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giovedì 8 marzo 2012

Dichiarazioni preventive

Non so che c'è.
Di sicuro non c'è che oggi è la Festa della Donna, perché poco c'entra. 
E non centra nemmeno bene la questione, tutte le polemiche - adeguatamente soffocate - intorno a Marco Alemanno (probabile, forse certo, compagno di vita di Lucio Dalla. Per chi se lo fosse dimenticato. ndEm).
E nemmeno c'entra, il fatto che i temi sociali, quelli che sconfinano nell'etica e nella morale dei diritti - civili e sociali, per l'appunto - in un momento come questo, in cui il piatto piange, siano più o meno giustamente fuori del dibattito politico - o tecnico, che sia.
Non è neanche una questione di rinnovata sensibilità: un qualcosa che potrebbe essere successo, ma non è successo; un'esperienza diretta, o indirettamente vissuta con libri o films. 
Niente di tutto questo.
E' che solo, semplicemente, sono un paio di giorni che mi è tornata in mente, la roba che riguarda i diritti civili delle coppie di fatto. Sono rimasto stupito, analizzando il mio pensiero. Stupito perché in fondo, anche dopo approfondite tomografie, mi sono accorto che è rimasto invariato negli anni.
E lo dico con certezza, con buona pacs della mia crescita intellettual/biologic/empirica. La frase, con "dico" e "pacs", giuro che non è premeditata - quindi toglietemi almeno l'aggravante -: è che mentre la scrivevo, mi sono venuti in mente i due strumenti con cui i Governi italiani volevano sanare la questione, e allora l'ho buttati lì; si d'accordo, fa cagare, lo ammetto. Ma la lascio: tanto per, e poi anche per ... 
Va bé, prima della didascalicamente fresca boutadè stile TG di La7 - che ammiro e stimo, e seguo come unico baluardo dell'informazione in TV. Sì, è vero, c'è anche SKY, ma la bellezza dei conduttori bi-sesso, certe volte mi turba - parlavo di una cosa pseudo-psicoanalitica: il mio pensiero, non è cambiato. Niente di strano, forse, o forse segno di un indebolimento intellettuale, di una resa mentale, di una voglia di regressione antifurista,  tipo marmellate biologiche. Non lo so, fatto sta, che io sto sempre di quell'idea.
L'argomento, secondo me andrebbe scisso. Da un lato, c'è la questione "coppie di fatto eterossessuali", per le quali, a mio modesto avviso, non serve nessun tipo di appesantimento legislativo. Niente Di.Co. o Pacs o come-cazzo-mai-vorranno-chiamarli-in-futuro. Se non sei credente - cioè non credi in una qualsiasi delle libere religioni che si professano in questo nostro paese - e quindi non vuoi giurarti amore eterno davanti ad un qualsiasi Dio,  hai la possibilità di regolarizzare la tua posizione - nei termini amministrativi - con il matrimonio civile. E non venitemi a dire, che l'amore non si sigla con un contratto: se approvassero uno strumento di legge di qualsiasi genere, che regolarizzasse i diritti delle coppie di fatto, sarebbe lo stesso una forma di contrattualizzazione. La soluzione c'è già, quindi. Per i pasdaran dell'amore, quelli che non vogliono pezzi di carta, invece, la soluzione è semplice: non li avrete. Avete deciso, liberamente, di vivere al di fuori delle regole di questo sistema - che si chiamano leggi, anche se potrebbero prendere la forma di quel che volete voi - e quindi stateci. Con tutto il rispetto. Lo Stato - lettera maiuscola - è costituito da diritti e doveri dei cittadini:  tu cittadino hai il diritto alla reversibilità della pensione del tuo partner, all'assistenza ospedaliera e via discorrendo; a patto che io Stato, sappia chi è quel tuo partner. E normalmente, siccome io Stato non sono governato da Alfonso Signori e tu cittadino non sei famoso come Johnny Deep, è lecito che il tuo nome e quello del tuo partner, me lo segni da qualche parte: così, tanto per evitare che poi mi sbagli, e mi ti confonda con qualcun altro. Sì, si chiama contratto, sottoscrizione, ma tant'è. Lo Stato è così: è fatto di regole, non di emozioni, ed è giusto che sia così. Fatevene una ragione: perché sennò torniamo ad essere quel solito paese che pretende e che non dà e bisogna riutilizzare ancora quella frase di Kennedy, che diceva di domandarsi quel che si può fare - per la Nazione - prima di chiedere e basta (parafrasi elementare, non me ne vogliate).
Risolto questo primo punto, su cui aggiungo che ammesso che tu non voglia passare per nessuna cerimonia (che non è che sia obbligatoria, éh!?), potrebbe essere anche rogitato da un notaio, a mezzo di scrittura privata - sempre contratto rimane, ma qualcosa bisogna pur avere in mano; e non ditemi che l'Amore è impalpabile, perché di menate del genere non si campa -  passiamo alla seconda questione. Le coppie omosessuali. Facile, come sopra: matrimonio civile, anche per loro. Lo dico secco, e spiego. Capisco perfettamente che le religioni, o almeno la religione che conosco, possano avere difficoltà ad accettare un matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ci sono tutte quelle storie sulla Natura, sulle sacre famiglie e chi più ne ha più ne metta, sulle quali non metterò bocca - io sono un cittadino, non un prete o qualcosa del genere, quindi parlo per lo stato. Ma lo Stato no, appunto. Lo Stato deve essere al passo con la Società. Se nella tua società, caro il mio Stato, ci sono molte coppie omosessuali che esigono una regolarizzazione dei diritti - sacrosanta questa, se ce n'è una - tu devi organizzarti. Come? Ammettendo - sempre per quella storia di addolcire l'appesantimento giuridico - queste coppie, all'interno degli strumenti che già hai. Semplice e lineare.
E faccio un passo in più. Adozione. 
Sono passati anni, come dicevo prima, ho avuto tempo per pensarci, non mi sono mai troppo sbilanciato: ma adesso, basta. Lo dico. Secondo me, tutti, devono poter essere genitori. Papà e mamme, mamme e mamme, papà e papà. 'Sta storia dei riferimenti, del seno e del pipo, è vecchia e poco funzionale. La Società attuale è drammatica. Compri una pistola per meno di cinquanta euro, eroina a cinque, si tradisce gratis, si paga per vendersi. E allora? Credete che tutto il male del mondo, si racchiuda in quel "Sì" alle adozioni da parte di coppie gay?

Ecco. Tutto qua. Volevo dirlo e l'ho detto. Giusto perché il fatto che non abbia ancora cambiato idea in merito, mi stupisce. a) perché dell'incoerenza ho fatto il mio vessillo. Dello squilibrio il mio forte e della possibilità di cambiare idea, la mia virtù. b) perché, se ancora la penso così, vuol dire che è qualche cosa che ci credo veramente. c) perché se ci sono ancora cose che sono restate ferme, immutate nella mia testolina, vuol dire che quelle cose sono parte di me. d) corollario di c); perché se c'è qualcosa che è parte di me, allora vuol dire che c'è anche un me: ed è sempre bene ricordarselo ogni tanto.


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