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martedì 12 marzo 2013

Perché bisogna tifare O'Malley

Cioè, teoricamente si dovrebbe pregare, ma tifare è più divertente.
Spero che Sean O'Malley (questo è il suo blog), arcivescovo di Boston, possa essere eletto Papa. 
Premetto a) che io i pronostici, ammesso che questo fosse uno, non li azzecco mai; b) che non credo che la Chiesa stia ad ascoltare me, non in quanto Emanuele Rossi, ma in quanto uno che vorrebbe certe cose  (che poi dirò); c) quel che poi dirò, appunto.
Sean O'Malley è innanzitutto un francescano, appartenente all'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. E non lo dico mica per campanilismo - scrivo da Bastia Umbra a meno di 3 chilometri da Assisi. Lo dico perché innanzitutto sarebbe un segno. Anche estetico: via le scarpe rosse su misura e dentro i sandali. Sandali per indicare la rinuncia ai beni terreni: gran segnale, riprendendo le orme di San Francesco, per una realtà che gode di ricchezze e lussi, non proprio congrui con quei cammelli e le crune di quegli aghi. Non credo di sbagliare troppo, se dico che con un anello cardinalizio, si potrebbero sostenere le spese per un campo pozzi in un villaggio africano, permettendo agli abitanti di bere acqua non contaminata da batteri - vedi colera, tifo, peste, etc -: ma questa è demagogia.
Sarebbe bello, anche perché O'Malley è uno che ha combattuto acerrimamente contro la pedofilia: Boston ne è stata colpita duramente. O'Malley ha venduto il vescovado (palazzi, appartamenti, etc) destinando il ricavato alle vittime di quei preti pedofili. Che come segnale, in un sistema che spesso ha occultato e spesso ancora continua a farlo, non è proprio male.
Ma siccome penso che i problemi della Chiesa vadano oltre - e questo non vuol dire che la pedofilia non sia cosa grave ed esistente - il più importante motivo per cui O'Malley sarebbe un buon Papa, è perché sarebbe sicuramente di "rottura". Riformare qualcosa vecchio di quasi 2 mila anni, non è facile e non succederà con un colpo di coda: quelle si chiamano rivoluzioni, e si sa come spesso finiscono. Riformare significa avviare un processo, che sarà lento e graduale, a volte viaggerà a scatti, a balzi, altre volte sarà fermo e statico. E di cui forse ne vedranno i risultati concreti, soltanto i figli dei miei figli.
Ma penso che il primo scatto, grosso un Mondo, già c'è stato con quelle dimissioni di Ratzinger - forse dovute anche a questa esigenza di riformare - e dunque sarebbe un bene, continuare quel percorso. 



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