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sabato 22 ottobre 2011

Una settimana fa esatta

Certe volte fa bene rileggersi. 
Nel senso di prendere quello che si è scritto e vedere se la si pensa ancora allo stesso modo: è un ottimo esercizio di psicoanalisi. Tremendo, irreprensibile, tutt'altro che gratuito. Soprattutto se sei solo - e devi esserlo se no è inutile - e non hai nessuno con cui giustificarti. Provate.
Oggi, adesso, stavo riflettendo su quanto mi ero incazzato sette giorni fa a quest'ora. Prima me l'ero presa con quelli che di sicuro erano degli stronzi, poi con quelli che facevano gli stronzi con gli stronzi. Uso questo termine, per sottolineare la mia indignazione verso i fatti di Roma - e abuso anch'io della parola "indignazione" come tutti abbiam già fatto - no per essere un blogger all'avanguardia semantica che scagiona il turpiloquio - anzi ci tengo a preservare per quanto possibile il buon guasto e soprattutto la Lingua. Ma più di tutti, lo uso perché credo che sia la parola chiave di ottobre: ci scriverò qualcosa, di sicuro.
Dunque dicevo che una settimana fa a quest'ora, tampinavo Dan: io al computer dello studietto, lei in giro per casa. Io continuamente attaccato a Twitter a FB e a qualsiasi altra fonte di informazione live di quello che succedeva alla manifestazione, lei infaccendata in altre faccende, che mi ascoltava e commentava: commentavamo, quindi.
E rileggendomi, mi torna alla pelle quella sgradevole sensazione che accompagna qualcosa che è andato storto. Qualcosa partito bene e finito male. E ripenso a tutto quello che ho letto di altri, durante questi giorni trascorsi su quella roba là: le cronache, le difese, le urla, le accuse.
Mi viene in mente il pezzo di Brignano per Le Iene, anche se è un po' alla vaccinara (ma lui a me fa ridere).
Poi penso a questa canzone, e ve la metto...(le immagini di repertorio, c'entrano e non c'entrano, ma va beh)


E penso che per quanto noi ci crediamo assolti siamo per sempre coinvolti...

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