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lunedì 22 luglio 2013

Due anni dopo Utoya

Fu sconvolgente. 

Sono passati due anni da quando quel pazzo uccise 77 ragazzi, tra i due attentati di Oslo e Utoya. Sono state numerose le manifestazioni di commemorazione, iniziativi bellissime come quella di Andrea Gjestvang, - titolo "Survivors", per One Day in History del concorso Sony World Photography Awards - che ha raccontato la storia di alcuni dei ragazzi sopravvissuti con dei ritratti fotografici (qui sul Post).

Tra le varie cose, è bello riportare il discorso che il primo ministro Jens Stoltenberg ha tenuto in questi giorni ad Oslo: parlava ai giovani, soprattutto ai giovani laburisti.
Ricordare il 22 luglio 2011 è ancora doloroso.
77 persone sono state uccise. 69 di loro a Utøya.
Fa male pensare a quelli che abbiamo perso.
Fa male pensare a quelli di voi che sono rimasti feriti.
E a tutti coloro che sono stati in lutto.
Madri, padri, nonni, fratelli, sorelle, amici e fidanzati.
Loro provano il dolore più grande.
Ma due anni dopo, sappiamo che condivideremo sempre il vostro dolore.
Allo stesso tempo, passati due anni, io sono incredibilmente orgoglioso della Lega dei Giovani Lavoratori.
Un paio di settimane fa, ho incontrato molti di voi al campo estivo.
Ho scoperto qualcosa che mi ha scosso e impressionato.
Il cuore della Lega dei Giovani Lavoratori batte forte per un mondo giusto, per la diversità, proprio come faceva prima.
Come è sempre stato.
Per più di 100 anni ha rivolto il suo sguardo verso il resto del mondo.
Ma il 22 luglio 2011 è stato l’opposto.
Il mondo intero guardava alla Lega dei Giovani Lavoratori.
Ha visto il volto orribile del terrorismo di destra, ma ha visto anche qualcos’altro – qualcosa di più importante.
Ha visto una Lega dei Giovani Lavoratori che non urlava vendetta, ma che difendeva fermamente i suoi valori.
Giustizia, diversità, eguaglianza.
Ha visto una Lega dei Giovani Lavoratori che brillava come un faro.
Sono orgoglioso di questo. Dovreste esserlo anche voi.
Due anni dopo, il mio messaggio è che il percorso che avete intrapreso è ancora più importate oggi che in passato.
Dobbiamo combattere i pregiudizi con il sapere.
L’odio con validi argomenti.
Fortunatamente gli estremisti non hanno messo fine alla diversità in Norvegia.
Lo vediamo nelle nostre università.
Nei nostri posti di lavoro.
Nei palazzetti e negli stadi.
Le persone con diverse provenienze, con un diverso colore della pelle e con diverse religioni stanno arricchendo la Norvegia – in termini sia economici che culturali.
C’è una Norvegia diversa che noi difenderemo.
È così che faremo onore a coloro che non sono più con noi.
Queste persone hanno vissuto vite diverse, ma hanno condiviso un unico sogno.
Il nostro comune sogno di giustizia e pace.
In questo giorno di ricordo, ringraziamo tutti loro per quello che ci hanno dato durante la loro vita.
Le loro vite ci ispirano, e ci rafforzano – la Lega Giovanile Laburista e il Partito Laburista – nella nostra lotta per difendere i valori fondamentali.
Oggi sto chiedendo a tutti voi in Norvegia di assumersi la responsabilità.
Dobbiamo allontanarci dalle ideologie di odio e da tutte le forme di estremismo.
Dobbiamo astenerci dal diffondere la xenofobia e la diffidenza.
E dobbiamo avere il coraggio di accogliere nuovi gruppi – anche quelli che non conosciamo – nelle nostre comunità.
Siamo abbastanza forti per farlo.
Nella nostra società c’è spazio per tutti.
Tra le varie cose tristi che successero in quel giorno e nei giorni a seguire, ce ne sono alcune anche tutte italiane. Per esempio la corsa ad accusare del gesto il terrorismo islamico, con titoli in prima pagina in alcuni giornali: disattenzione, mancanza di ascolto e approfondimento, che spesso si sono fusi con i pregiudizi - e perché no, anche un po' di premeditazione.

Per non farci mancare niente, poi ci pensò Borghezio, definendo le posizioni di Breivik "condivisibili", aggiungendo che erano "buone alcune delle idee" - di Breivik. Provocando reazioni sdegnate in giro per il mondo, soprattutto in Norvegia - che te lo dico affa'!

Poi Vittorio Feltri, non contento di aver toppato clamorosamente qualche giorno prima sull'attribuzione degli attentati - uno di quei titoli era proprio il suo -, scrisse anche un editoriale in cui quasi dava colpa a quei ragazzi che non erano stati in grado di respingere l'assassino attentatore, ma avevano soltanto pensato a scappare. Ché l'uomo era mosso da "egoismo e egotismo" disse. Teoria, quella dell'assalto in massa all'attentatore - che al di là del "vacci tu, no?" -, fu prontamente smentito da un esperto di sicurezza.

Non ci eravamo fatti mancare, sempre made in Italy, un risvolto complottista, secondo cui dietro agli attacchi c'era il Nuovo Ordine Mondiale, il complotto giudaico massonico, gli Ufo e qualche altra cosa che non ho nemmeno voglia di ricordare.

Insomma continuiamo a sperare, che certe cose - tutte! - non accadono più.

Link:
- scrissi anche di un certo tipo di Fondamentalismo Cristiano

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