Nuova policy

Policy del blog, da qui a un tempo x

mercoledì 31 agosto 2011

Il pezzo migliore della parte migliore

Sicuramente l'autocritica di James Franklin, capo della squadra anti-uragani del National Hurricane Center di Miami, è il miglior modo per spiegare che cosa è successo nella East Coast degli Usa al passaggio dell'Uragano Irene
Abbiamo azzeccato la direzione, ma sbagliato la forza
Tipo per dire che almeno il 50% della previsione era giusta. 
Quello che di sicuro non è mancato, è stata la più bella usanza - ormai diventata puro folklore - che ruota intorno agli uragani Made in Usa: i giornalisti sotto la tempesta. Eccezionali, con le loro mantelline ed i loro stivali, sempre sul pezzo, in diretta contro ogni avversità ambientale. Roba da far impallidire Tricia Takanawa. Tutti hanno avuto almeno un genitore, un nonno, uno zio, che ha commentato: "Ma chi ti ci avrà mandato? Io col ca..o che c'andavo!!". Il commento è la nostra contro usanza: roba del tipo risotto alla zucca gialla per la sera di Halloween. Con conseguenti reazioni halloweeniane...

E invece no! Questa è la parte migliore di tutte: questi giornalisti inzuppati d'acqua, che non riescono a parlare per il vento - che tra l'altro rende incomprensibile tutto quello che dicono - sono l'Ammmmerica! 
Poi certe volte, succedono anche cose eccezionali, come a questo di Weather Channel...e allora, superwoooow!!


Che cosa è successo alla fin fine?
La previsione sbagliata, su cui si dibatterà stasera durante lo speciale di Piers Morgan "Uragano sopravvalutato?" ha creato panico. 370mila e passa persone, evacuate a NYC:  quisquilie. Aspettandoci scena da film abbiamo seguito lo streaming su Twitter, ma in fin dei conti, almeno per quella che è la nostra percezione, non è successo granché. Lo stesso NYT ha paragonato Irene ad un "un jogger sovrappeso che arriva spompato al traguardo".

In realtà proprio così non è andata: passi per il numero delle vittime (solo, si fa per dire, 37), niente in confronto ai 1800 di Katrina, ma elevatissimi comunque i danni - cifre da miliardi di dollari - con circa 5 milioni di persone rimaste senza corrente fino a ieri sera. 

C'è stato un errore di sopravvalutazione, di sicuro viste le conseguenze, ma è un ragionamento da senno del poi. Obama e gli Stati Uniti, sanno benissimo che questo genere di filosofia non possono permettersela sia per la memoria ancora fresca della devastazione di New Orleans - anniversario dei 6 anni martedì scorso - sia per la fase storica che stanno vivendo: crisi + elezioni.

Il tour elettorale è già cominciato. Bush si giocò la Presidenza anche su quell'Uragano (Katrina.) e adesso Barack ha voluto sottolineare il differente approccio su una situazione analoga. Non a caso ha ribadito poche ore fa: "La nostra risposta a questo genere di disastri deve essere la migliore possibile". Come dire: "io a differenza degli altri, c'ero, ero sul pezzo, ero con il mio popolo e ho fatto di tutto per preservarne l'incolumità".

La campagna elettorale è già nel vivo, e situazioni eccezionali come questa, non possono non essere sfruttate.


Link


Nessun commento:

Posta un commento

Commenta quel che vuoi o come vuoi. Ma cerca di mantenere quella che i più fighi chiamano "netiquette" e che qui chiamiamo "buon senso". Se poi riesci a dire anche qualcosa di intelligente, meglio.
Grazie