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giovedì 27 ottobre 2011

Pulcinella a cena

contagi pulcinelliani
L'altro ieri è tornato Daniele, poi è venuto a cena da me, prima aveva preso l'aereo e mangiato le lasagne. Pensava alla Spagna, ma Dan era tornata dalla Francia. E in fondo che ce frega, "Francia o Spagna basta che se magna".

L'amatriciana, nel caso.

E poi c'erano gli scout, e tutte le menate sulle visioni catto-litur-catecum-grandecerc-inmezzoc'èpiantat-cangur-castor-aquialesfigat-assisane. E poi c'era Fabietto e il dolce di Dan che non s'è cotto. E poi c'erano quelli che non c'erano. E poi c'eravamo noi, anche, ma giusto per un po'.

E ecco insomma, questo è il resoconto spagna-italia-spagna di uno che io ammiro. E tanto.
Di seguito, per intero
L’Italia è un posto controverso. Ogni volta che torno a casa qualche giorno provo una succesione di emozioni e stati d’animo diversi. L’unico filo conduttore sono le esperienze, anch’esse diverse nei tempi, nei luoghi e soprattutto con le persone.

Narrare in ordine cronologico gli eventi mi sembrerebbe la cosa più logica ma anche la meno interessante. Ciò che mi preme è la continua contrarietà con cui vivo ogni momento: amore e odio, per sintetizzare scarnamente e dargli un colore conosciuto.

L’arrivo all’aeroporto di Fiumicino è piuttosto normale, peccato che ci siano cartelli d’uscita e di direzione del tutto fuorvianti, frecce poco chiare, ma a questo si rimedia…un po’ di avanti e indietro e finalmente alla stazione FS mi rendo conto che il ritardo dei treni gioca mio favore. Un treno urbano è in partenza per roma Tiburtina, stazione di cambio per la terra d’origine: l’Umbria.

Tale stazione è un caos di lavori, direzioni e banchine provvisorie, orari spostati, treni annullati, comunicazioni sonore in prova striscianti, cigolanti e gracchianti che terminano in cattive notizie: ritardi a causa di furti di cavi di rame sulla linea.

