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venerdì 17 febbraio 2012

Limiti personali

Nella psicoanalisi assolutamente personale in cui sto trascinando voi fortunati (si fa per dire, o per augurio) lettori - sì, per certi versi sono anch'io come Celentano o Berlusconi - c'è molto spazio per approfondire alcuni miei limiti personali. Il senso, o il fine, o ancora, l'utile che dir si voglia, non è di sicuro quello di scongiurarli - i limiti - portandoli sulla pubblica piazza; né tanto meno, con queste chiacchiere riuscirò a superarli. Ho paura, e lo dico per certi versi a ragione veduta, che ci sono alcuni limiti che uno ha e non supererà mai. Meglio imparare a conviverci, conoscerli - e conoscersi - per evitare di raggiungere quei confini della propria persona. E per alcuni aspetti questo è bello, mi piace, mi fa sentire umano: sono stanco dei supereroi che tutto fanno e tutto sono e che di tutto hanno il controllo. Sono andato oltre, comunque, e ho intrapreso una via, stile Gabriele La Porta, conciliatrice del sonno. Vista l'ora, non credo sia il caso.
Dunque dicevamo dei miei limiti. Dovete starci - nel senso "Va bene! Ci sto!" -: se leggete il mio blog, può capitare che si parli anche di me e solo di me, forse. Dicevamo, dei limiti personali che IO ho: tra questi il non capire chi sta a dieta. E' un grosso limite, del quale mi rimprovera sempre Dan, e per il con quale sono nate discussioni spesso spiacevoli. 
Non sono un completo cretino, premessa d'obbligo. Il mio "non capire chi sta a dieta" è pieno di rispetto e soprattutto spinto da un qualcosa che amo profondamente, più di tutto il resto: la libertà. La libertà di far quelle che ti pare, nel caso. E poi, ricordo che non sono cretino, capisco perfettamente chi la dieta la fa per ragioni di salute: analisi sballate, malattie, casi clinici comprovati, insomma. Capisco molto di meno, invece, chi la fa per forma. Che non è il "voglio stare in forma, e quindi sto un po' attento su quello che mangio". Sia chiaro. Anch'io abitualmente mi cibo di cose per quanto possibile salutari e facilmente digeribili. Lo stravizio, però nel mio caso è dietro l'angolo e, personalmente, amo girarlo quell'angolo.
La "forma" a cui mi riferisco, è quella forma estetica - che non è necessariamente sinonimo di aver un bel corpo, un bel fisico, per il quale mangiare "sano" non basta; nel caso devi aiutarti con un bel po' di sport, che però è più scomodo, faticoso e impegnativo, ergo spesso lo si lascia in secondo piano. La "forma" di cui parlo, rima con "moda". E' cool - secondo alcuni - scegliere cose "salutari", guardare con occhi tra il clinico (gastroenterologic-dietolog-nutrizionistico) e l'esperto di stile. Se scegli la "carbonara" al ristorante, e non sei solo - o con i pochi amati eletti - stai tranquillo che ci sarà qualcuno che commenterà il tuo buzz! sul menù con un sarcastico "...leggera!..". Situazioni in cui resti sospeso tra il "ma vaffanculo" e il ricordo del valore del tuo colesterolo all'ultima analisi del sangue. E non importa se poi gli escono gli occhi dalle orbite: il soggetto esaminatore, dall'alto della sua tagliata poco condita, con insalatina sciapa di contorno, ti guarda come un rejetto. A te, sterminatore di spaghetti, che sguazzi tra gli oli del guanciale che tingono di un tenue giallo l'uovo, perfettamente abbinato al nero del pepe, non resta che abbassare lo sguardo e goderti in peccaminoso silenzio il piatto della tua dignità. Il problema di chi sta a dieta, è il senso di colpa. Quello personale, che si esplicita psicoanaliticamente per ogni singolo boccone al di fuori di quel campo di concentramento che loro usano chiamare pasto. E poi - è qui che quella libertà personale sconfina - il senso di colpa che provocano negli altri extradietae. Primo, c'è