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mercoledì 15 maggio 2013

uora uora arrivau u ferry boat

La patologia attuale di cui soffre l'ipocondriaco Partito Democratico, è la nomite, malattia che colpisce chi ha carenza di personalità e coraggio politico e autoimmunizzazioni dei globuli rossi ideologici. Per la verità si tratta di una malattia cronicizzata, stagionale, piena di miglioramenti e ricadute. Troppo complesso, quindi, parlare del futuro dei dem, adesso, in fase acuta. Non voglio entrarci, non qui, non così: aspetterò lo sfogo sintomatico primaverile. In questo momento voglio parlare dell'appena presente - mi piace chiamarlo così, perché si tratta di una qualcosa in essere (quel che si è), ma che è già stato macinato dal divenire (quel che si sarà).

Epifani non è il mio segretario preferito. Non è quel che vorrei, così per parafrasare Letta quando all'assemblea di sabato parlava del governo. Non lo è per tutta una serie di ragioni, profondamente legate alle nostre differenti visioni politiche. Ma poco importa adesso. Perché, forse è il momento che quel che ci piace venga messo da parte e si pensi a quel che è utile. Lo dico, ma sono poco convinto anche nel dirlo.

Posso sembrare al limite allineato con la linea politica generale del Pd. E invece. 

In accordo con la linea non sono. Anzi credo che l'ordine del giorno, il centro della discussione, di quella Assemblea di sabato, sia stato profondamente toppato. Si sono analizzati i come e non i perché della crisi del partito. Ma continuo a confidare che prima o poi qualcuno se ne accorga (magari prima del congresso) e riesca a prendere sul serio, laicamente, i mesi di passato prossimo appena trascorsi. Timida speranza: perché già si intravede nitidamente quella corsa al futuro, che rischia di impedire un passaggio fondamentale per arrivarci a quel futuro: il presente.

Quello che credo, però, è che la scelta di Epifani sia fondamentalmente giusta. Dico fondamentalmente, perché qualche controversia personale continuerò a provarla lo stesso (vedi sopra). Ma Epifani è uomo ragionevolmente giusto per guidare questo partito al Congresso. Ed è di sicuro, l'uomo giusto per gestire il congresso. Perché ha una profonda esperienza, per poterlo fare bene. Per accedere all'attualissimo uso del lessico calcistico (che tutti credevano fosse datato, e invece Letta t'ha tirato fuori quel "fare spogliatoio" che ha rinverdito ogni sorta di citazione pizzuliana), Epifani può essere i Commissario Tecnico del Pd. Non serve un allenatore - certa gente è anche troppo in forma - serve qualcuno che prenda i singoli e li metta dentro una squadra, quadrata, sensata, pronta.

In più, Epifani può in questo periodo, rappresentare anche la giusta spalla politica al governo Letta. Al quale serve che la dialettica del partito, sposti il focus verso temi orizzontali, trattati però con sensibilità di sinistra: i diritti civili, l'equità e l'interclassismo sociale ed economico, su tutti.

Ecco, in questi due aspetti, Epifani può essere un buon nome. Fermo restando che funzioni da reggente a tempo, senza fare campagna per una sua candidatura alla prossima segreteria.

Di questo il partito tutto, dalla base ai vertici, gliene sarà grato.


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