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martedì 5 luglio 2011

Tremonti e l'ipocrisia degli italiani

   Ovvero: nessuno andrà mai fallito, sopravvalutando l'ipocrisia degli italiani.

Quello che è successo oggi, con la manovretta interna alla manovrona, è un classico esempio della nostra Nazional Ipocrisia. Passo indietro; diamo una definizione precisa, al termine ipocrita.
"Il termine ipocrisia indica l'incoerenza voluta tra azioni svolte e valori enunciati tacitamente o esplicitamente. Per ipocrita si definisce la persona che afferma una determinata idea e poi si comporta in una maniera contraddittoria ad essa o meglio una persona i cui atti non corrispondono ai proprio pensiero, simulando virtù o sentimenti che non ha per ingannare o lusingare."
Questo può andare, incorporando quanto dice il dizionario Hoepli e Wikipedia.
   Tornando alla faccenda di sopra, cominciamo da Tremonti: è una folle ipocrisia, non presentarsi alla conferenza stampa di presentazione della Manovra Finanziaria, dichiarando di non essere a conoscenza del "dettaglio" salva Fininvest. E' un'ipocrisia, perché  il Ministro sapeva benissimo di mentire (sapendo di mentire) in quanto è già due giorni che si discuteva di quella robaccia normativa; ed è folle, perché soltanto un folle può affermare di non conoscere il contenuto di un qualcosa che ha scritto, e di cui ne è responsabile (e questo vale anche se integrato o modificato da altri in un secondo tempo). Oppure forse non si tratta d'ipocrisia, chissà? Magari il Ministro del Tesoro, ha scelto l'assenza, come tattica per manifestare uno scontento che negli ultimi periodi non era più nemmeno troppo latente.
un mondo di maschere: talvolta anche doppie!
Restando all'interno di questa vicenda, ci sarebbe anche l'ipocrisia di Frattini, che, in quanto uno dei Ministri più importanti, non può cadere dalle nuvole, dichiarando di non saperne niente di una vicenda, che non sarà centrale per le questioni Nazionali (in fondo riguarda due imprenditori che si devono reciprocamente risarcire in un processo civile), ma che la dice lunga, invece, sulla situazione politica nazionale. Ma anche in questo caso, il distacco è avvenuto soltanto dopo che il Capo dello Stato, ha fatto circolare la voce che non avrebbe messo il sigillo alla legge: si sa, Napolitano bisogna tenerselo buono, adesso! E sempre in questa faccenda, c'è il principe degli ipocriti (più che del Foro): quel Ghedini che è uno degli avvocati difensori di Berlusconi, nonché uno dei più fidati (se non il super-fidatissimo) consulente legale del Premier: come faceva anche lui a non saperne niente?
Se non è ipocrisia questa (molto mista a bugiarderia), allora c'è un altro aspetto da non sottovalutare: Berlusconi si muove in modo personale (e questo è vero) bypassando anche la fitta cerchia di fidatissimi e di Ministri di prima linea, aiutato chissà da chi e da cosa. Allora, la questione riguarda questa schiera di collaboratori scavalcati e usati (come Utili Idioti) che gridando di essere il Partito degli Onesti, sopravvalutano la loro importanza, ma sono soltanto delle comparse utili a infarcire il Suo (di B.) film di scenografia. E perché, dopo tutti questi "soprusi", ancora non lo lasciano marcire nel Suo (sempre di B.) brodo? Saranno mica ipocriti, che con la scusa di difendere il Presidente, in realtà difendono il loro status quo, da 200mila-e-passa-euro garantiti all'anno? 
Nembo Kid in tackle scivolato
   In questi giorni, poi, si sta consumando un'altra ipocrisia tipicamente italiana: la "santificazione pagana" dei defunti. In Italia, tutti quelli che muoiono, sono bravi, belli, intelligenti: persino gli assassini, erano tutti bravi ragazzi. E' un po' come dire:"tanto adesso non c'è più, diciamone pure bene, chi se ne frega? Che ci costa?" o ancora "sui morti non si scherza!". Per amor di Dio, nessuno intende profanare la morte: per molti defunti abbiamo più rispetto che per molti vivi. Perché quel rispetto se lo sono meritati in vita: si sono comportanti in modi e maniere moralmente, eticamente e