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venerdì 14 giugno 2013

Chi ha paura di Fitz Grant 1

Prove tecniche di spiegazioni

Ho intenzione da un po' di giorni, di iniziare una serie di post - che molti riterranno legittimamente noiosi - su quel che è o non è il presidenzialismo di cui stiamo - anzi è più onesto dire stavamo - parlando.

Due cose subito su quel tempo, l'imperfetto, e sull'onestà. Innanzitutto il tempo, dicevo, perché se è vero che la questione ha infuocato - come se ci fosse bisogno, dicono quelli che - il dibattito interno al Partito Democratico (perché è da lì che si muove, spinta dai riformisti) nei giorni passati, è altrettanto vero che adesso, oggi 13 giugno, è diventato argomento di serie B. Tanto che dopo che tutti gli altri elementi politici, si sono sbrigati ad esprime le proprie visioni, i dem hanno smesso di parlarne - o quasi. Sì, succede spesso così: e quello che a me sembra anche un po' strano, è che quelli degli altri partiti si affannano a pronunciarsi, come se senza il Pd non ci fosse nient'altro da dire. E questo forse è vero, ma sarebbe la prova che il Pd è l'unico vero scatolone di dibattito politico-sociale italiano. Che è vero anche questo, ma soprattutto si aprono ulteriori scenari non perfettamente compiuti, sul come mai poi alla fine faccia sempre quella fine, il Pd. Che tanto è bravo e tanto è bello, da portarsi dietro gli altri, ma da perdersi i suoi.

Sull'onestà poi: perché ritengo che certi argomenti, ne richiedono tanta. Perché non si tratta di cambiare il colore delle sedute in Senato, ma si tratta di sconvolgere completamente il nostro sistema repubblicano. Che non è che sia la fine del mondo, per carità, tutto si fa: ma per certe cose serve attenzione e soprattutto chiarezza - onestà dicevo - per portare la discussione su un piano non fazioso e non d'interesse. Per dire, non vale pensarla come Travaglio che il presidenzialismo aprirebbe il varco a futuri Duce: perché poi il Duce quando arrivò non c'era mica la Repubblica Presidenziale. E nemmeno pensare a quel che dice Bersani, che si aprono orizzonti sudamericani, perché in Sudamerica è tutto un altro mondo. Poi si c'è anche Vendola, che pensa al Re Sole, quando gli han detto "Francia", ma è un altro discorso.

E allora per essere onesti, bisogna che anch'io lo sia, e smetta di chiamare quello che è sul banco della discussione "presidenzialismo", ma inizi a chiamarlo col suo nome: semipresidenzialismo. Che dice uno, "ecco noi come al solito facciamo sempre le cose a metà, perché così si torna indietro e ché siamo sempre indecisi". Vero forse, ma stavolta la differenza tra i due c'è, e non è che uno è meno dell'altro. Ossia: il semipresidenzialismo, è un sistema di governo repubblicano, che in tutto il mondo è effettivamente - in termini politici e non in termini giuridico-costituzionali - attivo solo in Francia. È roba diversa dagli Usa e sarebbe la soluzione più consona per il nostro paese - io lo penso da un po' e ci sono le prove.

Dunque torno a ripetere che siccome credo di non essere letto soltanto da studiosi di Gaetano Mosca - che se vi state chiedendo chi è, senza la voglia di aprire il link, vi basti sapere che è uno dei padri delle Scienze Politiche come disciplina - e siccome certe cose sono importanti e importanti assai, vorrei provare a spiegare un po' la questione.

Perché in fondo, spazi come questo blog, dovrebbero avere anche questo senso, e cioè sorpassare, pure con il linguaggio, lo steccato informativo e riportare tutto al livello della gente comune. Che poi la gente comune mi legga o meno, non lo so: perché ho come il sentore, che ci stiamo avvitando sempre più verso un'autoreferenzialità. Noi scriviamo e ci leggiamo, reciprocamente, gli altri da fuori nemmeno ci guardano o lo fanno solo a volte e per sbaglio. Questo è uno dei grandi "purtroppo", che ha due aspetti: quel "noi" che scriviamo, che dobbiamo metterci in testa, almeno grosso modo, che tutti non sono al dentro delle nostre questioni e dare magari tagli più divulgativi - non sempre sia chiaro - non significa abbassare il valore del pezzo o sminuire l'importanza dell'argomento. E poi ci sono gli "altri", che per pigrizia spesso preferisco altri metodi informativi, echeggiati da un qualche angolo di una stanza, attenzione remota, comodità: salvo allora, non lamentarsi che lassù o qua intorno decidono cose sulla nostra pellaccia, senza nemmeno dirci niente. E infatti è così: ed è per questo che serve capire, scegliere, informarsi. Perché poi un giorno, magari, 'sto semipresendizialismo ci sarà - oppure no - ma è tutta roba che riguarda anche noi.

Dunque io ci proverò. Vediamo che viene fuori, e cercherò di essere onesto, nonostante sapere quel che penso non è un mistero.

Personalmente credo che sia ora arrivata per diventare una Repubblica Semi-presidenzialista. Piano piano, poi, proverò a spiegare il perché.

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