il commento calorico sulla pietanza, citato sopra; poi c'è quel senso di rispetto, umano, che ti fa pensare "bèh dovrò evitare di prendere le cotolette fritte, se loro mangiano petto di pollo!?". E' qui, al punto due, che scatta la limitazione: di solito si traveste da "se lui/lei è a dieta, dobbiamo aiutarla/o!": ma perché! Perché? Uso un esempio: a me i peperoni piacciono, ma non riesco a digerirli nemmeno se li bagnassi con una degustazione di Maalox d'annata. Ma non sono mica lì a dire agli altri che mangiano con me che se prendono i peperoni sono dei cinici insensibili, traditori  e poco solidali. Ho una buona forza di volontà ed evito di mangiarmeli. (Se non ci riesci, nel senso se non hai una buona forza di volontà, è meglio che cominci a lavorare su altro: lascia perdere la dieta e concentrati su altre questioni tue, che probabilmente sono più importanti - imho. Cerca di combattere quel senso di colpa, accetta il rotolino, trova chi ti ama e vivi serenamente.)
Poi c'è la questione "vita sociale". Onestamente io sono uno che non esce tanto: per fortuna Dan è come me, e quindi andiamo perfettamente d'accordo. Tra le poche cose che mi piace fare, ci sono "le cenetta": home made o al ristorante, poco cambia - per fortuna sappiamo scegliere bene i prodotti e sappiamo altrettanto bene cucinarli, quindi...E' per questo che quando mi sento rispondere "sì, stiamo a cena insieme, ma mangiamo poco eh!?" mi saltano i cazzo di nervi! "Mangia poco tu!" se vuoi: lasciami libero a me di fare quel che voglio, di avviare una salsiccia che mangio un volta settimana, di farmi la pasta di sera, di bere un bicchiere di vino in più (tanto sono in casa o semmai non guido), di prendere un pezzetto di quella straordinaria cioccolata. Che cosa faccio di male? Perché devo sentirmi in colpa? Perché devo sentirmi uno stronzo - diciamo le cose come stanno - se io lo faccio e tu no? Situazioni imbarazzanti. E noiose. E io, ho anche un altro limite: non riesco a digerire le persone noiose. Me ne sto disintossicando, aiutatemi...  
Finisco qui, così: senza dire cose riguarda il fatto che comunque cerco di fare un'alimentazione sana, oggettivamente corretta, che mi permetta di no diventare un caso clinico. Stravizio al massimo uno o due pasti a settimana - facciamo anche tre, va... - ma sempre mantenendo un certo controllo. Ecco! Il controllo: è quello tutto. Se non hai controllo di te, se non riesci a gestirti, il problema non il regime dittatoriale a tavola, il problema è molto più grosso, e non si risolve con qualche caloria in meno.
Sono una uomo limitato.
Sono un uomo.
Sono un.
Sono.
?


Update 18/02/2012
Urge necessaria, puntuale e repentina puntualizzazione.
Per chi so io. Senza fare nomi, tantomeno cognomi: ci siamo capiti, no? - per capirci meglio, provvederò, comunque ad un avviso via sms.
La questione è generale, non personale - leggersi quel-e-quanto scrive Daniele Ridolfi, che ha perfettamente colto il nucleo del discorso (il link è sotto). Poi, nel caso specifico, se proprio volete che ci entri: al primo capoverso appena sotto la parola "libertà" parlo di "analisi sballate" e "casi clinici". Poi, a riga 27: ecco, insomma, voi siete tra quegli "eletti" - eletti per me, almeno.
La questione di "forma" - e credo di non farvi un dispiacere dicendovelo - non vi riguarda per niente. Non perché non teniate alla forma, sia chiaro: ma semplicemente perché non ve ne po' frega di meno di fare la dieta per forma - almeno per quel tipo di forma che intendo io (e Ridolfi, ripeto).
Ciò detto, concludo.
Ah! A proposito: non siete noiosi...anzi!

 
Links:

. Il post di Daniele Ridolfi
. Alcuni altri limiti (e altri ne verranno)
. Psicanalisi chiamata in altro modo
Per leggere altro di altro


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