Appena il tempo di rendermi conto che sono in Italia e mi prende una tristezza incredibile. Non piove ma sembra che sia a punto: a volte penso che è il mio stato d’animo che faccia piovere, convergo che sono semplicemente meteoropatico ma con poteri. Ad ogni modo cerco il lato positivo e leggo il mio libro di clown. Infatti il tempo regge. ce l’ho fatta! Degli imbianchini pitturano di grigio delle colonne. Il colore non mi sorprende, e nemmeno mi entusiasma, forse nemmeno a loro perché lavorano con una mano in tasca disinteressati. Sono tre ma solo due si danno da fare il terzo disimpegna con evidenti ed inutili manovre di un telo di plastica. Mi chiedo se li pagano ad ore. Sicuramente li pagano una merda. Senza dubbio li pagano troppo!
Il mio treno è sorprendentemente in orario e mi rallegro anche perché ho con me mezzo litro d’acqua naturale appena comprata e non ho bisogno d’altro. Sogno di sdraiarmi sulla poltrona di seconda classe ricordando i viaggi in treno di dieci anni fa e appisolarmi mentre la campagna laziale e quella collinare umbra si fondono. Niente di tutto questo, il treno è pieno e mi faccio il viaggio sul sedile pieghevole tra due vagoni. Ottimo: l’avventura mi piace ma il rumore mi intontisce. Nel frattempo giovanotti sagaci e dallo sguardo poco istruito ma con una ottima sopravvivenza sfuggono davanti a i miei occhi al controllore, ridendo e parlando in una lingua che non comprendo del tutto (meridionalità e stranierismi si confondono nelle mie orecchie).
Mi sono venuti a prendere a Foligno per evitare un altro cambio di treno. Sono stranamente in orario e alle 13:30 rivedo i miei genitori. Mi sono svegliato alle 5:30 del mattino…le 7 ore di viaggio totale ne valgono la pena, ma sono sempre 7 ore che potevano essere meno se… lasciamo perdere le politiche di trasporto e vie di comunicazione italiana. Sono scoglionato, ma contento di essere tra i miei.
Poco dopo sono a Bastia, in viale. L’umbria è l’umbria, ciò significa che tutti hanno un certo sentimento di affetto verso la propria terra. Io personalmente ce l’ho verso il verde delle colline il giallo dell’autunno che timido riversa al suolo, l’azzurro di un cielo che poteva essere più aperto e un odore di pini bagnati dalla pioggia. Ogni volta che arrivo, sia quale sia il tempo, c’è sempre un odore che mi da il benvenuto: un odore che andava ricordato. Sto meglio, non me ne frega un cazzo se l’Italia va a sfascio. Penso che dall'estero sono troppo lontano per fare qualcosa, ma sono in Italia e sento che no n farò niente perché ho solo tre giorni e tra salvare l’Italia e stare con le persone a cui voglio bene…preferisco la seconda. Egoismo comprensibile e giustificato contro manie di grandezza ed esaltazioni politiche olimpioniche.
Lasagna! non esiste altra cosa migliore. lo stomaco sorride e chiede un bis, un tris e un poker di piatti fumanti!
Riposo, ci provo, riprendo contatti, scrivo, chiamo…insomma faccio sapere al piccolo mondo che sono presente in mezzo a loro. Sono felice, mi sento parte di un tutto che non esiste. è lo stesso mondo che in tanti ricreano sotto un piumone, basta aggiungerci un iphone o un portatile e la metafora calza a pennello.
I miei mi amano e io amo loro, la nostra serenità lo conferma. Le azioni non sempre hanno bisogno di parole…ma anche le parole sono belle.
Sono un tipo attivo e dinamico e cerco di fare un viaggio con obiettivi personali: do un corso di teatro gestuale. Grazie al mio migliore amico Stefano ho uno spazio gratis e un orario serale di tre ore da gestire. Ho fatto poca pubblicità e sono poche le persone che si sono segnate: 7. Meglio penso, più spazio per provare cose nuove. Tre dei partecipanti sono sordomuti: la cosa si fa interessante. Due serate in compagnia di attori dilettanti, e aspiranti a mostrarsi in pubblico si buttano negli esercizi proposti. Ne vedo e ne ascolto le reazioni e cambio continuamente il programma. So dove voglio farli arrivare: solo mostro alcune strade possibili. Sono state due serate illuminanti.
Nel frattempo le giornate passano con mamma, amici e aperitivo, sorella e chiacchiere, con papà in camioncino trasportando gasolio.
Sono irrequieto ma attivo dinamico, ri-provo sensazioni sopite. Mi fa bene riallineare la memoria sensoriale. I ricordi emotivi e sensoriali è qualcosa che non ho mai spiegato e che che non so spiegare, nemmeno nella nomenclatura  Posso dire che non sono i “ricordi”. I ricordi sono pensieri del passato ma pur sempre pensieri, qualcosa che esce da una mente/fabbrica che rischia di etichettarli con stati d’animo come malinconia  e tempo perso. Quelli emotivi sono ri-esperienze, come ri-fare cose che si facevano, o ri-passare per luoghi del passato: in questo modo si ricreano nuove emozioni e sentimenti e gli stati d’animo si sovrappongono, a volte si confrontano e spessissimo ci si rende conto quanto siamo cambiati.
Poche chiamate a Paola, meno messaggi: mi dispiace non coincidere. La tecnologia è utile ma mi rendo conto che quando hai la giornata piena piena strapiena digitare sulla tecnologia del futuro è superfluo per chi vive il presente. Si vorrebbe avere un potere telepatico per far vedere e far provare ciò che si sente a distanza. A volte semplicemente si vorrebbe avere certe persone vicine unire realtà distinte e distanti in una sola: almeno così potrei raccontare le gesta degli eroi senza troppe descrizioni dell’intorno.
E poi stasera c’era la cena a casa mi Meme e Dani (si proprio loro: danemblog). Amatriciana, insalata e  due dolci ma nessuno di dei due viene promosso. il mio era compro: no comment. Quello di Dani era uno vero fatto a mano. Sprono Dani con queste righe a rifarlo e riprovare, ricordando i consigli del febbricitante Fabietto che è arrivato sul più tardi. Scotta la teglia e fai la pasta frolla a aperte e comunque fai cuocere il dolce di più. La prossima crostata sarà un successo.
Si chiacchiera del più e del meno, degli scout con Dani visti da dentro, di come Meme ci vedeva da fuori, di come li vediamo tutti noi da fuori…del buono che è rimasto dentro di noi, e del marcio di cui ci siamo liberati.
Mi aggiorno del perché la gente cambia, del come si rifiuta di crescere e di quando accetta la velocità del tempo contro i doveri di lavoro, i piaceri familiari e i voleri del divertimento. In pratica ascolto divertito dei vecchi pettegolezzi tra un matrimonio e l’altro. In sintesi deduco che un gruppo di amici ha la costante necessità di ristabilire gli equilibri tra gli elementi, i contatti attraverso litigi e riappacificazioni. Non ho mai partecipato a questo gioco, nemmeno quando vivevo nel mezzo del ciclone, eppure crea dipendenza come la serie “lost”.
Ne esco contento, soddisfatto, e vorrei non pensare al viaggio di domani (prima o poi griderò la mia insoddisfazione dei trasporti verso l’umbria; speranzoso incrocio le dita per una tratta aerea Barcellona-Perugia).
Me ne torno a Barcellona trai suoi pro e contro,al ritmo frenetico spagnolo, a quegli orari disabitudinati, ai luoghi in cui offro il mio io creativo e sono amante, lavoratore, sognatore, combattente pacifista, motorista, pagliaccio sulla pista, mimo contemporaneo, mostro succedaneo, (in)pubblicista e scrittore in pubblicazione, sorprendente idealista e sempre ottimista!


1 commento:

  1. Sulla foto sembri una versione pulcinellosa di Bud Spencer! I like! Daniele

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