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sabato 9 marzo 2013

A grande richiesta

Quello che sto per scrivere, non ha minimamente intenzione di proteggere Silvio Berlusconi, che è in grado di farlo bene da solo e con ogni mezzo. Il tentativo è di dare un'eventuale lettura, ad un certo tipo di reazioni a circostanze della realtà.
Il motivo per cui non ho scritto niente su Berlusconi e sulla questione dell'uveite (per la descrizione della quale consiglio questo pezzo su Europa di Filippo Sensi) è duplice.

Per prima cosa, non mi interessa: nel senso che, non è una questione da commentare, almeno credo. Quel che so è che non  lo è più per me. Sia che si tratti di una patologia vera, caso in cui la situazione clinica potrebbe impedire legittimamente il processo. Sia che si tratti di qualcosa di inventato, come può anche essere: è una cosa sua, che colpisce casomai la sua  morale - negarsi davanti alla giustizia, per paura della sentenza, dichiarare una falsa malattia e la malattia è un roba su cui non si scherza - che non è proprio ineccepibile, si sa.
Il secondo motivo per cui non avevo scritto niente, è perché credo che sia in fondo - la situazione in generale - qualcosa su cui Berlusconi, possa trarre solo vantaggio. E più se ne parla e peggio è (per me; quindi meglio per lui). Ed arrivo a dire, addirittura, legittimamente.
La Boccassini, donna d'ineccepibile rettitudine e di invidiabile capacità di sopportazione - penso spesso al numero di flaconi di Maalox che dovrebbe aver consumato durante la sua carriera - (o chi per lei, o con lei) per me ha sbagliato. 
Ed è sbagliata la campagna stampa. Spiego il perché: al di là di quel che noi crediamo, le cartelle mediche - sono quelle che contano in questi casi - dicono che quell'uomo sta male. Non è una malattia clamorosa, sono d'accordo, e addirittura la visita fiscale ha dimostrato come possa non trattarsi di circostanze da legittimo impedimento. Adesso però, faccio una lettura un po' parziale: credo che la volontà perpetrata di dimostrare che Berlusconi sia "non troppo malato da non andare in aula", fondi insieme il percorso processuale, con la volontà personale di fargliela pagare. Che potrebbe essere anche umanamente comprensibile - c'è gente che ha lavorato anni, ha prodotto prove e contenuti, ma poi lui con dei colpi di coda ce l'ha sempre fatta o in un modo o in altro e non sempre lineare -, ma che si sposa male con il concetto della Dike bendata e non affetta da uveite.
In questo caso, vede e riconosce chi ha davanti. Un uomo opinabile, sul quale si vuol cogliere l'occasione di far giustizia (legittimo, sia chiaro) senza nemmeno poter attendere i tempi di eventuali - eventuali, lo sottolineo, per far piacere a tutti - problemi clinici. 
Leggere questa volontà di giustizia, di arrivare alla sentenza - legittima, lo ripeto -, come una sorta di accanimento personale e politico, è rapido ed immediato.
Ecco, per dire, non sarebbe stato meglio rinviare tutto a lunedì direttamente, senza tutto quel frastuono?
Poi non chiediamoci perché la manifestazione di piazza, tira ancora.

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