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sabato 19 novembre 2011

Con l'accento sulla A

Cominciamo col dire, come dicono quelli che hanno molti impegni, sono molto importanti, e hanno blog molto visitati - e soprattutto che vogliono mettere in primo piano tutte queste tre cose, appena dette - che in questi giorni scrivo poco. La vita che si tocca, quella reale, mi tiene un po' lontano da qui, quella virtuale. Ho appena detto una cosa che non credo, come locuzione sostitutiva a "ho avuto poco tempo per scrivere". Il "non credo" è riferito al fatto che esista veramente una vita "reale" e una "virtuale".
Mi fermo qui, non ho voglia di approfondire l'insano argomento - anche se magari ci sono ancora, nel 2011, aspetti interessanti - che lascio ampiamente trattare saltuariamente da mediocri programmi televisivi. Anzi, da programmi televisivi e basta. Il mediocre va di default - senso informatico del termine. Soprattutto mi fermo qua, perché ho appena sentito il tac-tac della lavatrice, che indica il fine lavaggio: ergo, stendo un attimo i panni, prima che prendano quell'irrecuperabile puzza di muffetta che si incastra tra le trame dei tessuti, non appena abbassi la guardia per un attimo e rimandi lo stendimento a più tardi.
A panni stesi, che più o meno significa per me "a mente fredda", vorrei arrivare a dire, quello su cui verte il post che ho sui polpastrelli. La responsabilità.
Una settimana fa, a quest'ora, eravamo tutti sulla riva del mare, come quando da piccoli, le mamme - soprattutto quelle apprensive, come la mia, di bambini cagionevoli, come me - stanno con l'asciugamano ad aspettare l'uscita all'acqua del pargolo. Ecco, 7 giorni fa, noi italiani eravamo come un popolo di mamme, nell'attesa delle dimissioni del nostro Presidente del Consiglio. "Vieni Silvio, dobbiamo andare. Esci dall'acqua!" "No, dai: altri cinque minuti..."
Il fatto, nella premessa - che se non ve la ricordate, parlava del "ho scritto poco in questi giorni, per varie ragioni" - non mi ha impedito di 1) riflettere sulla situazione (ho anche scritto qualcosa su questo, a dire il vero) 2) cercare di informarmi il più possibile 3) provare a fiutare l'aria che tira, tra la gente che incontro, intendo.
La considerazione sulla responsabilità, è figlia di tutte e tre 'ste cose. E poi, anzi soprattutto, è figlia di una conferma personale. Non c'è uno, che sia uno, che in questi giorni non ha avuto la parola "responsabilità" sulla bocca, sostantivo, aggettivo, avverbio, che sia, è stata la parola del mese. Ma secondo me, è la parola del presente - ecco la conferma personale - e lo credo da molto. La necessità di una responsabilizzazione personale, individuale, propria, è quello che è necessario per andare avanti: adesso più che mai. L'ho tirato in ballo diverse volte il concetto, e lo considero implicito mentre dico - e lo faccio spesso - citando Malaparte, che "l'etica viene prima delle leggi: ne è il presupposto". La responsabilità individuale, fonde l'anima con l'etica e con la morale. E c'è un'altra parola, di cui probabilmente la responsabilità è figlia, ed è consapevolezza. Magari un giorno, sarò più chiaro e approfondito, su questo. 
Adesso restiamo al punto: tutto questo ricorrere alla necessità di responsabilizzarsi, è assolutamente positivo. La responsabilità non è facile: è scomoda, impegnativa, dura e pesante. Ma è indispensabile
Non sono un illuso, e non credo nei miracoli - anche se... - ma già soltanto il fatto che se ne parli, apertamente, più del dovuto, e soprattutto senza dimenticare i lati faticosi, è un buon segnale.  Un indirizzo, se non altro. Al quale devo dire, hanno deviato tutti - e parlo dei partiti politici - con quei 500 e passa Si alla fiducia di Monti (si lo so della Lega, ma non voglio continuare a chiamarlo un partito politico. ndEm). Che sono sicuro non sarà il Messia, ma forse è il migliore dei mondi possibili, Candidamente parlando. 
Dico questo, con gioia. Ecco gioia è la sensazione giusta: che fonde felicità a liberazione. Perché amo molto RESPONSABILITA'  come parola, e non ho potuto sopportare che in questi tempi fosse associata al nome di una terribile figuro come Scilipoti: #maipiù!
Anche se forse, riflettendoci, Scilipoti e molte delle sue Scilipozie, possono essere "responsabili". Magari, co-responsabili, della fine di un mondo, che aveva veramente raggiunto l'eccesso.


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