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venerdì 1 marzo 2013

Un male di quella sedia vuota

Credo e l'ho creduto da subito, e lo dico da credente praticante cristiano cattolico, che le "dimissioni" di Papa Benedetto XVI siano state accolte dal mondo, dall'Italia sicuro, con una certa superficialità. 
Lo credo ancor di più da laico osservatore delle cose di questo Mondo. 
Il Papa, secondo uno dei dogmi fondamentali della Chiesa Cattolica, è eletto in conclave su intercessione ed ispirazione dello Spirito Santo. Un Papa non è frutto di democratiche elezioni. Un Papa non si elegge su internet. 
C'è una grande banalizzazione del gesto della rinuncia (chiamarle dimissioni è un deficit semantico): un uomo diventa vecchio e come succede per un'impresa, in un'azienda o in politica, si dimette per vecchiaia. Deve o dovrebbe essere perfettamente chiaro a tutti, che non è così. Quello che è successo ieri, o in quella conferenza stampa dell'annuncio di qualche giorno fa, è uno sconvolgimento assoluto per la Chiesa, e diciamolo chiaramente per tutto il Mondo. Cristiano e non. Credente e non. Il Papa non è un fatto della Chiesa, il Papa è di tutti.
Il Canone 332 comma 2 del Codice di Diritto Canonico, consente la rinuncia: è vero. Ma qui la questione va complicandosi, e la complicazione sta nella definizione stessa che la Chiesa ha coniato per Joseph Ratzinger: Papa Emerito. La domanda allora è: un Papa, può farsi da parte, essendo ancora Papa? Il fatto tecnico, non può essere confuso con la sacralità: il Papa è stato eletto, è stato il Vicario di Dio in Terra, non è un uomo come un altro. E credo che il problema dogmatico un tantino si ponga.
Questo basterebbe per rendere densa a sufficienza la questione, e mi va di sottolinearla perché con le nostre umane abitudini, rischiamo di contaminare tutto. E che si sia credenti o meno, una riflessione deve essere fatta su questo. L'antropologia positiva rischia di trasformare tutto ciò che trascende (anche il semplice quanto complesso sentimento umano) in qualcosa di pragmatico: lo dice uno che si è laureato in Scienze. A maggior ragione la questione andrebbe affrontata con profondità se si è cristiani, credenti.
L'omologazione delle dimissioni-del-Papa e la figura creata dalla Chiesa ad hoc, rischiano questa desacralizzazione. Prodotta a sua volta dalla banalizzazione di un mondo che non approfondisce e non interiorizza. 
Ma quanto le "dimissioni" di un Papa possono correlarsi con una società secolarizzata? Da questo può nascere un altro punto di riflessione: la possibilità della creazione di un precedente, moderno, contemporaneo. E il precedente può produrre destabilizzazione o l'occasione per destabilizzare. 
Quanto di questo gesto sarà soggetto all'omologazione (un Papa che nel suo governo, si gestisce come qualsiasi altro reggente o leader) e quanta sarà la sacralità profonda, la spiritualità, che andrà a rafforzare quello che lo stesso Ratzinger definiva "l'anacronismo della Chiesa rispetto al Mondo" (passaggio profetico)? Tutto dipende dal prossimo Papa, di sicuro. Così come dare risposta al quesito che la Chiesa si pone negli ultimi due secoli, cioè "adattarsi o no al Mondo". La risposta finora è stata che la Chiesa Cattolica non si fa dettare l'agenda da questo Mondo (anche perché altrimenti perderebbe parte del suo senso), ma dopo il gesto di Ratzinger quanto cambierà? 

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