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domenica 3 marzo 2013

Quello che sta succedendo a questo blog

Avviso pre-lettura: questo è più o meno un post di servizio, che serve per dire come mai da qualche giorno c'è scritto che il blog è in ristrutturazione. E poi serve anche un po' per psicoanalizzare questi tre anni.

Cambiare.
Ogni tanto è giusto: soprattutto quando ci sono motivazioni importanti. Sebbene, il cambiamento in sé, non avrebbe senso di motivazioni d'appoggio. Questione filosofica, che non facilita la comprensione di quello che sto scrivendo. Dunque, passare oltre.
Il blog è in piedi più o meno da tre anni. Belli, importanti. Raggianti. Non tanto per il blog, ma per me, per noi. Anni duri, difficili, spigolosi, come gli scogli. Le onde che s'infrangono sono belle da lontano, da fuori. L'acqua è limpida, ma che fatica resistere. Questione personale, che potrebbe essere buona per una seria psicoanalisi, ma che, come il passaggio precedente, non è troppo utile alla comprensione. 
Allora dicevamo: questo blog sta cambiando. Non tanto nella forma, ma un po' nei contenuti. Che poi, per come la vedo io, sono completamente intrecciati alla forma. Ma sebbene anche l'etica e l'estetica, possano venirci in aiuto, meglio comunque andare ancora oltre.
Scrivere un blog è bellissimo e bla bla bla. È cosa nota: libertà assoluta, potere infinito nel taglio editoriale (diciamo così), scelta del linguaggio e degli argomenti non funzionale a niente e nessuno, se non al proprio volere. L'importante, è capire come va scritto. E questo (il bello è questo) è questione personale. Nel senso che, occorre aver chiaro, in testa, non da subito per fortuna, dove si vuol andare a parare. Ma nessuno te lo dice, non c'è bisogno di un adesso ed un dove, e non c'è la richiesta di universalità.
Prendete il mio caso: questo è partito come un blog in cui scrivevamo, noi DanEm, che cosa ci piaceva e no del Mondo che ci circonda. Le nostre opinioni, le nostre visioni: le scrivevo io, come portavoce, diciamo così. Si parla. 
Poi la cosa si è un po' trasformata, nel senso che dalla semplice (semplice?) riflessione, si è passato ad un livello diverso. Ho, colpa mia, cercato di "fare notizia": di dire prima di altri quello che succedeva, nei più disparati campi. Sono perfino arrivato ad offendermi se qualcuno definiva danemblog, un "blog personale". Errore grave, il mio. Un blog come il nostro, non può fare notizia. Non sempre almeno, non in ogni circostanza. Il perché è semplice: non siamo organizzati per questo. E non è un problema non esserlo: noi non siamo un'agenzia stampa, noi non abbiamo inviati in giro per il mondo. Noi leggiamo e ci informiamo, semplicemente. Cerchiamo di capire, di approfondire, con gli strumenti (che per fortuna nel 2013 sono ampissimi) che abbiamo. Noi per il resto della nostra vita facciamo altro, anche professionalmente. Noi parliamo. E dalla parola nascono confronti, dal linguaggio riflessioni.  
Non era complicato capirlo, ma mi ci è voluto un po' di tempo. Adesso sono sereno, ho sbagliato, ma faceva parte del percorso. È bello ricredersi: è laico ricredersi. Che per transitività, potrebbe voler anche dire che "laico è bello" e in fondo un po' è vero. 
Dunque adesso questi post in che direzione andranno?
Andranno nella direzione da cui erano partiti, questo sarà un blog personale, scritto da me (condiviso da Dan) in cui ragiono, provo a porre dubbi (miei), a cercare spunti, a muovere idee (boh, anche ideologie) e raccontare cose che succedono in giro: tutto messo dentro un grande - o piccolo - meccanismo, che rappresenta quello che "vedo e penso". Magari non si riuscirà a «migliorare anche solo di un po’ questo povero mondo a colpi di parole», come scrisse Mantellini: qui si prova a raccontarlo, e a raccontarci.
Per chi fosse un po' feticista, ma anche per i nuovi avventori, a destra tra le tag, ne troverete una con scritto "old way" che riguarda tutti i 629 post, scritti fin qui. Non sono proprio da buttare, ma fanno parte di un altro momento. 
Per il resto la struttura resterà praticamente la stessa, con il Tumblr (dove ci sono spunti che mi piace condividere) e le rubriche. C'è "Le Discontinuità di Lehmann" in cui scrivo cose pseudo-scientifiche, che mi piace chiamare "science for dandy", il motivo ve lo spiegherò un giorno. 
Detto tutto.

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