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venerdì 7 ottobre 2011

Ormai è certificabile

Lo faccio con qualche giorno di ritardo, ma considerando che non volevo farlo nemmeno, va bene lo stesso. Sì, perché non volevo proprio affrontarlo, il fatto che siamo stati declassati (noi, nel senso del nostro debito sovrano) anche da Moody's. Non volevo parlarne: uno, perché è una notizia di cui si è discusso abbastanza un po' ovunque, quindi sarebbe difficile - anche considerate le mie competenze tecniche - fornire nuovi spunti. Due, perché era una cosa nell'aria: dopo quello di S&P, quest'altro downgrade era ovvio, quindi dal mio cuore - e credo anche da quello degli altri italiani - non è che sia grondato granché sangue: ce lo aspettavamo.
Premetto che conosco perfettamente che cos'è Moody's, che cosa sono le agenzie di rating e come funzionano. Anzi, farò una considerazione poco ipocrita, dicendo che se non fossero il certificato di fallimento del Governo Berlusconi, molti, in quella sinistra che adesso si riempe la bocca con inglesismi tecnico-finanziari, le marchierebbero come demonio capitalista. Ché in fondo questo sono, ma lasciamo perdere. 
Il punto per cui voglio spendere queste due parole, è proprio quel certificato. E i fatti, di questi ultimi giorni, mi spingono a farlo, come sfogo, vendetta, contraccolpo. Ormai, per questo Governo - che vorrei ricordare a tutti ha governato l'Italia per otto degli ultimi dieci anni - è arrivato il fine corsa definitivo.  Anzi ne sono arrivati due: prima da S&P poi da Moody's. Perché sebbene questi mostri finanziari, siano quel che sono, è con questi che bisogna fare i conti. Sono loro la prova del nove, sulla salute dei paese. Piccola polemica:  sebbene, ancora, non ci piaccia parlare di soldi - perché è poco elegante o perché sono del diavolo o del padrone: scegliete voi che tipo di sinistra, chic, cattocomunista, operaia, incarnare - bisogna farlo. E bisognerebbe farlo sempre, non soltanto in quei casi in cui parlare di economia serve ad incastrare Berlusconi. Fine polemica: nello specifico,comunque, lo stiamo facendo molto - all'uopo, probabilmente - ma la realtà questa è. Sull'economia di un paese si valuta e si basa, tutto il sistema. Dunque se queste due agenzie declassano l'Italia, vuol dire che quel sistema ha qualcosa di sbagliato, per essere buoni. 
Lo dico oggi, a posteriori degli ampi e superflui discorsi sul ddl intercettazioni, delle barzellette alla Camera, di Forza Gnocca. Lo dico oggi, perché ho visto il Ministro dell'Economia, quello dello Sviluppo e il Presidente del Consiglio, a perdere una mattinata di tempo per presenziare ad un dibattito fine a se stesso (non si è votato), il cui scopo però - imbavagliare le intercettazione - sarebbe stato, invece, fine a loro stessi. Lo dico perché sarebbe giusto porre l'accento su certe cose e farlo notare a quanta più gente possibile - critico spesso il Pd, ma stavolta Franceschini su questo è stato perentorio.
Ecco, a testimonianza di questa certificazione di fallimento riporto alcuni passaggi delle motivazioni di Moody's:
...sostenuto aumento della suscettibilità del Paese di fronte agli shock finanziari dovuto in parte ai rischi derivanti dalle incertezze economiche e politiche...in parte all'aumento dei rischi al ribasso per la crescita economica e all'indebolimento delle prospettive globali. Il rischio di default dell'Italia è remoto, ma la vulnerabilità di questo Paese è aumentata a causa della presenza di problematiche significative legate a debolezze economiche strutturali che non possono essere rimosse in fretta
Questi problemi - principalmente la bassa produttività e rilevanti rigidità sul mercato del lavoro e dei prodotti - hanno impedito di raggiungere tassi di crescita maggiori nel passato decennio e continuano a pesare sulla ripresa...Inoltre il consenso politico su ulteriori tagli di spesa può essere difficile da costruire...


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