho parlato. Da una lettura a freddo di tutta questa vicenda, sembra quasi che la necessità di avere quel dannato quarto d'ora, l'abbia avuta qualcuno a Linkiesta - a pensare male. E a pensare ancora più male, c'è anche il fatto che, nonostante le polemiche a cui ha dato seguito, ancora adesso (ore 17:56 del 03/07/2013) non c'è nessuna firma su quel pezzo: non si sa chi sia quel "qualcuno".

Che non è una grande lezione di giornalismo/editing/informazione/editoria/media/chiamiamolo-pure-stile.

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