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martedì 30 agosto 2011

Tromboni

La dichiarazione del Vaticano, attraverso le colonne de L'Osservatore Romano

Fate come l’Italia: niente educazione sessuale a scuola

è già di per se curioso. Strana, come è strano il fatto che nelle nostre scuole non la si insegni effettivamente - dicendo effettivamente, si intende trascurabile quell'oretta al massimo due - che si dedica all'apparato riproduttivo durante le lezioni di scienza.

In fondo l’Italia – dove non esiste educazione sessuale scolastica obbligatoria – e’ uno dei Paesi che se la cava meglio da questo punto di vista: qui i giovani rischiano di meno malattie e gravidanze precoci. Questo avviene per merito della famiglia, del controllo affettuoso dei genitori sui figli adolescenti, del fatto che i ragazzi non sono abbandonati a se stessi con una scatoletta di anticoncezionali come unica difesa dalle loro passioni e dai loro errori’. Non dimentichiamo i meriti della Chiesa cattolica, “che continua a insegnare che i rapporti sessuali sono molto più di una ginnastica piacevole da praticare senza freni senza correre rischi. La Chiesa considera infatti la vita sessuale degli esseri umani come una delle prove più significative della loro maturità umana e spirituale, una prova da affrontare con preparazione e serietà, cioè da collegare a scelte di vita fondamentali come il matrimonio, e quindi alla fondazione di una famiglia in cui la procreazione costituisce uno dei fini principali.”


L'aspra reazione, affidata alla penna divina di Lucetta Scaraffia, riguarda la questione sollevata dalla decisione del Provveditore agli studi di New York, Dennis Walcott che ha annunciato che  "con il nuovo anno scolastico, gli studenti fra gli 11 e i 18 anni dovranno frequentare un corso di educazione sessuale per almeno un semestre". Strategia per evitare gravidanze indesiderate e il proliferare delle malattie sessualmente trasmissibili.
Probabilmente è vero, che non basta indicare dove stanno i distributori dei preservativi per risolvere il problema, però sarebbe un buon inizio anche qui da noi. Che non siamo immuni da questo tipo di problematiche sociali, e che avremmo bisogno - in questo come in tutto il resto - di una sana iniezione di laicità.


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