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giovedì 30 maggio 2013

Capire la Chiesa in 140 caratteri

Ho scritto per San Francesco Patrono d'Italia, rivista del Sacro Convento, di questo mese.
Un passaggio (si parla di Chiesa e social network e di una certa pigrizia nel considerare la Chiesa stessa un po' in ritardo nei confronti della digitalizzazione, ma così non è: anzi).
Per parlare del rapporto della Chiesa con i nuovi media, è necessario evitare di cadere nel tranello della deriva del laicismo (anche semantica) e della semplificazione malsana e spinta della nostra società. Occorre sfuggire insomma da quella razionalizzazione matematica con cui noi laici assimiliamo la Chiesa ad un'istituzione come tutte le altre. La Chiesa è una realtà escatologica: e non si può prescindere da questo, quando se ne analizza l'azione e l'operato sulle piattaforme di comunicazione moderne.

Twitter è da esempio. Esiste un gran numero di detrattori, che contestano una certa inattività della Chiesa negli spazi dei social media: polemica pigra quanto datata.
Per confutare velocemente la tesi, basta pensare che all'ultimo Conclave, è stato addirittura vietato l'uso di Twitter ai cardinali: tutti in possesso di un account e tutti assidui dei 140 caratteri. Segno non confondibile dell'ampia diffusione social anche degli alti ecclesiali.

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