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lunedì 22 aprile 2013

Una cosa importante

Matteo Orfini, uno dei giovani turchi del Pd - al quale e ai quali non mi sento particolarmente vicino -, ieri sera ha avuto il gran merito di provare a dare una spiegazione su quello che è successo per le elezioni del Presidente della Repubblica.
Il feedback è stato assoluto:in questo momento in cui scrivo ha avuto più di 3 mila condivisioni su Facebook, quasi 300 su Twitter ed oltre 300 commenti. Perché in fondo gli elettori del Partito Democratico, era anche questo che volevano.
Una spiegazione sul perché le cose sono andate in quel modo.

Orfini dice due cose interessanti, su una mi trovo d'accordo e sull'altra no.
Quella su cui sono d'accordo, è l'analisi sul ruolo che deve avere un dirigente e di quello che è successo con la storia dei social network (su questo ho scritto anch'io, poi metterò il link). Dice Orfini:
Intanto una premessa: molti mi chiedono perché sono stato così tanto in tv in questi giorni. La risposta è semplice, non ci voleva andare quasi nessuno. Non era una situazione semplice, e a metterci la faccia non si diventava certo popolari. Ma nascondermi non mi pareva giusto. Io credo che il ruolo di un dirigente sia quello di difendere ciò in cui crede, anche se impopolare. Dovrebbe essere ovvio, ma non lo è. In queste ore molti hanno deciso cosa sostenere guardando a dove tirava il vento. Capisco il ragionamento, ma secondo me è un errore. Il dovere di un dirigente non è quello di fare ciò che in quel momento è popolare tra i suoi elettori, ma ciò che ritiene giusto. E’ il principio della democrazia rappresentativa. Se a fine mandato, e il mio mandato è finito dato che come tutta la segreteria del Pd mi sono dimesso, gli elettori del Pd non mi rinnoveranno la fiducia, non sarò più un dirigente del Pd. Ma tra una elezione e l’altra ciò che deve guidare l’azione di ognuno di noi non sono i commenti su facebook o i sondaggi, ma le proprie convinzioni e la loro corrispondenza a un progetto deciso insieme.  Naturalmente questo non significa sottrarsi al confronto, e credo di non averlo mai fatto.
Quello su cui non sono d'accordo, invece, riguarda la spiegazione del motivo per cui non si è votato Rodotà. E la ragione per cui sono in disaccordo, riguarda non tanto il merito del discorso di Orfini che si riferisce alle fasi della votazione - a quel punto c'era il rischio di spaccatura, perché una parte del partito non lo avrebbe votato (come se per gli altri nomi prima si fosse andati oplitici) e poi c'era anche un po' di superficiale e puerile sentimento di non votare il candidato di uno che vuole distruggere i partiti (salvo poi che con quello ci si pensava ad un governo insieme). Il mio disaccordo riguarda il metodo, soprattutto in quella parte che compete al tempo.

Perché, e lo ripeto fino allo sfinimento, se il Pd avesse detto subito e d'anticipo - la settimana prima di votare - Rodotà, su quel nome non c'era niente di eccepibile.

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