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mercoledì 31 luglio 2013

Cosa mi aspetto dal domani

L'arresto di un leader politico, richiama sempre scenari cupi. Dittatori, colpi di stato, situazioni illiberali.

Non è così in Italia: l'arresto, la condanna per meglio dire, di Silvio Berlusconi che potrebbe arrivare già stasera, non rappresenterà la privazione della libertà politica di nessuno. L'Italia è un paese libero, al di là di quello che diciamo, ed è un paese democratico e repubblicano - viva Dio! - perciò comunque vadano i guai penali di Berlusconi tutti gli elettori potranno comunque continuare a votare tranquillamente il Popolo delle Libertà.

Nessuno scenario sovversivo all'orizzonte, se non la legittima pena per reati commessi.

È abbastanza logico pensare che Berlusconi comunque in carcere non andrà mai e - lo dico chiaramente - è giusto che sia così. Un uomo di 78 anni non dovrebbe finire la propria vita recluso, esistono metodi e modi diversi per fargli scontare la pena.

Ma dico altrettanto chiaramente, che se fosse stato il capo del mio partito - il partito in cui ho creduto, su cui ho sperato, che ho votato e che magari ho sostenuto, con energie di vario genere - a commettere dei reati perseguibili penalmente, sarei stato io ad andare in prima fila davanti ai tribunali per chiederne la condanna.

La possibilità che l'instabile equilibrio del Governo non regga lo scossone, è palpabile, checché se ne dica: anche se con ogni probabilità scongiurabile.

Con un'anomalia tutta italiana, secondo cui - devo averlo già detto, ma non ricordo quando - non è il Pd a far scricchiolare quell'alleanza con un partito rappresentato (meglio: emanazione di) da un condannato per gravi reati contro lo stato.

No, qui da noi, è il Pdl il problema: quelli che in altre parti se ne starebbero buoni buoni, ad aspettare il sedimentarsi degli eventi, attaccati a qualche giacchetta per reggere con un piede qua e uno là il tutto, a pregare gli alleati di non scaricarli, minaccia di buttarlo all'aria quel tutto - non che sia granché, per carità.

Perché in Italia è il partito dell'ipotetico condannato che minaccia di lasciare il Governo, se poi la condanna si concretizza? Perché ci siamo messi in testa - c'è riuscito Berlusconi - che la Giustizia non è uno dei tre poteri democratici, ma è emanazione di una parte politica, quella del nemico.

La cosa più ridicola è che non c'è cascata solo quella setta di adepti che è stato finora il Pdl, ma ci siamo caduti anche noi (quelli più in gamba, quelli di sinistra). Noi che speriamo in quella condanna come fosse la soluzione dei nostri problemi, noi che abbiamo fatto dell'antiberlusconismo l'unico vessillo d'unità.

Ecco dunque: cosa mi aspetto dal domani?

Niente, non mi aspetto niente.

Condanna o no, temo che tutto resterà in quello stesso modo: con noi ad inseguire qualche altra chimera - fino #adesso è toccato a Renzi, poi sotto alla prossima. Sempre lì, pronti a celebrarci nei nostri insuccessi, sempre più distanti dalle realtà che ci circondano.

Ho dedicato anche troppo spazio all'argomento: mettete in fresco il lambrusco d'annata e state pronti a stappare.

Augh!  

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