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venerdì 12 aprile 2013

Questa è Sparta

Ci sono cose che accadano e forse non è il caso di tornarci sopra: e perché il mondo in questo periodo scorre molto velocemente da rendere la roba di ieri già scaduta e pronta per la pattumiera, e perché certe volte è meglio lasciar scorrere per evitare enfatizzazioni. Ma è anche vero che, in questo momento di crisi sistemica, si può anche cogliere l'occasione per plasmare tutto su ritmi personali (primo aspetto) ed è quindi per questo che ho deciso di tornare sulla questione di Renzi che non sarà tra i grandi elettori. Cercando di evitare di inasprire i toni e di avvolgere il fatto di situazionismo (secondo aspetto).

Credo però che la scelta del Pd-Toscana di non spedire a Roma il Sindaco di Firenze in sua rappresentanza,  meriti un'ulteriore riflessione. Perché certi fatti, come certe parole di D'Alema, valgono almeno per tre significati. Il primo, senza dubbio, riguarda il partito, che dimostra ogni volta d'essere autoreferenziale, spesso asettico, legato a doppio filo con meccanismi e cencellismi: la prassi, spesso, supera il buonsenso. Il secondo riguarda Renzi,che ancora non è (sebbene il consenso unitario e nazionale extra-partito) un leader talmente forte e legittimato, da riuscire ad oltrepassare quella meccanica delle prassi. Il terzo, riguarda un'area del partito stesso (anche bella vasta), che teoricamente sarebbe per dimensioni un partito a sé, che sa questo e sa ancora meglio che quegli altri sono in minoranza. E che per prepotenza o prosopopea, sesso perde il senso di essere anime, idee, visioni, diverse di uno stesso gruppo.

Il terzo è il punto che m'interessa, gli altri si sanno già. Non che questo sia una novità assoluta, anzi, ormai è più un'abitudine.

Prendiamo Chiara Geloni la dobermann bersaniana direttrice di YouDem, che spesso passa più da badante del segretario che da cane a guardia del partito. Ecco la Geloni sulla questione di Renzi che denunciava una telefonata da Roma, come dictàt (ieri dissi ukaze) contro la sua presenza alle elezioni di Roma, ha ben pensato di avviare una campagna che definendola denigratoria non credo di trasalire la realtà. Il palcoscenico dell'osceno è stato Twitter: ma sarebbe stata anche una piazza, un bar o un supermercato. La scatola, il contenitore, la forma, in questo momento non c'entrano con il contenuto: ne sono solo il modo di trasmissione.

Alla guida dell'hashtag #hannotelefonatodaroma, Geloni ha praticamente trovato tutti i modi - ben coadiuvata da colleghi corporativisti e surfer twitterani disinteressati - di mettere in mutande Renzi.

Che poi ci fosse una buona ironia dietro, questo è un aspetto che non conta. Chi poi avesse ragione, è pure relativo. Quel che conta è che la direttrice di una televisione organo di un partito, non sfotte un membro (checché ne voglia lei, importante e rappresentativo) di quel partito.

Non lo fa anche solo per forma, per educazione, per rispetto. E non è una questione di lavare i panni sporchi in casa. E non è nemmeno una questione di non doversi aprire all'esterno. E' il modo il punto: la forma, che adesso diventa tutto.

YouDem non è la televisione di Bersani o dei bersaniani. YouDem è la televisione del Pd. E il direttore di YouDem non sfotte un membro del Pd per una sua esternazione: hai voglia a dire che si tratta di opinioni personali.

Le opinioni, ammesso che siano state personali e in cuor mio non lo credo, del genere (intendo anche "genere letterario") si esternano in privato. Perché poi se ti dicono che il partito è spaccato, allora non hai da lagnarti, perché sei stata proprio tu, e le tue metodiche, a trasmettere questa sensazione all'esterno.

Se proprio c'è una dissonanza d'opinione, ci si limita al commento tecnico dei fatti, non alla battaglia coltello tra i denti.

Si tratta di pluralismo, di equilibrio, tolleranza: e di buonsenso, ancora una volta.

Link:
- qua c'è anche una storify da abstract   

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