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sabato 25 maggio 2013

Quello che sto leggendo adesso (26 maggio 2013)

Ieri ho letto un bel libro. Un libro ironicamente dandy, alla Max Beerbohm, per dire. Un pamphlet, o meglio ancora un dizionario, sull'esistenza umana: sull'essere persona, adesso, in Italia. Si intitola "Superstorie del tempo presente" scritto da Andrea Salerno ed edito da Fandango Libri. Al di là di quel che dico io, c'è anche una bellissima (come tutto quel che scrive) recensione di Filippo Sensi, aka nomfup, qui.

Ma in questo periodo non è che stia leggendo poi così tanto. Mi porto dietro ancora, un po' pigramente lo ammetto, cose avviate tempo fa. Mano a mano le sto finendo, ma senza esserne profondamente appassionato. Lo faccio quasi come missione, come dovere, con il senso di dare una coda a qualcosa che ha avuto un capo. Non c'è un motivo specifico. Forse è anche che con Tea le giornate sono diventate estremamente piene, e riempite da lei, assoluta catalizzatrice della quotidianità. 

Per dire, ammesso che a qualcuno possa interessare, sto leggendo - mi mancano una decina di pagine e credo che la chiuderò qui - "Aspro e dolce" di Mauro Corona - Oscar Mondadori. A me Corona non piace granché, nonostante abbia letto diversi dei suoi libri. Mi piace invece l'atmosfera che riesce a creare intorno ai luoghi del racconto: è calda, rilassante, verace. Riesce ad essere un qualcosa che ti manca quando smetti di leggerlo.

Poi sto leggendo uno piacevole saggio - come tutti i suoi - di Corrado Augias (e Remo Cacitti) che si intitola "Inchiesta sul cristianesimo" (edito Mondadori). Bello, lineare, chiaro. Mi dispiace che stia finendo, per certi versi. 

Ancora: in bagno tengo da un po' un libro di Beppe Severgnini, un po' datato, che avevo da un po' e che non mi ero deciso d'iniziare. Forse avevo fatto bene, perché non mi fa impazzire: nel senso che Severgnini è bravo, come si sa e come sempre, il libro è anche divertente (quanto realisticamente fondato). Ma dopo un po', capito no?! Il titolo è "La testa degli italiani" edito Rizzoli.

Poi, così,  a tempo perso, è da un po' che leggo anche un libro di Paola Mastracola."Togliamo il disturbo" sottotitolo "Saggio sulla libertà di non studiare" (Ugo Guanda Editore). Mastracola è un'insegnate e il libro parla di scuola. Me lo aveva consigliato mia suocera, e non è  per quello che non vado avanti: ma mi sembra che dopo le prime 50 pagine, il resto sia tutto uguale. 

Ecco, per dirvi un po' di fatti miei. Nel frattempo ho finito di leggere un altro paio - forse anche tre o quattro - di libri, ma meno importa. Quello che mi interessava condividere era questa sorta di precarietà letteraria, intorno a certe cose che è da un po' troppo tempo che mi sto portando avanti. Magari sono una traccia psicologica: magari, dietro al fatto che non finisca il saggio di Augias c'è da scavare sul mio rapporto con la Fede? O ancora, forse, non sto continuando quel libro sulla scuola, perché sta tirando fuori brutti ricordi, scheletri della gioventù, squilibri adolescenziali ancora non risolti? E il libro di Severgnini. Non vado avanti perché sentir parlare dei difetti degli italiani mi infastidisce, perché come diceva Gaber "non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono", chissà?.

O magari niente di tutto questo e il motivo è che strappo - o almeno cerco e cerchiamo con Dan - ore al sonno, tra una pianto, una poppata, una colica e un pannolino sporco. E allora l'energia per leggere la metti un po' da parte.

Boh!?

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