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giovedì 27 giugno 2013

Lazzarudd e le dimissioni di Julia Gillard

Il primo ministro australiano Julia Gillard si è dimessa mercoledì, dopo aver perso il confronto per la guida del partito laburista contro Kevin Rudd (per altro suo predecessore in quel ruolo).

"Kevin Rudd 57 voti, Julia Gillard 45 voti"  in modo così perentorio Chris Hayes, parlamentare labor, ha annunciato il risultato della votazione interno al partito. Automaticamente - come succede anche in Regno Unito - Rudd dovrebbe diventare anche primo ministro, in quanto in Australia leadership e premiership coincidono. Il leader del partito di maggioranza è il candidato premier naturale, e dunque nel momento in cui si acquisisce il ruolo nel partito prende anche il ruolo di governo.

Era stata proprio Gillard a richiedere la leadership spill, la procedura di verifica interna sul consenso del partito, convocando il caucus a seguito di alcune voci circolate in merito all'indebolimento della sua posizione, conseguenza anche dei sondaggi apertamente sfavorevoli (sembrerebbe che la coalazione liberal-nazionale, orientamento conservatore, avrebbe vita facile alle elezioni che si svolgeranno il prossimo 17 settembre).

Secondo Matt Siegel del New York Times, Gillard avrebbe chiamato al confronto Rudd a sorpresa, con il tentativo di impedire l'organizzazione dei suo sostenitori. Ciò nonostante, continua Siegel, sarebbe stata un'operazione strategica di alcuni "uomini senza volto" del partito, pochi istanti prima del voto, a deciderne le sorti. Su tutti si sarebbe mosso in direzione opposta a quella dell'ormai ex-primo ministro, Bill Shorten, potente uomo di partito, tra quelli che costruì il "golpe" interno proprio per favorire Gillard (contro lo stesso Rudd) nel 2010. Stavolta però, il suo orientamento sarebbe andato verso l'uomo del Queensland, nel tentativo estremo di riuscire a salvare il salvabile in vista delle prossime elezioni.

Secondo gli analisti locali, Julia Gillard non sarebbe mai riuscita a costruire una leadership pienamente condivisa, avendo spesso preso posizioni troppo autoritarie indebolita anche dalla pesante accusa di abusi sessuali e misoginia contro Peter Slipper, fortemente voluto come speaker della Camera proprio dal primo ministro donna. In più viene accusata di aver seguito una politica inversa al suo programma elettorale, in ambito della gestione delle emissioni per le industrie alto inquinanti (carbon tax). Aspetto su cui oltre che dall'opinione pubblica, ha trovato aspre critiche anche da Tony Abbott, il leader dell'opposizione.

Proprio Abbot, ha commentato da Camberra: "Sembra che il partito laburista non ha appena perso la fiducia nel premier, ma ha perso la fiducia nel partito laburista in sé".

Nei prossimi giorni Gillard chiederà al Governatore Generale di nominare Kevin Rudd Primo Ministro. Resta un unico nodo ancora da sciogliere, che potrebbe far rischiare a Rudd di non diventare premier nonostante il ruolo all'interno del partito. Si tratta del consenso degli indipendenti Wilkie, Oakeshott e Windsor (e del verde Bandt), sul quale consenso si è costituito nel 2010 e retto finora il governo Gillard, uscita debolissima dalle ultime urne e senza un'effettiva maggioranza.

La storia che ha visto confrontarsi Gillard contro Rudd è ormai questione annosa. Nel 2010 fu proprio Gillard a rubare il posto a Rudd, che aveva poi preso il ruolo di ministro degli esteri, salvo poi doversi dimettere per un fuorionda in cui perdeva il controllo (si sobillò che era stato qualcuno dello staff di Gillard a diffondere le immagini). Successivamente nel febbraio di 2012 c'era stato un nuovo confronto del genere, in cui però Gillard aveva battuto Rudd.

Adesso però "Kev" è risorto: "Lazzarudd", come lo definiscono scherzosamente i commentatori politici australiani, ce la farà a far risorgere anche i Labor? 

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