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mercoledì 22 maggio 2013

Disaster porno

Michael Moore ha detto che sul tornado che ha colpito Oklahoma City la stampa statunitense sta facendo "disaster porno" e che adesso serve uno stop.
Il tema è ampio e riguarda molte circostanze del genere: situazioni in cui i media rischiano sempre di scivolare dall'alto della cronaca e del racconto dei fatti, verso il gossip ed il sensazionalismo.

Anche da noi, di conseguenza, la documentazione fotografica di quello che sta succedendo è ampia e dettagliata. Spesso al limite della spasmodica attenzione al risultato artistico. Come se fosse una gara su Flickr.

Non lo so bene quanto questo documentare sia una necessità: è di sicuro figlio degli strumenti di cui disponiamo e poi di una realtà che sta cambiando. Che vuole sapere tutto di tutto, senza filtri, senza passaggi, diretta. A me un po' disturba, ma poco conta. Conta invece il mainstream.

Ci scrivo perché è un paio di giorni che ci penso, da quando ho visto quella foto simbolo di un altro disastro. Quel crollo a Dakha e quell'immagine che ne è diventata un simbolo: un abbraccio atroce, tragico, appassionato, di una coppia morta sepolta sotto le macerie. L'immagine dell'amore, l'amore definitivo e poi la paura da affrontare insieme e il dolore che uniti diventava meno intenso. Tutto straziante, tutto straordinario, tutto vero.

Lo so. E di sicuro il problema sono io, ad essere troppo limitato, al limite del bigottismo estetico.

Ed è per questo che dico del mio incomodo sottovoce, per non disturbare troppo. Se è così che volete che sia, sarà io ad adeguarmi, senza privarvi di niente. Ma mi chiedo: siete davvero sicuri che è questo che volete?


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