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giovedì 30 maggio 2013

Ro-to-la

Non voglio fare quello con la matita rossa. Pero’, certo, non bastano più le indicazioni di Grillo e Casaleggio. Un movimento nato dalla rete, che ha svegliato una cultura politica pigra, una volta entrato in Parlamento deve cambiare tutto. E non può dire ai parlamentari: non dovete elaborare strategie
Queste le parole (in un'intervista al CorSera) che sono costate a Rodotà la spietata reazione di Grillo. Oggi pomeriggio sul blog il leader 5 Stelle ha risposto con un post rio le cui parole centrali, riguardano proprio Rodotà:
Sono usciti dalle cantine e dai freezer dopo vent'anni di batoste e di vergogne infinite del loro partito, che si chiami pdmenoelle o Sel, non c'è differenza. In prima fila persino, con mio sincero stupore, un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi a cui auguriamo una grande carriera e di rifondare la sinistra
La reazione sdegnata, anche nei commenti a dire il vero, è arrivata da tutte le parti: e perché si è trattato di un'offesa personale (quell'"ottuagenario" suona cattivo, sprezzante, materiale), e perché è sembrato un tradimento (l'insulto raddoppia). C'è anche chi ha commentato quel "miracolato dalla rete", dietro a cui sta un mondo, una determinazione esistenziale, del Movimento. Tutto vero. Ma non è solo questo.

A mio avviso questo è l'aspetto superficiale delle vicenda. Se si guarda con occhi scevri, liberi da tanta inciviltà e violenza, si riesce a capire il passaggio politico importante che sta affrontando Grillo. Enormemente sconfitto alle elezioni, serviva qualcosa per riaffermare il proprio essere, il logos attorno a cui il movimento si muove.

Serviva soprattutto, è qui che sta l'essere, differenziarsi, e creare un fossato profondo, per separarsi dalla sinistra. E per far questo, occorreva adesso, scrollarsi di dosso quella figura che volens ut nolens, era diventato il simbolo di questo accomunamento: Rodotà, appunto. Personaggio di indiscutibile valore, che aveva calamitato - e verso il Movimento, anche se sia chiaro, Rodotà non è mai stato uno di loro - molta attenzione e consensi. Rodotà incarnava la legittimazione culturale, storica, al limite accademica, a tutto quello che Grillo aveva creato: come dire "se anche Rodotà dice che andiamo bene, allora andiamo bene davvero".

Ma Grillo ha visto lungo, forse: non si confonda quel post con uno psicodramma da pugile alle corde o capriccio infantile. Grillo ha visto dietro a Rodotà il ricompattarsi di un fronte, storicamente politicizzato, e di uno spazio, che non era proprio e che non avrebbe mai voluto lo diventasse. Deriva complicata, a cui vedeva lasciarsi trasportare anche da alcuni dei suoi. La sinistra.

Grillo sa bene che quegli orizzonti sono cupi. Il Pd è un mastodonte, contro il quale è inutile inquadrarsi alternativa. Più in là del Pd, c'è tutto quel marasma in cui Sel sta provando - di nuovo, ancora, adesso - a trovare il bandolo della matassa, senza risultati e soprattutto senza voti. Il Movimento non può passare per un partito di sinistra, pena la cancellazione, l'alienazione, lo straniamento di tutto quello che fin qui si è costruito e detto. Il Movimento deve essere individuato come qualcosa di oltre, di successivo, di post destra e sinistra.

E allora, è in quell'ironico "auguriamo una grande carriera e di rifondare la sinistra" (mancava solo aggiungesse "lontano da qua" per essere più didascalico) la verità profonda dell'attacco di Grillo. Un attacco fondativo, o ri-fondativo: Rodotà è un proxy, che Grillo usa per dire altro, di più politico ed importante. E quel che vuol dire è molto simile a un "non provateci, noi non siamo la soluzione momentanea per gli scontenti riuniti della sinistra italiana, e non vogliamo diventarlo".

Se Rodotà avesse o meno l'intento di riaggregare una sinistra più in là del Pd, usando i consensi di Grillo, non è chiaro e forse non lo si saprà mai. Ma d'altronde meglio giocare d'anticipo, guardarsi le spalle, non farsi ingannare: il complottismo è il forte del Movimento, d'altronde.

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