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giovedì 22 settembre 2011

E' la destra che perde

Intorno a lui poche persone. La scorta di dovere e i giornalisti, altrettanto di dovere. In più, qualche curioso: in Italia, ancor più di dovere. Niente supporters, ma nemmeno contestatori. Probabilmente per lui, inaccettabile sia l'una che l'altra mancanza.
All'uscita dell'aula del Tribunale di Milano, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha trovato di nuovo un assordante silenzio. Il più classico degli ossimori, calza a pennello, se usato contro chi è diventato l'ossimoro stesso dell'area politica che rappresenta: la destra.
Perché è rimasto solo?
Il lato politico - inteso nel senso socio-culturale - di cui ha per anni vestito i panni, riportando eccezionali risultati elettorali, lo ha lasciato. Adesso, con questo Berlusconi e questo berlusconismo ancora strisciante per il paese, è la destra ad aver perso. E gli elettori, quelli che non sono più abbagliati dal suo sorriso solare, se ne sono resi conto.
In Italia ha perso la destra: bisogna aver il coraggio di dirlo. Ha perso quella destra che in tutta Europa, si distingue per insistere fin quasi all'ossessione sul senso dello Stato e delle Istituzioni, sull'unità della Nazione, sulla riaffermazione intransigente e addirittura punitiva della legalità, dell'integrità, della serietà, del merito, del rigore. In Italia, Berlusconi ha portato tutto al paradosso. Non ha avuto rispetto, a livello personale, ma nemmeno politico-istituzionale, di nessuno degli ideali che dovrebbe e/o vorrebbe incarnare. E non avuto rispetto, tanto meno, di chi - gli elettori - quegli ideali glieli ha affidati. 
In quel saluto dal finestrino dell'auto di rappresentanza, ho riconosciuto qualcosa. Mi è sembrato di rivedere il bullismo esasperato di Fabrizio Corona, quando nei giorni dei tumulti giudiziari, gettava mutande e t-shirt con su scritto il suo nome - diventato brand di abbigliamento. Ci ho visto questa finta sicurezza, quest'ostentazione ormai inutile, di chi grazie all'immagine ha ingannato. Come un attore che non vuole più abbandonare il suo personaggio, Berlusconi salutava e ringraziava, scherzava: vendeva.
Sicuro, forse, dell'immobilismo oltranzista con cui Alfano, domenica, ha bloccato il PdL, radunando le truppe intorno a quel "non esistiamo senza Berlusconi". Difesa estrema, esagerata, quanto anacronistica. Ma è nell'anacronismo il problema.
Nessuno, capisce che così, restando lui come immagine, i partiti conservatori, in Italia, vengono ridicolizzati? Quella stessa immagine che ha portato tanti successi alle elezioni, in questo momento sta affossando dei valori, delle visioni politiche, morali, sociali, etiche. Se si deciderà di fare un passo indietro e sostituire il leader, il Pdl potrebbe recuperare strada non solo sugli avversari, ma anche sulla storia di un'area politica, che in Italia si sta incanalando verso un tunnel buio e senza ritorno. 
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