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mercoledì 22 maggio 2013

L'ineleggibilità di B: un proxy

Ho come l'impressione, che la questione dell'ineleggibilità di Berlusconi, sia un proxy. Una di quelle cose da usare per arrivare a qualcos'altro. Sia chiaro che Berlusconi è ineleggibile: a tutti gli effetti. A norma di legge, aggiungo - perché non si confonda il sacro (la legge) dal profano (tutto il resto dei motivi che basterebbero a non farne proprio un candidato, con l'accezione etimologica). C'è una legge del '57: non si può parlare di roba contro di lui, perché ai tempi - bei tempi si potrebbe dire - era davvero lontano dal fare il politico.

Ma perché adesso?

Sono venti anni che Berlusconi viene regolarmente eletto, senza conseguenze successive. E non è nemmeno, come dice qualcuno, che la maggioranza l'ha sempre guidata lui, motivo per cui le varie Giunte avrebbero sempre sublimato la questione. Il centrosinistra le elezioni le ha vinte e non mai spinto troppo sull'ineleggibilità, anzi.

Non è accettabile, certo, il pregresso, la storia, la pseudo-prescrizione - ancora!? allora è un vizio - della norma, o meglio del comportamento davanti alla norma. Come dire, o come dicono: "non lo si può dichiarare ineleggibile, perché altrimenti dovremmo giustificare (cosa impossibile) il perché non lo sia stato tutte le volte precedenti". No davvero: sarebbe assurdo. Travaglio ha usato una buona metafora: sarebbe come non condannare un serial killer colto in flagranza al settimo omicidio, perché non era stato beccato per i sei precedenti.

Tutto questo è sacrosanto: ma, e mi duole dirlo, ci sono momenti in cui certe cose devono essere un po' messe da parte. Chiudere quell'occhio - nel caso magari anche tutti e due - perché in fondo, ci sono stati passaggi anche peggiori. L'interesse in ballo, stavolta è concreto e tangibile: il governo del paese. Anche perché altrimenti ci si dovrebbe mettere a spiegare agli elettori del Pd, come mai la sinistra ha ignorato il tutto in precedenza - magari anche quando aveva i numeri per decidere - e invece stavolta si debba andare fino in fondo - in un momento delicato, dove i numeri mancano e ci si gioca la tenuta della maggioranza.

Sembra allora che in tutta questa pigra polemica, il vero sia altrove.

E forse è da ricercare nel riposizionarsi, in vista del futuro, sia prossimo che remoto. E per "remoto" intendo quel che succederà quando questo governo cadrà - e forse sarà prima del previsto - e si andrà al voto di nuovo. Per futuro prossimo, invece, intendo le elezioni amministrative di domenica. E quel perpetrato stile dei dem, con cui si pensa che il miglior metodo per accorciare la distanza dalla propria costituency, per rimotivare i propri adepti, per fare campagna elettorale, consista nel tirare in ballo un po' del solito e vecchio antiberlusconismo di maniera.

Salvo poi, che qualcuno non si renda conto che quell'antiberlusconismo ormai sta diventando solo di facciata. Ladri di Pisa, che si azzuffano di giorno e poi di notte si sa come va a finire. Ma occhio, perché gli elettori cominciano a scoprirlo.

E a capire che roba come l'ineleggibilità diventa mezzo (proxy elettorale, appunto), viatico pigro e datato, d'altra era politica, becero e infimo, per portare a casa qualche voto in più.


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