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lunedì 24 giugno 2013

Ci mancherebbe altro

Ho parlato con insistenza del caso che ha coinvolto l'Nsa e Prism, degli scoop del Guardian e del Washington Post e di quello che certe questioni potevano significare. Ne ho parlato direttamente in questo post ed indirettamente in quest'altro, aggiornando a più riprese i link a tutto quello che ritenevo fosse interessante leggere sull'argomento (poi i miei buoni propositi sono un po' scemati e invece di lì, ho finito per condividerli direttamente su Twitter).

Si è scritto veramente tanto, soprattutto nella prima settimana, poi la notizia è andata un po' scadendo. Le motivazioni della perdita d'interesse sono due.

dal The New Yorker
Per prima, e viva Dio, il fatto che in realtà da quelle "osservazioni" non sono arrivate azioni di destabilizzazione democratica; nel senso che nonostante tutto - e cioè che il "servizio" è attivo dal 2007 - non ci sono state limitazioni delle libertà civili di nessuno (non ci sono state restrizioni della libertà d'espressione, di parola, di associazione; e soprattutto l'amministrazione Usa non ha utilizzato quei dati per propri interessi, diversi dalla sicurezza). Questo punto, è l'aspetto ovvio - ovvietà della buona fede nel fine dell'uso di Prism - della questione, ma è l'aspetto di profonda ed imprescindibile importanza. Ed è esattamente quello che, tutti davanti a situazioni del genere, temevano. Diciamo che, se fossero andate contrariamente le cose, rappresentava la deriva che questi procedimenti - insieme di strumenti e comportamenti - avrebbero potuto prendere. Viva Dio che non è così. Almeno è quel che sembra fin qui (e francamente, a mio avviso, è quel che è in realtà).

Per secondo, c'è poi l'aspetto giornalistico in sé: i due pezzi restano e resteranno degli scoop, perché hanno permesso di portare alla luce quei procedimenti, che nonostante fossero sulla bocca di tutti da tempo, nessuno conosceva. Il fatto però, è che quei procedimenti - il Prism, per essere chiaro, o le registrazione dei dati telefonici - sono del tutto legali. E la legalità è il problema dietro al quale si blocca l'interesse, anche quello giornalistico. Perché se tutto fosse stato davvero così illecito, allora magari. E invece, dato che così non è, e che tutto è veramente questione di sicurezza, l'interesse dietro a quel tutto, automaticamente è andato scemando.

Resta ancora da seguire, quel che c'è dietro la fuga di Edward Snowden - il whistleblower che aveva rivelato tutto - perché sembra configurarsi una specie di "questione geopolitica" sulla quale magari val la pena di tornare a parte.

Per il resto, in effetti, la notizia sembra quasi essere scaduta del tutto. Di questo, parla un po' Luca Sofri su un post nel suo blog (richiamando un bel editoriale di Hendrik Hertzberg del The New Yorker che avevo letto anch'io). Sofri ha ragione a dire che o si è corso troppo prima, o si va troppo lenti adesso: delle due, una, perché il comportamento sul caso sembra assolutamente bipolare.
Proprio su quell'editoriale c'è quel che conta adesso, e cioè quelle che Hertzberg chiama le difficult questions alle quali Obama dovrà trovare risposte.
I programmi sono veramente efficaci? Offrono un ulteriore margine di sicurezza sufficiente per giustificare le risorse versate in loro, per non parlare delle ansie nazionali e internazionali che inevitabilmente provocano? È saggio affidare così molte delle loro attività ai dipendenti delle aziende private, che sono in ultima analisi responsabili non per gli Stati Uniti e la sua Costituzione, ma agli azionisti aziendali? 
(Che poi sono anche un po' le cose su cui avevo scritto, al di là dei fatti)


Update del 13/11/13: ça va sans dire, la notizia non è scaduta per niente. Ma anzi!!



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