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venerdì 2 marzo 2012

Pulirsi la bocca

Non parlerò della questione NoTav. Non ora, non qui: lo farò sul prossimo Bastia4Weeks, e per questioni di correttezza, non anticiperò niente o quasi di quello che dirò (metterò sul blog l'articolo tra un po' di giorni). Sì, forse leggendo quello che sto per scrivere, magari, respirerete l'aria su cui si ossigenano i miei pensieri, ma vabbé...
Ieri a Servizio Pubblico, il vizioso, spesso fazioso, sempre più vanesio, ma di sicuro interessante, programma di Michele Santoro, hanno intervistato quel tipo che ha reso la parola "pecorella" un insulto di portata nazionale. Che per dire, "pecorella" per offesa, ormai non se lo dicono più nemmeno i miei nipoti (di 6 e 9 anni), ma vabbé anche questo. Il tipo è quello che insultava un carabiniere da dietro il guard rail dell'A32: quello che è passato su tutti i telegiornali, cosa che forse ha spostato un po' tutto in un'altra direzione - finalmente, anche se ancora qualcuno non l'ha capito. 
Vabbé l'intervista è questa, ecco il link. (Nota: dedicate tre minuti a vedere il link, altrimenti non ha senso continuare a leggere quel che scrivo).

L'ha fatta Sandro Ruotolo: bravissimo, almeno per me. Parte male, però: quando dice "dialogava", ecco, secondo me sbaglia termine. Quello tra il cretino e il carabiniere, non era proprio un dialogo. a) perché di solito il dialogo ("dià" attraverso "logos" discorso) indica un confronto verbale tra due o più persone: nel caso quello era un monologo, perché il caramba era là zitto, che non replicava. b) perché, e qui ricorro all'accezione comune, un dialogo si basa su un confronto, civile, possibilmente educato, tra due posizioni: nel caso non c'era confronto, nemmeno posizioni, ma solo un cretino che insultava un altro. 
Poi continuando con l'intervista, il contadinello valsusino, il Puffo piemontese che lotta contro i Gargamella imperialisti, racconta i motivi del gesto. Che va detto che di per sé, non è che sia così grave: o meglio, si è visto di peggio, ma in tutte le cose, c'è una goccia - che in quanto goccia, ha dimensioni assolute infinitesime, appunto - che fa traboccare il vaso. Tornando a noi: da dietro quegli occhi azzurri, che abbinati a barba e capelli castani e spettinati fanno da mix perfetto tra divo ollivuddiano, angelo preraffaellita e Che alpino - "gli eroi son tutti giovani e belli" (cit.) -, sorride, compiaciuto, quando Ruotolo gli fa notare che le sue non erano proprio proprio provocazioni, ma insulti.
Adesso arriva il primo cuop de theatre: praticamente, in pieno stile populista, puffista e anche antiimperialista (non sia mai che mi dimenticassi di dirlo), il tutto condito da un sano vittimismo bucolico, che non fa mai male,  il tipo dice che quel modo di fare (la provocazione insultante ndEm) è la sua reazione per "vincere la paura" "davanti alle forze dell'ordine armate fino ai denti". Che verrebbe da chiedersi, chi ti ci manda ad affrontarle quelle forze dell'ordine, ché se voi non vi foste costituiti come una casta di violenti montanari ricattatori, nessun poliziotto sarebbe stato lì: ma ri-vabbé, lascio perdere, perché adesso viene il meglio. 
Il tipo, ormai allo sbando intellettuale, dichiara che quel suo modo burlescamente oltraggioso, come dice lui "canzonatorio", deriva dall'immedesimarsi nel suo idolo: "Peppino Impastato". Cazzo! La sinistra ha fatto danni irreparabili, a questo paese. Ha creato una serie di miti, che l'ignoranza della gente accomuna, mischia in una calderone insipido e screanzatamente tira in ballo random. 
Pulirsi la bocca prima di parlare di Peppino Impastato. Che lottava contro le mafie (cosa che giustamente gli fa notare anche Ruotolo, al cretinetto. ndEm) e non contro le forze dell'ordine, anzi: lottava il controstato, non con chi lo Stato lo rappresenta. E fanculo le farneticazioni mafioseggianti sulle ditte: se hai prove, portale in tribunale e fai in modo che si indaghi. Altrimenti sei un eversivo vuoto come tanti, populista come molti, immobilista come tutti: sei la parte peggiore di quest'Italia, tu con i tuoi amici.

A tal proposito, cioè quel proposito della questione Tav e dei NoTav, cito uno stralcio di un articolo di Filippo Facci. E' duro, nei termini e negli accenti, è un giornalista che stimo perché mi piace come scrive anche se non sempre quel che scrive. Stimo molto di meno Libero, come si sa, giornale per cui scrive, ma stimo tantissimo  IlPost, superblog che si fregia dei suoi post - e non credo che Luca Sofri sia l'emblema del Berlusconismo.; nota per chi sa. In questo articolo che riporto, condivido appieno il discorso sull'isolamento: è vero quanto il mondo.
        Ne ho abbastanza di atteggiamenti «responsabili» che mirino a «isolare» la violenza dei No Tav. Isolati lo sono già, e ci marciano: come un branco di iene rispetto alla savana, la separatezza è il loro ecosistema, occorre solo ricordare che le iene vanno trattate da iene. Ne ho abbastanza anche di specificare che non tutti sono violenti, ne ho abbastanza ossia di fare distinzioni che loro non fanno per primi: chi viola la legge – in flagranza – deve andare in galera, ora e subito, se sono dieci ne arresti dieci, se sono mille ne arresti mille, se umili un poliziotto – in quel modo – ti va bene se non ti spacca il cranio, e confesso che l’avrei desiderato. Nel vedere quella scena non mi sovviene Pasolini, mi sovviene la voglia di prendere a calci nel culo quello sfigato – vero – che appartiene della stessa razza di bastardi che ieri ha picchiato e derubato una troupe del Corriere. E se avessi incontrato chi ha imbrattato l’ingresso di Libero e scritto «giornalisti assassini», aggiungo, forse non avrei mantenuto un atteggiamento «responsabile» teso a «isolare» eccetera: anche perché isolati, ormai, stiamo diventando noi tutti, noi normali. Lo dico: potrei violare la legge e adeguarmi – à la guerre comme à la guerre – e sarei irresponsabile, e sarebbe colpa mia, ma anche di chi in galera, quelli, non ce li ha messi prima. Lo dico da sincero democratico: basta con questi stronzi.

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