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mercoledì 7 settembre 2011

Per favore non leggete questo che ho scritto

Potrebbe essere anche visto, come il continuo di questo. Ma non è uno sfogo.
Non è nemmeno una giornata  troppo storta, quindi quello che scrivo non è neppure cerchiato dal pessimismo e da attacchi depressivi. E' un ragionamento, che nasce da una domanda, che a sua volta nasce da un luogo comune, che secondo me - oggi come oggi - andrebbe riveduto e corretto. Anzi, diciamo pure congelato e messo nel freezer: poi magari lo ritiriamo fuori più tardi.

L'Italia è il bel paese

Siamo cresciuti con queste 6 parole, e a queste abbiamo legato tutta una serie di stereotipi, che ci siamo portati appresso e recitato come mantra, ogni momento di debolezza, di crisi, di instabilità. Ma quei momenti rodevano da dentro e da fuori, come un cancro - quello che Vasco non vuol curare e Berlusconi lo curerà per legge - questo Paese.
Tutto è andato, la macchina si è rotta, nienteppiù di tutti quei luoghi comuni, dogmi, postulati, assiomi, teoremi, regolamenti, codici, prassi, attività...tutto è crollato, condito, fritto e rifritto, vecchio e arcivecchio, inadeguato, inadatto, insufficiente, manchevole, carente...
L'Italia non è più il bel paese: lo dico senza vergogna e senza paura di vilipendio. Lo dico oggettivamente: chiedete, se non per intrecci emotivi, affettivi o sentimentali, se non per catene e impossibilità pratiche, chiedete in giro quanti vorrebbero ancora restare a vivere qui.
150 anni un corno! Qui, veramente è tutto da rifare.
La politica è ridicola e ormai si autoalimenta, con le opposizioni che portano i viveri giornalieri alla maggioranza, che senza sarebbe già bella che morta da tempo. L'economia, distrutta, disarticolata, marcia: non si riesce se non in casi eclatanti, portati come inutile vessillo delle nostre capacità, a stare sui mercati. Non c'è ricerca, di nessun genere. Tutto è fermo. Non credeteci a quel samurai che attendeva il corpo del nemico sulla riva del fiume: quello è morto tra gli spasmi dell'artrosi, dovuta la freddo e all'umidità. La criminalità organizzata, ha in mano interi mondi locali: mondi che vivono situazioni simili a quelle dei paesi che andiamo a bombardare. Mondi in cui la libertà, se riesci ad averla, ti costa almeno il prezzo di una vita sotto scorta. La cultura latita. Si paga ancora per i musei. I paesi, che sono il nucleo della nostra realtà sociale - non penserete mica, che due grandi città come Milano e Roma, possano bastare a darci arie metropolitane - sono ingessati. Ci sono posti, da noi, dove ancora non c'è internet, o meglio: non c'è l'abitudine di internet. E non provate a farmi credere che la vita in questo modo è più vera, si migliorano i rapporti interpersonali, e qualche altra bojata del genere. In quel modo, la vita, vale cinquantanni meno. Come puoi pensare di crescere e di andare avanti, se vivi come una volta?
Sta lì il problema. Ci siamo nascosti dietro lo stereotipo del "si vive bene", e abbiamo perso il contatto con la realtà. Siamo arrivati a questo. La cultura da bar, da paesetto, da prima comunione, da rione, da orticello, ecco dove ci ha portato. La testa chiusa, tutto quello che era diverso e si poteva configurare come futuro, lo guardavamo con la bocca storta. Ci schifavamo. Sembravano dei poveretti quelli che correvano dietro al futuro, che salivano sui treni anche se le coincidenze davano poco tempo - nemmeno per un caffè...eddai, prendiamoci un caffé!?. 
Volete questo? Volete tornare al baratto? Volete la vita di un tempo?
Va bene, allora non protestate contro la crisi, contro la manovra e contro tutto quel cazzo che vi pare...andate dalla vostra cazzo di mamma  a piangere e non fatevi vedere in giro!

Io tutto questo non lo volevo, e per colpa vostra mi tocca subirlo...non so, vi sembra giusto...??



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