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giovedì 21 marzo 2013

Personale esegesi della sconfitta montiana

Questo post, doveva essere pubblicato da qualche giorno, ma prima di farlo ho voluto ragionarci su. Bene.

Mi si accusa di essere un po' fazioso: e certo che lo sono! Come lo siamo tutti, anche tutti quelli che come me, provano a basare il ragionamento sull'oggettività. Ma questo è un blog personale, dove tutto passa  dal mio filtro: come dire, quello che scrivo - e non perdo occasione di sottolinearlo - è contaminato da quello che penso. Quando non è così, lo dico altrettanto esplicitamente: fatti e opinioni, cerco di tenerli distinti. Ma quelle opinioni sono mie, e di chi sennò!?!

Questa non è una polemica con nessuno, ma è semplicemente un modo per allungare un po' il brodo, prima di arrivare a dire una cosa che un po' mi secca.

Mi riferisco al fallimento elettorale di Monti e di Scelta Civica.

Non credo che l'intervista  de La Stampa possa cambiare qualcosa su quello che avevo buttato giù in un altro post  che avevo voglia di scrivere e su quello che penso, anche perché in fondo Monti ne esce anche un po' bene. Un po'. Aveva remato per la governabilità, dice lui, non c'è riuscito per colpa del Sistema politico.

Ed è già qui che non ci siamo: il grillismo moderato non può mica esistere.

Il Sistema è fatto da tutti, ed è un sistema con la minuscola, e cioè una serie di meccanismi che permettono agli uomini politici di mediare, trovare soluzioni concordate, allentare o tendere qualche corda, per mandare avanti la baracca e senza calpestare le proprie visioni. Ecco, pensare che chi non la vede come noi, è contro di noi, è roba vecchia di un paio di secoli ed è stata rinfrescata già, da poco, durante queste elezioni - e prima ancora, qualche decina di anni fa.

Perché poi, la volontà di prendersi la briga di risolvere tutto - fermo restando che a mio avviso i risultati del Governo uscente non sono stati male anche se pieni di sacrifici, nostri, ma erano inevitabili - rischia di diventare la deriva del super-ego, del "io so' io e voi nun sete 'n cazzo".   Oppure, ancora peggio, rischia di passare da carrierismo e da mastellismo di ritorno.

Il PresdelCons
Da bravo italiano, sono incline al fascino del Principe. Di Monti ho da subito apprezzato la volontà di fare quel che si doveva fare, senza indugi. E intendo che "indugi" sia letto come un modo polite per definire quel piacionismo politico del voler adottare soluzioni parziali ai problemi, per non rischiare di perdere voti. Monti era arrivato in un momento di crisi storica, colpa anche di un contesto politico degradato. Sarebbe stato apprezzabile perfino Gatto Silvestro come PresdelCons, lo ammetto, ma a me Monti piaceva un po' già da prima e nel giro di un paio di mesi, non intendo sputare sul buono che ha fatto. E con questo non voglio giustificare i vari problemi che ci sono stati durante il suo mandato, ma nemmeno demonizzare l'austerity. Come dire, se hai pochi soldi in tasca, è meglio che prima pensi a pagare le bollette piuttosto che andare a mangiarti una pizza. Ma l'austerity doveva, e deve, essere seguita dal soffio positivo, da qualcosa che faccia in modo che quei soldi in tasca rientrino (anche se piano piano): diciamo che la pizza potrà anche aspettare, tanto l'impasto non si digerisce mai bene, ma almeno pagare le prossime bollette - quel soffio me lo deve permettere. O no?

La candidatura
Il mondo è pieno di gente che cambia idea, e quindi il fatto che Monti avesse deciso di non candidarsi salvo poi ricredersi alla fine e "salire" in politica, ci può stare. Per i meno attenti, vorrei far notare che la semantica sulla scelta politica - sul candidarsi - è roba che l'autore di questo blog usa da tempo: lo dico così, per darmi un tono. E che la candidatura fosse debole, era chiaro. Monti non è un comunicatore e non si poteva sperare che vincesse le elezioni così di botto. (Le scelte, poi, non sono state eccellenti: mettere un cane in una mano e una birretta nell'altra, ad uno come lui, non è il massimo). Ma che Monti potesse essere qualcosa di diverso da quello che c'era già, qualcosa di più internazionale, poteva essere una speranza. E in fondo, lo ammetto, quello che mi ha interessato è una roba molto simile a quella che muove verso Grillo: mi duole dirlo. Ma il problema è nato appena si sono decise le alleanze: Fini e Casini sono, ed erano già, due zombie. L'alleanze sono state di fatto, il più grosso errore di Monti e con ogni probabilità l'inizio della sfiducia nei suoi confronti. E poi il programma, infarcito di soluzioni economiche (molte condivisibili, sia chiaro), ma privo di quello che serviva veramente: la speranza. E la speranza non parte dalle tasche, la speranza parte dal cuore e semmai alle tasche ci arriva alla fine. Ed il problema per cui le riforme economiche - che dovevano essere il punto di forza - non sono arrivate alla gente, è proprio l'assenza di quegli altri aspetti.

