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mercoledì 24 aprile 2013

Atavici

Non vorrei sbagliarmi, ma quello che c'è dietro al pasticcio delle elezioni per il Quirinale, nel Pd, riguarda qualcosa più dei nomi. E pure qualcosa più delle correnti. Riguarda quel che sarà e quello che deve diventare il Partito Democratico: è un po' che in un modo o nell'altro provo a dirlo.

Perché quando grillism is in the air, la tentazione è forte, la carne debole e la fame molta. Mi spiego: come può la prospettiva del futuro politico del Pd, sviare da quella smodata attrazione verso l'universo del Movimento, con le sue prassi (tutt'altro che consolidate) e le sue passioni? Ed uscire dalla comfort zone, di quello che è elettoralmente più semplice? Dietro alla volontà, accettabile e rispettabile, del rinnovo della classe dirigente, c'è questo futuro. Ed è vero ogni parola di quello che dice oggi Giorgio Merlo su Europa
[...] il Pd vuol diventare una sorta di Movimento 5 stelle al quadrato, o al cubo, oppure punta a consolidarsi e a qualificarsi come un partito riformista, di centrosinistra e con una spiccata cultura di governo? Perché delle due l’una. O si punta a rincorrere il nuovismo, a cavalcare tutte le pulsioni demagogiche, populiste e ferocemente antipolitiche che serpeggiano nella società oppure si cerca di orientare la pubblica opinione attraverso un disegno e un progetto riformista e di governo. Sono, queste, due strategie politiche non diverse ma alternative.

Che poi in fondo, è quell'essere leader o compagni di viaggio, che sta nelle parole di Blair sul New Statesman che ho spesso citato ultimamente. E - forse - è il punto conclusivo sulla vicenda dell'elezione del Presidente della Repubblica.

Link:
- tutto quello che ho detto a proposito delle elezioni del Presidente della Repubblica 2013

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