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giovedì 7 marzo 2013

La confirmation bias del Pd

Non sarò stato l'unico, ma confesso che quando ieri Bersani ha detto che non c'era nessun "Piano B", lì per lì non volevo crederci. Cioè, loro hanno fatto 8 ore di riunione, di confronto, di analisi e di approfondimento, per poi concludere che siamo al punto di partenza. Non esistono alternative cavalcabili. 
Poi, ho cominciato a pensare che può anche starci, e va bene. La situazione è quella che è. Ma quello che stento ancora a credere, e stenterò a farlo fino a contrordine, è l'esegetica della sconfitta.
Dunque, premesso che la colpa non è di Bersani ma del partito (e già l'avevo detto), la conclusione a cui si è arrivati dopo tanta speculazione di tante sottili menti (con rispetto di tutto) è la seguente.

Abbiamo lavorato negli ultimi 4-5 anni, per allontanare il Partito dal liberalismo. Abbiamo voluto che il Pd fosse più socialdemocratico. Più socialista che liberale. 
Apro parentesi: questione legittima, discutibile a mio avviso, ma legittima. E non è detto che sia sbagliata, badate bene. Tra l'altro vige un po' la regola del "con la roba nostra facciam quel che vogliamo",  che è ineccepibilmente vera. Chiudo parentesi. 
Dunque dicevamo che questo Pd, secondo la dirigenza (che interpreterebbe i sentimenti dell'elettorato) doveva diventare più di sinistra, taglio con l'accetta ma in fondo è così, come è diventato. Si va alle urne, si perdono 2.5 milioni di voti e l'analisi conclusiva qual è? Che la sconfitta è colpa del non essere stati abbastanza di sinistra, abbastanza socialdemocratici. Geniale.

Provo a spiegarmi: facciamo finta che il Pd, invece di perdere il sette e rotti percento rispetto alle ultime elezioni, lo avesse guadagnato e avrebbe raggiunto più o meno il 40%. Vittoria schiacciante, ottenuta grazie al sacrificio delle visioni più liberali (liberiste?) sull'altare del socialismo. Sarebbe stato meno bello per me, ma avrebbero avuto ragione. Ma invece, non è andata così: quel 7% è venuto meno, racimolando un 25.42% (con meno 2.5milioni di elettori, ricordo). Ed il Pd come analizza la questione? Siamo stati troppo liberali, dovevamo essere più socialisti. 
Ora, ditemi voi: uno che deve pensare di questi qua?
C'è un modo per definire queste situazioni: si chiama confirmation bias
James Reason la individua "come la tendenza a rimanere legati ad un’idea che ci siamo fatti sulla base di informazioni preliminari, anche quando evidenze successive contraddicono quell’idea iniziale".
Il tutto si mescola ad un'autoreferenzialità patologica e sistemica, nel convincersi che quel che si fa è giusto e sono gli altri che sbagliano: nel caso specifico sono gli elettori ad aver sbagliato a non essere socialdemocratici, e non loro ad aver una clamorosa incapacità di confronto con la realtà.

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