Il voto 
Il risultato elettorale è stato indiscutibile. L'obbiettivo del 10% è vero che è stato raggiunto, ma a scapito degli alleati. Sc è andato intorno all'8%, quindi non bene. Ma la ragione poteva essere anche questione di poca comunicazione, poco savoir faire, messaggio debole (solo soldi, e solo soldi, ricordo). Monti e i suoi, si sono lasciati prendere a schiaffi dalla politica pressante, così Berlusconi è passato per opposizione ad un Governo che invece sosteneva come principale partito di maggioranza, Bersani (meno abile) è passato da badante. Monti non è entrato negli italiani - e bando alle facili battute, tipo "come no: è entrato da dietro" - perché per gli italiani non era quello che "andava" in questo momento elettorale. E torno sulla speranza: l'immagine dipinta di un robot con calcolatrice, non innamora, non coinvolge e considerando l'afflato intellettuale medio non è di facile interpretazione.

Il dopo voto
Il problema principale, però, non è stato tanto il risultato elettorale. Dal mio punto di vista, non ho mai vinto un'elezione e riesco a respirare ancora tutti i giorni. Il vero problema è stato lo step del dopo voto. Che si è trasformato in un gradino insuperabile. La gestione politica è stata debole, verticistica ed indecisa. La componente montezemoliana e quella cattolica di Riccardi rivendicano ragione. Un partito pieno di capi e ruoli, correnti e posizioni, il numero dei dirigenti è quasi superiore a quello degli iscritti. L'apice è stato quando in preda ad una non ben chiara ispirazione, lo stesso Monti si è proposto a Presidente del Senato, passando attraverso una possibile dimissione da PresdelCons. Al di là dell'autocandidatura di dubbio gusto, ed al di là di quel che ho detto sopra su come questa poteva essere letta, c'è un aspetto importantissimo. Monti è stato chiamato per aiutare l'Italia e salvarla da un qualche baratro. Con ogni probabilità c'è riuscito, visto che ancora non abbiamo rischiato di dover fare qualche bonifico forzato allo Stato (vedi Cipro). Ma adesso la situazione è altrettanto critica: un governo che sebbene chiamato ad espletare le ultime pratiche, deve dare un segno forte a quello venturo. Abbandonare il ruolo per prenderne un altro che assicuri la propria , sembrerebbe personale, continuità non mi pare il massimo. Il trambusto istituzionale è grosso, non si sa nemmeno se si riuscirà a formare un esecutivo credibile, circostanza in cui lasciare un governo acefalo, non mi sembra una gran scelta di responsabilità.

Il futuro
Ho paura che questa serie di passaggi, abbia minato definitivamente la fiducia verso il Professore. Adesso, è diventato uno come gli altri: non è più l'eroe, il "salvatore della patria", il super partes. Adesso è una di quelle parti. Ma Scelta Civica porta in carico in Parlamento il voto del 10% degli italiani. Italiani che di sicuro chiedono di essere rappresentati in modo diverso rispetto al teatrino che si è visto per il Senato. E poi ci sono le elezioni future, che non è detto siano solo le Amministrative. Occorrerà strutturarsi e radicarsi, creare un qualche cosa che sia simile ad un partito e che possa essere in mezzo alla gente: non solo guardarla dall'alto. Adesso si è scelto di giocare e si deve farlo. Arrivo a dire, che con ogni probabilità, il futuro dell'area montiana, sarà migliore senza Monti. Ho visto gente in gamba, con grande volontà e coscienza, cognizione e consapevolezza, che però come spesso succede in situazioni del genere, rischia di individuare nel leader il riferimento unico e di alienarsi per sempre. A fianco e sopra a questi, però, sembrano farsi spazio un altro genere di situazione, dove molti sembrano già guardare altrove, sebbene ben arroccati nelle proprie posizioni e pronti a combattere. E questo, non sembra di sicuro essere un bene per il futuro di Scelta Civica. Ammesso poi il "se ci sarà" di quel futuro.

io
Votare Monti per il mio modo di vedere la politica, la società, il mondo, non è scandaloso. E non è scandaloso perché sono stato io a farlo: d'altronde molti partendo dalla mia area - quella liberale, interna al Pd - lo hanno fatto, alcuni anche trasportando la propria esperienza politica (Ichino, per dirne uno, ma altri con lui). Quel che sarà domani in questo momento non so dirlo. Il Partito democratico è di sicuro il riferimento, lo scatolone, in cui le mie visioni si proiettano. Ma il Pd che c'è adesso e che c'è stato in questi anni, è quello che io non ho voluto, è quello che mi ha allontanato dalla mia attività politica diretta, è quello che si è discostato completamente dalle mie visioni. Dunque in quel Pd, io, non mi riconosco. Capisco che all'interno di elementi politici così variegati, eterogenei, eterometrici, strutturati, articolati, ci sia spazio anche per ruoli laterali - in cui alcune visioni, possono finire a turno. Ma questo, adesso, non mi va: il progetto di fondo, il meccanismo che muove il Partito, non è mio: e per questo, in questo momento, piuttosto che impegnarmi per cambiarlo da dentro, preferisco osservarlo da fuori.

Poi si vedrà.






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