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martedì 30 aprile 2013

Era questo che aspettavo

É arrivato. L'articolo livido  di Travaglio&Co (la firma é di Carlo Tecce) contro Europa e il suo direttore Menichini porta un po' di ritardo, ma il binario in cui viaggia é sempre quello. Come il metodo: fornire al lettore i numeri per l'indignazione, con qualche frase che miscela narrazione ai fatti, e l'alchimia é compiuta.

Non é una sorpresa, me lo aspettavo io, se lo aspettava di certo Menichini. Ci avevamo riso proprio con il direttore in uno scambio di tweet del 26 aprile, in cui io prevedevo il "rischio-botte" in conseguenza ad un suo editoriale. E promettevo difesa, per questo ne scrivo.

Dunque l'editoriale in questione é questo, e riporta un passaggio che dice così:
In questi giorni invece si sconta l’antica cessione di autonomia in favore di un ceto intellettuale che del radicalismo tendente al giustizialismo fa la propria ragion d’essere. I Travaglio, i Padellaro, i Flores che danno del cadavere putrescente a Napolitano, intimano al Pd di non celebrare il 25 aprile e annullano la persona di Enrico Letta perché “nipote” sono personaggi che fanno orrore. Il loro linguaggio suscita repulsione. Il loro livore di sconfitti mette i brividi
e credo non richieda ulteriori spiegazioni.
Il linguaggio é forte, si parla di "orrore" "livore" e di "sconfitti", ma la base dell'argomentazione é ineccepibile. Così come é ineccepibile che quel ceto intellettuale fa del "radicalismo convinto tendente al giustizialismo la propria ragion d'essere".

La prova é proprio l'articolo odierno, arrivato con leggero ritardo come dicevo, non degno dei vecchi fasti, forse intaccati un po' dalla spolverata berlusconiana. Come sempre succede ai travaglioboys non si replica sulle argomentazioni, ma si indaga il marcio - se non c'è come nel caso, si cerca il modo per far marcire qualcosa, magari esponendola al calore dei riflettori - possibile, fornendo dati per far contenti i proseliti. Si conoscono i propri polli e si sa su quale leve poggiare quei numeri (tutti da confermare) per ottenere consensi.

Succede allora, che per rispondere a quanto sostenuto da Menichini sul comportamento de Il Fatto verso Napolitano e Letta, si usi il più banale dei temi, visti i tempi. Si tira in ballo un giornale di un partito che non c'è più, passati e passi falsi di quel partito, bilanci e conti in tasca al direttore. Un modo, chiamarlo metodo sarebbe comunque giusto, costruito nel tempo, che piuttosto che rispondere nei fatti, di fatti ne tira in ballo altri. L'obiettivo del modo é chiaramente quello di far passare quei fatti iniziali - quelli in cui si criticava un atteggiamento sballato e starato nei confronti del miglior Capo di Stato dell'era moderna descritto come un vecchio rincoglionito, ed un buon politico (capace senza dubbio) come un poco di buono per la sua parentela con un uomo del nemico dichiarato B - come roba di poco credito, uscita dalla bocca di delinquenti para-statali che sopravvivono sulle spalle di tutti.

É inutile dire che Europa é un gran buon giornale, scritto da giornalisti bravi e capaci, che ha avviato un proprio percorso sul web e che sta riscontrando un buon feedback con i lettori. Senza la necessità di creare proseliti come Il Fatto, aggiungo. E sulla questione dei soldi non entro, perché a me interessano i contenuti e sinceramente non li cambierei con quelli de Il Fatto.

Questa non é una replica, é un racconto dei fatti (e forse un po' di analisi di un certo tipo di fare giornalismo). La replica spetta semmai al team di Menichini, che forse nemmeno dovrebbe, del quale purtroppo non faccio parte. Anche se ne sarei veramente orgoglioso.


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