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venerdì 9 marzo 2012

Meme for dummies 1

L'altro ieri uno dei miei contatti di Facebook, che per varie ragioni - che non so - chiameremo S., ha scritto una cosa sulla sua bacheca. Era, a dire il vero, un po' sgrammaticata, poco ricca lessicalmente, forse nemmeno troppo organica, insomma non di sicuro un capolavoro. E quello che diceva poi, beh sì, non è che era 'sto rock'n'roll di riflessioni. Però, oltre che essere una cosa vera ed essere adeguatamente verace - e quando dico "adeguatamente" e "verace" intendo dire che un po' di romanzamento sentimentale dietro c'era, come è ovvio che sia -, mi è rimasta in testa: addirittura mi c'è ritornata oggi.

Mentre salivo a casa dei miei: arrivato davanti al pianerottolo, ho sentito un profumo, che mi è scoppiato in testa. Non so definire bene cosa sia, specie odore di pulito alla mela, mischiato con la parte buona del fumo delle sigarette (quel momento appena accesa che piace a tutti e che ti dà una sensazione di caldo e di star bene). Quell'odore era quello di casa di mia zia Grazia. Inconfondibile. Era l'odore dei pomeriggi passati a fare i compiti e poi a giocare, sotto, nel cortile, col canestro di Maurino, e poi con NBAJam per Nintendo - quello vecchio, in cui il joypad anche se ti muovevi non ti dava  retta lo stesso -, il ciaccino, lo zio Bruno e le medicine. Nicola, che per fortuna è rimasto ancora nella mia vita, lui e pochi altri.

Da sempre poeti e scrittori, hanno cantato le memorie dei profumi - non ce lo inventiamo di sicuro io e te S. -, solo da relativamente poco (Gruppo di Warwick, 1983), invece ci sono i primi dati scientifici. Esiste biologicamente, la possibilità di associare un odore ad un determinato stato d'animo e questa connessione può essere duratura, e ancora, quindi, si può ricreare in tempi successivi alla percezione dell'odore stesso.
Per me quello è il profumo della serenità.

E riscoprirlo adesso, in questi giorni e in questo periodo, inquieto e irrequieto come non mai, è stato bello. Rilassante davvero. Conturbante. E poi duro.

Le sensazioni, l'emozioni, è bello viverle. Quando ci ripensi, sgami subito dietro l'angolo qualche problema. Se comincio a pensare a quel profumo che ha accompagnato la mia vita. fino a parecchi anni dopo i 20, adesso, trentenne, è dura.

E' dura perché penso a quello che sono - il giusto -, a quello che ho - moltissimo - e a quello che mi manca - poco, quel tanto così.

E pensi che anche se sono solo 30, in fondo ne hai passati di anni. E pensi che ne hai fatte di risate, vissute di gioie, urlate di cazzate, prese di botte. E tante ne avrai. E pensi che quando eri là, immerso in quell'odore, vedevi 'sti trentanni - che da qualche giorno son 31 - come il punto fisso, fermo, sicuro. Pensavi che comunque era quella l'età per essere grandi. Era quella l'età per avere una posizione.

E poi pensi, che grande non sei. Una posizione ce l'hai, ma sai che cambia con molta più facilità e velocità delle nuvole in cielo. E che sei fortunato perché c'è un qualcosa di fisso vicino a te - che poi prende la forma di un qualcuno, che tanto qualcuno non è. E pensi che la vita ancora non ha finito di darti sberle, e anzi, adesso sai, che non smetterà mai. E pensi ad essere positivo, anche se in fondo "un pessimista altro non è, che un ottimista ben informato". E pensi a farti da solo, perché qua è difficile essere aiutati, e poi è anche difficile accettarli, semmai, quegli aiuti. E cominci ad essere duro con te stesso, e mandi giù un mucchio di rospi, che con quell'odore non avevano niente a che fare.

E poi pensi che ancora ci sono un mucchio di cose che vuoi essere.
E...ecco....


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