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mercoledì 10 luglio 2013

I numeri dell'edilizia abusiva

L'edilizia abusiva o edilizia illegale, rappresenta ancora nel 2013 una piaga per le nostre realtà sociali. Avevo accennato a qualche numero, nell'ultimo articolo che ho scritto per qdR magazine: il tema là era trattato con più ampiezza e poi su Leopolda di Europa, soprattutto con senso politico, anche per necessità d'inquadramento nello spazio che mi ospitava.

Negli ultimi sette anni, l'incidenza dell'edilizia illegale, è passata dal 9% del 2006 al 16.9% (stimato) per il 2013. Incremento di quasi otto punti percentuali, che viaggia in senso opposto rispetto al triste trend del mercato immobiliare ed edilizio.

Infatti, mentre le nuove costruzioni sono calate da 305 mila a 122 mila, che significa una calo del 40%, quelle illegali hanno subito una flessione molto più modesta. Nel periodo di riferimento si è passato dalle 30 mila del 2006 alle 26 mila del 2013 (soltanto il 14% di riduzione).

Si tratta di un totale cumulato, dal 2003 al 2012 di circa 283 mila immobili illegali, per un fatturato complessivo di 19.4Mld di euro.

Ciò che spinge e fa la differenza sono ovviamente i  costi: secondo calcoli, a fronte del prezzo di un'abitazione regolare stimato mediamente in 155000 euro, la via dell'illegalità permetterebbe di viaggiare su cifre prossime ad un terzo, circa 66000 euro. In più, dietro l'illecito, resta comunque una certa sicurezza dell'investimento, perché le maglie larghe della legge permettono per lo più di farla franca. Le costruzioni abusive non sarebbero  infatti un così buon affare se esistessero sistemi di controllo, monitoraggio e condanna piuttosto ferrei. Il deterrente migliore, sarebbe di sicuro l'abbattimento, ma dai dati si evince che si tratta di un’eventualità purtroppo remota: tra il 2000 e il 2011 è stato eseguito appena il 10,6% delle 46.760 ordinanze di demolizione emesse dai tribunali.

Per non parlare dei condoni, che negli ultimi vent'anni sono stati il vero strumento legale, per tutelare l'illegittimità: con la scusa di far cassa, si è spesso scelta l'accondiscendenza se non la connivenza.

Dietro al malaffare, le organizzazioni criminali strutturate giocano un ruolo importante. In questo asset di sicuro guadagno, le entità malavitose, stanno muovendo fior di milioni, non solo al Sud - storicamente più interessato dal fenomeno -, ma ormai grazie alla radicazione, in tutta Italia. E non è facile stimare, il valore delle operazioni immobiliari ai limite del legale, nelle quali comunque si sono mossi interessi del crimine organizzato, anche attraverso pressioni politiche.

Il problema non diventa più semplicemente urbanistico e legale. Si tratta di una piaga sociale e culturale. Occorre lavorare per far comprendere che costruire illegalmente non è da furbi, ma da irresponsabili, incivili e antisociali. 

L'aspetto dei costi è quello più rilevante, più semplice e più diretto dell'etica e della morale della legalità; perché non soltanto si parla di mancanza di entrate nelle casse comunali, per il pagamento degli adempimenti necessari per legge. Ma di più, costruire senza le adeguate progettazioni comporta un irrimediabile, quanto ovvio, aumento dei rischi e dunque dei costi necessari per far fronte ad eventuali - ma più probabili - interventi in fase di emergenza. Edifici sottoposti ad ogni genere di pericolosità ambientale, e per incompetenza nella previsione dei luoghi di costruzione e per mancanza di conoscenze progettuali. Frane, alluvioni, terremoti, che colpiscono inesorabilmente, e che spazzano via case con tutto quello che c'è dentro: vite umane comprese. Costi sociali insormontabili.

Ma c'è anche un altro aspetto, altrettanto complicato, sul quale però si può intervenire con maggiore perentorietà: è quello rappresentato dal peso della burocrazia. L'Odissea di procedimenti amministrativi a cui si sottopone chi vuole costruire una casa, rasenta il limite del ridicolo; e nonostante le varie iniziative volte alla semplificazione di questi stessi procedimenti, molto spesso gli avventori si trovano scoraggiati davanti a questo muro kafkiano. 

Non sia questo letto come un modo per giustificare qualcosa di dannoso e pericoloso come l'edilizia illegale, ma anche dai dati dell'allargamento di questo fenomeno, si dovrebbe partire per riflettere profondamente sulla necessità di riformare il sistema. 

Un sistema che vede una serie innumerevole di competenze contendersi la determinazione finale, enti intermedi con procedimenti propri che appesantiscono ogni progetto e sconfortano ogni  volontà positiva e propositiva. 

Sarebbe giusto iniziare a limitare il numero di chi ha "voce in capitolo" su un progetto, accorpare in entità ancora più operative e funzionali, in cui la norma si possa abbinare al buon senso e derogare alla buona progettazione. Tagliare il superfluo e fluidificare un meccanismo che grazie alla lentezza degli ingranaggi, ha arricchito le tasche di speculatori e malavitosi, ma anche di tecnici e funzionari senza troppi scrupoli.

Da questi numeri si deve partire se si vuole riformare l'edilizia, un settore in crisi piena che ha visto erodere il 25.8% degli investimenti con la perdita di 245 mila posti di lavoro negli ultimi cinque anni.

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