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mercoledì 19 giugno 2013

Chi ha paura di Fitz Grant 3

Continuando quella cosa del (semi)presidenzialismo su cui mi sono incaponito anche se magari a voi non frega più di tanto, salvo poi lagnarsi "eh, ma tanto fan come vogliono" - sulla questione informazione/conoscenza/mezzi&modi/pigrizia un giorno scriverò quel che penso.

Un'altra delle cose che si sente dire in giro, al bar come in libreria, è che non siamo ancora pronti (non è la nostra cultura). Questo è un epiteto che ci accostiamo continuamente (intendo noi italiani). Quando deve succedere qualcosa che cambia un po' la realtà e la prospettiva in cui quella realtà si snoda, allora noi tiriamo in ballo la nostra inadeguatezza, spaziale, temporale, estetica, etica, morale, che sia. Il piacere di autolimitarci va molto oltre il nostro nazionalismo. Che verrebbe, a essere in buona fede, di ricordarsi quelle parole di Schopenhauer "ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo".

L'utilizzo di limiti personali, neanche ben definiti poi - per cosa non saremmo pronti? perché? - travalica solitamente l'oggettività dei fatti. Ma ad essere in malafede, invece, si potrebbe pensare che mettendo davanti ai nostri occhi la poca evoluzione e determinazione della nostra cultura sociale (se poi è davvero così, non ci giurerei, anche se spesso mi viene da pensare il contrario), qualcuno ci stia marciando per screditare il presidenzialismo.

Ma messe da parte le congetture, meglio andare verso qualcosa di più pratico: i sindaci, per esempio. Ecco i sindaci sono una specie di forma di presidenzialismo. Non di semi-presidenzialismo, proprio di presidenzialismo (come gli Usa e non come la Francia, per dire). Si vota consiglio e sindaco (anche le Regioni, sono presidenziali, in più). La caduta del sindaco (o del Presidente di Regione) comporta addirittura la caduta del consiglio.

Eppure tutto è così da molti anni. E non per dar ragione a Renzi, ma la massima stabilità di amministrazione politica in Italia, si ha proprio nei comuni (e anche nelle regioni).

Dunque, perché non dovremmo essere pronti, visto che già in certa roba ci siamo immersi?


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