umanamente apprezzabili, li abbiamo amati, li abbiamo ammirati, e per questo, anche se non ci sono più, portiamo con noi il loro dolce ricordo. Ma questo non significa che, se hanno commesso un errore, non se ne possa parlare. Il riferimento in questo caso, è a Giacinto Facchetti. Grandissimo giocatore, che ha regalato gioie sportive di livello massimo a tutti gli italiani: mio padre tifa Juventus (Em), ma io sono cresciuto con il mito di Facchetti, il terzino invincibile. E per me (milanista) mito resterà per sempre: ed insieme al mito sportivo, c'è quello umano. "Un brav'uomo" si diceva. Da dirigente neroazzuro, invece, è stato un po' meno bravo, questo è vero ( e lo dicono i trofei vinti: non troppi): ma non era mica Nembo Kid! Proprio durante il periodo della dirigenza, poi, avrebbe cercato di favorire la sua squadra (quella per cui ha sudato tante maglie, ha messo il cuore dentro le scarpe e corso più veloce del vento) a farsi largo tra le gambe tese di Calciopoli. Le intercettazioni telefoniche testimoniano questi suoi rapporti con il collegio arbitrale, rapporti che a volte si sono rivelati un po' più duri, ma lui era uno che marcava stretto...ebbene, appurato questo, e appurato anche che l'Inter commise illecito sportivo, perché non si può dire che quell'illecito fu commesso dalla squadra, anche attraverso uno dei suoi massimi dirigenti? La morte può cancellare i reati? I vivi che restano, devono subire  i risultati di questa "prescrizione biologica"? La Giustizia va ricercata fino in fondo, e non può fermarsi davanti alle bocche chiuse dalla morte, perché altrimenti sarebbe come giustificare l'eliminazione fisica di un testimone, per farla franca ad un processo. Non si tratta di rispetto per i morti, ma per i vivi. Fermo restando, che ad infangare i nomi e le figure, non sono i giudici che indagano, ma tutti quelli che su quelli indagini basano le loro illazioni e supposizioni, molto spesso anche in cattiva fede. Questo per dire, che le indagini devono essere portate avanti, fino in fondo, senza calpestare la dignità dei morti sicuramente, ma nemmeno proibendo ai vivi di godere definitivamente di un diritto fondamentale: la Giustizia appunto.
E sempre sullo stesso argomento, c'è un'altra ipocrisia: quella dei finti vincitori, quella degli scudetti di cartone, quella dei festeggiamenti per rabbia. Questo non è Sport. Adesso, che oltretutto l'Inter ha rivinto sul campo tanto e tutto, sarebbe arrivato il momento di restituire quello che non appartiene, senza fa valere ipocritamente dei valori sportivi, che invece con lo sport non hanno niente a che fare: il calcio non si gioca dentro le aule dei tribunali. E poi, per quale ipocrisia, lo scudetto del 2006 è diverso da quello (non assegnato) del 2005?
Just Married...o quasi
   Per ultima cosa, un argomento che anticiperà le chiacchiere di domani. Tra poche ore, infatti, Skype e Facebook celebreranno il loro matrimonio. Da adesso si potrà comunicare anche trasmettendo la propria immagine nella chat di FB. Ah, quante parole si sprecheranno su questo da domani (anche se qualcuno ha iniziato già da oggi) e quanti sputeranno sentenze sociali: ritorneranno di sicuro tutti quegli sfigati dei social network alla carica...quanta ipocrisia attorno a Facebook (e affini) è stata spalata in questi ultimi anni?! Di tutti i tipi, ma i peggiori sono di sicuro gli snobbatori. Statistiche alla mano, sembra che in Italia, ci siano 20milioni di account registrati a casa-Zuckerberg: ci siamo capiti? E' vero che qualcuno ne avrà di multipli, ma venti milioni in uno Stato di circa 60 milioni, è un bel po'. Diciamo 1 su 3! 
Mi ricorda molto un'altra ipocrisia nazionale: il voto a Berlusconi. Gli exit-poll, che per colpa dell'ipocrisia conclamata, in Italia non si possono più usare, normalmente lo davano sempre perdente. Poi non si sa come, vinceva sempre: la gente mentiva, ipocrita, sulla propria preferenze elettorale?
O forse in quel caso, non è giusto definirla ipocrisia: quella si chiama vergogna...


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