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lunedì 4 marzo 2013

Occorre anche riflettere, però

È la ragione dello sconfitto. 
Soprattutto nei casi, come quello delle primarie Pd, in cui lo sconfitto diceva parecchie cose più giuste, di quelle del vincitore. Allora la ragione, diventa forza mediatica.

E in un sistema nazionale dove i media rincorrono sempre il più forte - e sia chiaro a tutti, che per razionalizzare come vi piace, adesso è Renzi Matteo da Firenze il più forte! - la discussione si sposta a suo piacimento, è lui a deciderne l'agenda.
Al centro della questione politica, in questi ultimi giorni, non c'è più il futuro (inteso nel senso delle alleanze o possibilità, che porterebbero al sostegno di un Governo): adesso c'è il finanziamento pubblico ai partiti.
Tutto parte da un tweet di sabato 2 marzo, in cui Renzi dice che incontrando i responsabili delle case popolari, ha calcolato che togliendo il finanziamento pubblico si potrebbero sistemare immediatamente 10.000 famiglie. Poi aggiunge, che il dato non è riferibile solo alla sua Firenze ma ha valore nazionale. 

Sia detto, subito, prima che qualcuno pensi male, che Renzi non sta paraculeggiando Grillo, almeno non solo. Renzi sulla lotta ai bemefici della "casta" e sull'abbassamento del finanziamento - che ricordo che qui da noi hanno deciso con un boutade di chiamare "rimborso elettorale" - ha espresso già in campagna per le primarie le proprie idee, anche in modo forte. 
E la forza mediatica di quel che dice, in un momento come questo e da una posizione come la sua, è prorompente: la gente non crede più ai partiti, figuriamoci se poi i soldi che prendono sono messi in competizione con tematiche sociali come il diritto ad un tetto.
Ma la questione, a mio avviso si sposta in due piani: uno strettamente pragmatico, l'altro più politico se vogliamo.
Per prima cosa, va ragionato su un fatto: quante famiglie dipendo da uno stipendio fornito dai Partiti? Per i Partiti intesi come entità fiscali, gente che lavora ovviamente regolarmente retribuita: non sto parlando di mazzette e favoritismi di ampio genere. Intendo dipendenti diretti come quelli delle segreterie, quelli degli uffici e staff politici, elettorali, quelli che fanno le pulizie nelle varie sedi in tutto il territorio nazionale; e poi c'è l'indotto, chiamiamolo così: in una sede serve spostare una presa e si chiama un elettricista, in un'altra si rompe un bagno e si chiama un idraulico, i ristoranti delle cene, e via dicendo. Credo, ma forse voi troverete conferme altrove, che si tratti di un sistema che comprende anche questo diverse migliaia di famiglie. 
Allora da qui parte la considerazione, anche politica: togliendo il finanziamento, togliendo i soldi ai partiti, non si corre il rischio di far restare diverse famiglie senza lavoro? È vero che se tutto fosse volontariato...
D'altra parte, la pragmaticità dei fatti ci impone anche di riflettere sul un dato: dal 2009 il "rimborso elettorale" è sceso da 500milioni d'euro circa a più o meno 160milioni. Che cosa si è concretamente fatto con quei 340milioni? Quante case popolari, quanti interventi ad indirizzo sociale? Le domande sono polemiche, dunque lascio perdere le risposte, per non prendere una deriva antipolitica. La sensibilità personale, provvede al resto, ma per riagganciarsi alla realtà occorre ragionare che 340 milioni di euro in uno stato come il nostro non sono gran cosa. Ancora meno i 160 attuali. Serve una riduzione della spesa di ordine di grandezza miliardario, tipo quella che potrebbe derivare dallo smantellamento  - almeno in parte - dell'esoso patrimonio immobiliare  (dove spesso trovano alloggio favoriti a costi minimi). Altrimenti si continuerà a navigare a vista e ad ingannare qualche italiano poco attento.
Ma la lotta ai partiti è arrivato nel bel mezzo della battaglia e la compagna elettorale da noi è sempre aperta. Adesso su questo arriva la seconda riflessione: come poter permettere un sano - e sottolineo sano - sostentamento dei partiti? Se non con il rimborso elettorale, con il solo finanziamento privato? Saremmo - e va ricordato che in passato non lo siamo stati - veramente in grado da essere liberi da collusioni e corruzioni conseguenti? Credo di no, e nonostante la mia visione liberale sono scettico.
Ma il nodo politico vero è: vogliamo veramente togliere ogni tipo di fondo, vogliamo congelare le strutture politiche, vogliamo rinunciare ai partiti? È un processo democraticamente sano questo? Stiamo passando al successivo e conclusivo schema per la definitiva cancellazione delle ideologie? È la via giusta?
E non ditemi quanti problemi ci sono, lo so già. Facciamo che tutto venga letto in senso provocatorio, dai...

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