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martedì 19 febbraio 2013

La macchina del fango colpisce anche Angela Bruno. Galan docet.

Da quando, circa un anno e mezzo fa, Berlusconi non calcava a suon di tacchi le scene politiche italiane, diciamo nel periodo di letargo, di riposo, di astinenza, di pace, che dir si voglia, un certo modus operandi era venuto meno.
Di fatto: non per considerazioni o illazioni, tralasciando il background socio-politico dello scrivente. Di fatto, le barzellette alle conferenze stampa, i gesti istrionici da pulitore di sedie, le battute sessiste da spogliatoio uomini in palestre di scuola media, non facevano più parte della dialettica politica. Non scomodiamo la dialettica: del "modo politico".
E tralascio l'excursus di questi giorni, per arrivare subito al punto. Le battute ad Angela Bruno (che per chi se lo fosse dimenticato è la dipendente di Enel GreenPower, alla quale Silvio B. chiese "quante volte viene". ndEm), sono state di basso livello - anche ironico, intendo - ma ciò che è stato peggio è stato quello che è successo poco fa ad Agorà.
Con un tempismo non più rodato come ai vecchi tempi, infatti, si è rimessa in moto anche la ben nota "macchina del fango" - che credo di non aver mai definito così, giusto per anticonformismo. Colpiti a giro un po' tutti, piano e più sommessamente di una volta, ma comunque colpiti: tremendo è quello che il messo berlusconiano Galan, poveruomo, ha detto oggi della Bruno. 
Interpellato da Vianello sul caso del siparietto di qualche giorno fa (ecco il link al video), ha cominciato a muovere tra le mani il suo iPhone, facendo intendere che aveva a disposizione, degli sms (privati e protetti da privacy, come una volta i suoi amici sbandieravano, tanto per ricordare. ndEm), nei quali   lei avrebbe per così dire dichiarato la sua "disponibilità alle battute del Cavaliere": circostanza che avrebbe remato contro alla pubblica richiesta di scuse, che invece la Bruno aveva invocato ieri da Formigli durante Piazzapulita (questo è il link dell'intervista).
Tremendo.
Tremendo per almeno una decina di motivi. Ma non mi va di starli ad elencare, talmente sono chiari: tralascio per scelta il contenuto, la sostanza, l'etica, per parlare della forma, del modo, dell'estetica.
Il "modo estetico" di Galan, è quello che è: e non è un Cary Grant, ma un panzone di provincia, uomo incline alla bassezza di razza. Questo si sa, è e sarà. 
Quel che è peggio, però, è il rivedere perpetuato quel metodo sottilmente e subdolamente diffamatorio, che sbandiera davanti all'ascoltatore un qualche cosa, di sporco e nascosto, che potrebbe sovvertire l'ordine delle cose. Ordine morale, etico, sociale. Nel caso, farcito da un sano luogocomunismo da film porno anni '90, secondo cui la donna avvenente, per far carriera, ha dalla sua la disponibilità fisica.
Bassezze, appunto. Che dimostrano soltanto nei modi, quello che è un pensiero, una visione, un'interpretazione del sesso femminile, che francamente - e lo dico generalizzando - da quella parte dello schieramento politico è più marcata. 
E avrei immenso piacere, che ad intervenire contro Galan oggi, e contro Berlusconi l'altro ieri, non fossero le altre parti in lizza elettorale, ma le donne del PdL, quelle che a parole lottano per tanto e a fatti si prestano per poco (ovviamente intendo moralmente, io!).





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