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mercoledì 17 luglio 2013

Antiberlusconismo (giar)russo

La scorsa settimana il senatore Mario Giarrusso del M5S, membro della Giunta per le elezioni di Palazzo Madama, aveva chiesto informazioni sulla concessione delle frequenze Mediaset durante una seduta: "Abbiamo chiesto l’acquisizione delle concessioni per cui Mediaset trasmette e ci è stato risposto da esponenti del partito-azienda che non ci sono concessioni da acquisire. Se la Guardia di Finanza dice che non ci sono concessioni e, quindi, c’è un soggetto che trasmette senza titoli è giusto che venga sanzionato, anche oscurato" le sue parole ai microfoni appena fuori.

E complice il giro mediatico concesso al grillino, a dispetto di quel dice Grillo stesso sulla scarsa visibilità dei suoi (accuse che parlano di visibilità spesso solo in negativo), si era parlato di possibili trasmissioni abusive - addirittura! - da parte dei canali della famiglia Berlusconi. La questione aveva polpa, e si inquadrava nel contesto dei guai processuali del Cavaliere, dunque era attualissima.

Che c'è di vero? Niente, al momento.

Mediaset aveva repentinamente trasmesso una nota, premessa già da alcuni membri del Pdl - questa semmai è l'anomalia a cui ci siamo abituati: che i parlamentari di un partito, si alzino sugli scudi per difendere un'azienda privata, perché è di proprietà del capo del loro partito; si chiama conflitto d'interessi e ce n'è di lavoro da fare.

Tornando alla nota, si legge:
L’istituto della ‘concessione’ nel settore televisivo non esiste più dal luglio 2012, data in cui tutto il sistema ha abbandonato la tecnica analogica ed è passato alla tecnica digitale. Il gruppo Mediaset possiede sia ‘l’autorizzazione generale’ accordata nel 2008 quale operatore di rete, sia ‘i diritti d’uso’ sulle radiofrequenze rilasciati nel giugno 2012

Che cose è successo dunque?

Giarrusso aveva intercettato la parola "abusivo" abbinata ad un discorso sulle frequenze televisive, mischiata a quel "non ci sono concessioni da acquisire", e aveva cavalcato l'emotività, l'istinto e lo stomaco: meglio pensarci fino a dieci come ti insegnano da bambino che andare di corsa, su certe cose.

Ma l'errore, l'incomprensione, la foga, nel provare a smascherare qualcosa di marcio, ci può stare e ci mancherebbe altro. Questo però - intendo il comportamento, il modo e la metodologia - è argomento politico.

Non che Berlusconi abbia bisogno di difese, ma avrei avuto piacere che anche qualcuno del Pd commentasse i fatti, magari riprendendo proprio quella prassi complottista quanto populista, che è argomento di istanze giornaliere del Movimento. Anche per dire, che quella non è buona politica. Riprendendo, ampliando il discorso sia chiaro, quella copertina del Times di questi giorni, in cui si parla dei mali di sostituire le rappresentanze democratiche e le élite politiche con le piazze: "World's best protesters; world's worst democrats".

Parallelismo forse troppo forzato lo so, tra le piazze in rivolta ed il Movimento 5 Stelle nostrano, ma poi mica tanto.

Su questo il Pd ha badato bene di non spendere nemmeno una parola, dicevo. La paura è sempre la stessa: correre il rischio di sembrare troppo vicini a B, troppo Caimani, troppo berlusconalizzati.

Come se non si sapesse già, che l'Italia e gli italiani si sono divisi in due gruppi cromosomici. I berlusconiani e gli antiberlusconiani.

Manualistici entrambi, purtroppo.

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