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mercoledì 15 febbraio 2012

Freddezza olimpica

Qualche giorno fa mio nipote Giulio, novenne intellettualmente sopra la media - e non lo dico perché è mio nipote, ma tant'è - mi ha chiesto cosa significasse "populismo".
Deve avermelo sentito dire: lo uso spesso.
Ma che cos'è 'sto populismo? Che vuol dire?
Diceva Ezra Pound, che "meno sappiamo, tanto più sono lunghe le nostre spiegazioni". Modestamente, del populismo qualcosa credevo di sapere, ma spiegarlo ad un ragazzo - non chiamatelo bambino - di nove anni, ha aperto in me, una profonda riflessione. Ma profonda profonda, talmente tanto che per farla breve, ho deciso di scrivere un post e parlare solo di 'sto populismo, ancora.
Populismo secondo il vocabolario Treccani significa due cose, che riporto fedelemente:
 1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizî del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale. 
2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione. In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra.
Brevemente.

Nel punto uno, l'origine: secolo diciannovesimo, Russia, idee socialisteggianti legate al comunitarismo rurale, di un movimento politico ed intellettuale. Sempre in quegli anni - aggiungo -, ma da tutt'altra parte, nel MidWest e nel Sud degli USA, esisteva il People's Party: un partito che aveva come fine, la difesa delle tradizioni e degli interessi dei contadini di quelle zone, contro le politiche industriali e finanziare nascenti - diciamo che proprio bene bene, non gli è andata.
Nel punto due, lo spunto per le accezioni moderne e contemporanee. Sì, perché già nel 1969 Peter Wiles in "Populism: Its Meanings and National Characteristics", che fu il primo dei tanti testi comparativi sul populismo internazionale, scrisse "...a ognuno la sua definizione di populismo, a seconda del suo approccio e interessi di ricerca..." che detto così, non significa niente - oppure significa tutto.
In effetti il populismo è qualcosa di confuso, nel senso che è più di una cosa identificabile, e si presta a diverse accezioni, soprattutto nel suo uso contemporaneo. Uso che spesso potrebbe risultare sbagliato e sovrapponibile alla termine "demagogia". 
Sembrerebbe, per citare un detto popolare dalle mie parti e parafrasando Wiles, un po' "come la pelle dei cojoni: ognuno lo tira da quale parte vuole".
Più recentemente, Daniele Albertazzi e Duncan McDonnell (in Twenty-First Century Populism: The Spectre of Western European Democracy) hanno definito il populismo come: "una ideologia secondo la quale al ‘popolo’ (concepito come virtuoso e omogeneo) si contrappongono delle ‘elite’ e una serie di nemici i quali attentano ai diritti, i valori, i beni, l’identità e la possibilità di esprimersi del ‘popolo sovrano ". Ma non basta, niente di definitivo, ancora. Da un po', la "categoria" populismo, è diventata comoda per catalogare una serie di regimi politic, da quello di Mussolini a quello di Peron, passando per quello africano di Mubarack, in cui si riconoscevano  retorica nazionalista ed anti-imperialista, l’appello costante alle masse e un notevole potere personale e carismatico del leader.
Per concludere, Marco Tarchi, politologo, ne "L'Italia populista (2003)", sostiene che nel bel paese, esistono due grossi esempi di populismo: il Fronte dell'Uomo Qualunque, un tempo, e la Lega Nord, adesso.

Insomma, è innegabile che non era facile da spiegare, ma è altrettanto innegabile - lo faccio come psicoanalisi - che ho dei grossi limiti culturali.
Forse quello che dice Tarchi, riferendosi alla Lega Nord è quanto di più si può avvicinare alla mia accezione. (cosa c'è di più populista di "Roma Ladrona"?). Premetto che per me il populismo è l'accezione sbagliata, forse - perché forse non ce n'è una sbagliata -, ma visto quello che diceva Wiles, anch'io (imho) posso avere una mia definizione. Per come la vedo, è la parte del discorso che viaggia a braccetto con la più becera demagogia. E' quel voler mettere in primo piano, in modo ipocrita e conveniente la voce semplificata e semplicistica del popolo (giusto e detentore della verità). E non importa il valore di quella voce, il fine non è il vero obiettivo: l'obiettivo è l'utile. L'utile politico, elettorale - o di qualsiasi altro tornaconto in genere -: accodarsi, in facciata, sposare cause popolari, solo con fine utilitaristico.
Per me il populismo, è il cancro dell'Italia. E' l'albero da cui nascono i peggiori frutti politici: partiti come la Lega, appunto, ma anche PdL - meglio forse Forza Italia -, IdV e via dicendo. Ed è una lastra di ghiaccio, su cui rischiano di scivolare tutti. Anche al di fuori della politica. Stiamo prendendo intellettualmente una deriva populistica - accezione negativa e non storica. In questo momento, questo l'unico modo in cui riesco a vedere il populismo: solo nella sua accezione negativa. Negativissima, anzi.

Volete sapere come è andata con Giulio? Bhé, ho annaspato qualche discorso, confuso e prugnoso. Poi ho capito: a nove anni, avrà tempo per capire cos'è il populismo. Perché mai devo stare ad annoiarlo adesso, e ho faticosamente glissato su altri discorsi...

Adesso mi viene la domanda: quanto è stata populista - o quanto poco lo è stata, è da vedere -, la scelta di dire "no" alle Olimpiadi di Roma 2020? Quanto è populista questo Monti? Quanto è diventata populista quella sobrietà e quella responsabilità? Certo è, che quanto meno il livello del discorso, si è alzato: mesi fa si discuteva di Scilipoti...


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